domenica 27 dicembre 2009

tavole di infinito

Non è forse il nostro infinito, bidimensionale?
Guardiamo dal piano di una prospettiva che pensiamo 'alto' ma in che in realtà è a livello di una linea retta.
Il nostro massimo infinito è la finitezza del secondo.
Mi chiede S. perchè se mai è per sempre perchè per sempre non è per sempre.
Perchè mai è un finito come lo è per sempre. Mai e per sempre finiscono con l'ultimo battito del cuore e l'ultimo soffio di fiato.
Il nostro infinito è irrimediabilmente bidimensionale.

sabato 19 dicembre 2009

Due occhi sette cuori

Quando arriva si è girato e rigirato nella sua cacca, è sporco, maleodorante e ti guarda con degli occhi assolutamente sciropposi. Allunghi le mani dentro la piccola prigione che lo ingabbia e lo tiri fuori, trema come una foglia questo francobollo peloso che sta in una mano e ha la coda a cuore.
Senti tua madre che urla che non vuole animali in casa e l´índomani la trovi alle 6 di mattina mentre lo culla riparandolo dal freddo, questo meraviglioso figlio di Dio.
Lo guardi adesso, cieco, sordo, senza pelo ma con la sua solita inarrestabile fame e con il suo indomito carattere da rompiballe che vuole, pretende ed impone la sua presenza e ti chiedi quando finirà. Rosa, Africa e gli altri sono zompettati nel paradiso pieno di ossi da spolpare e coccole da ricevere. E lui?
Lui invecchia sul suo divano, scodinzola ogni tanto e vegeta, sarà ancora piu triste che per gli altri migliori amici a 4 zampe, vederlo andar via con San Bernardo e San Francesco.
Anni di vita, morsi e morsetti, risate e giochi che andranno via in un warf.

il Suo natale

sparge, riso bianco alla fermata dell'autobus per nutrire gli uccelli.
sale, aggiustandosi la gonna rattoppatta
spinge il suo corpo sopra un sedile
siede affaticata dal peso del isolamento

scruta i miei occhi distratti gettati fuori dal finestrino

sibila la sua bocca nervosa: Spiriti, Spiriti, Spiriti.

sta, in silenzio per tre secondi, soffia di nuovo i suoi spiriti verso di me e raccoglie le mie pupille distratte.
sa lei quanti spiriti ci sono qui? sei, sette, attorno a me, attorno a lei.

squarcia il velo di stupore che si è creato intorno e comincia a urlare, inveire.
spiriti, chi vi capisce.
solo io, qui sono tutti ingannati, non capiscono, non ascoltano, non vedono.
sono solo menzogne, vi ha detto solo menzogne. La chiesa ha mentito.
salva i tuoi bambini dalle bugie del natale, sono loro che hanno inventato tutto e ti dicono Natale.
sappilo, sono loro che ti hanno ingannato.
suore, maledette.
so io cosa dicono, mentono ma a me no, adesso non più.
stavo davanti a loro e ho urlato ieri che erano bugiarde. Non hanno detto niente, niente, niente.

Scende un silenzio imbarazzato mentre la sua voce sovrasta ogni risatina isterica. Le sue dita mi chiamano.

Sono qui gli Spiriti che mi parlano. Loro sanno che io li vedo. Io li accarezzo.
sentili anche tu.

scivola il suo dito sui miei capelli, s'attenua la sua voce.
sussurra Spiriti Spiriti Spiriti, andranno via le menzogne che ci hanno imposto. Non fate ai Vostri figli quello che vi insegnano. gli spiriti vi seguiranno.

Scivola via dal bus con la sua voce roca, ammonitrice medievale, lascia una
Scia di inquietudine e mistero.


giovedì 17 dicembre 2009

Spargimenti di ... cultura

Ci risiamo bella gente, spargo, domani, un altro pó della mia ineguagliabile cultura.
Scherzo! (ma non troppo) Domani conferenza a Tirana sulla mia tesi, devo dire che non sono preoccupata per me ma infastidita da una simpaticissssssima donna alquanto ingessata nel suo ego smisurato, rigida nell´orifizio anale e prolificamente prodiga di cattiverie orali.
Non posso scriverne il nome tantomeno posso dichiararne il ruolo peró posso ringraziarla per i nervi che mi ha fatto prendere, per come ha tentato di denigrare mio padre e per la bella figura (con mio sommo disdoro) di cui beneficerá per merito mio.
Non se lo merita ma me lo merito io e questo basta.
Dunque grazie anche se mio malgrado ho scoperto che scuse o ringraziamenti, anche se fatti col cuore, non sempre sono graditi.
A ben pensarci anche a me non importa piú di tanto, quando si é umanamente, sentimentalmente e cerebralmente un gradino sopra gli altri lo scarto dei pensieri e delle azioni degli altri non contano.
(Oggi é la giornata Claudia über alles e va strabene cosí)

martedì 8 dicembre 2009

Siamo tutti Indiana Jones

Chi termina di fare una ricerca sa quello che c´è ma inevitabilmente sa anche quello che non c´è.

Semplice, razionale e chiarissimo.

Iniziare è relativamente semplice. Línizio puo´essere frutto di un caso (manca qualcosa, senti il bisogno di sapere, sbadigli e vuoi sapere perchè, una crepa ha invaso il muro della tua vita) oppure ti focalizzi su un oggetto/soggetto di ricerca e cominci a cercare, normalmente il tempo della ricerca è un tempo finito sia che lo vogliamo sia che non lo vogliamo. Conosco persone che ancora cercano una risposta e continuano a scavare nei meandri di libri, di conversazioni, di sguardi, di fotografie, di appunti. E´molto probabile che sarà il Tempo a tirare il filo della loro ricerca e a tagliarlo sulle loro teste canute scrivendo la parola fine ma ci sarà anche chi padroneggierà il tempo e farà un nodo scorsoio sulle sue lancette.
Gli ultimi possono essere, non so, studenti laureandi, gli altri li possiamo definire i ricercatori tipo Indiana Jones. Chi ricerca il Santo Gral cerca LA risposta e LA risposta è nel labirinto della conoscenza.
Non parlo solo di ricerca del senso della vita ma anche del senso che si vuole dare alla propria vita, in questo caso la ricerca ha da tenere in considerazione anche la variante dell essere sociale e del modo di relazionarsi. Mettiamo che qualcuno abbia trovato, alla fine di una lunga ricerca la formula per stare bene insieme con il suo altro e con gli altri e abbia trovato un giusto equilibrio per la sopravvivenza, intervenendo la variante della casualità (cane trovato in mezzo alla strada ed accolto in casa che fa pipi´ovunque, amica del fratello che litiga con la cognata, meteorite che atterra sul giardino) il ricercatore si accorge di quello che manca ed inizia un nuovo processo di ricerca. E si entra in un loop anche involontario, fosse anche per la scatola di pelati dal pizzicagnolo.
In fondo cerchiamo tutti e tutti sappiamo quello che c´è e quello che manca e quando quello che manca supera quello che c´è, forse è meglio chiedersi perchè e ricominciare con la ricerca.
Siamo tutti Indiana Jones.

giovedì 3 dicembre 2009

Miseria

Ho perso il quaderno con i miei appunti, luoghi, persone, volti, pensieri, idee.

L'ho perso, non lo trovo più, spero tanto sia sepolto nel mio disordine primordiale e che poi da quello uscirà magari con le freasi assemblate, pronte all'uso.

Oggi mi dispiace tanto avere perso il mio quaderno di appunti.

martedì 1 dicembre 2009

ci sono le stelle

ci sono le stelle in cielo?
ci sono davvero?

io li ho alzati gli occhi quando mi hai detto di farlo, non avevi detto che quella stella a destra vicino a quella grande era il tuo regalo per me?

Non le vedo stasera, non la vedo.

Non mi avevi regalato una stella?

per favore Angioletto dì al tuo capo di spostare le nuvole, ho bisogno di vedere le stelle, di vedere la mia stella.

martedì 24 novembre 2009

che nome

ha il reato di andare a spese della società in paesi lontani per andare a trovare l'amante?

Del reato contro la famiglia, moglie e figli, il nome lo so: tradimento ma in questa società sappiamo tutti che è assolutamente derubricato.

Un giorno dirò la mia su questo argomento.

lunedì 23 novembre 2009

Quel gran simpatico di saturno

Un mio buon amico mi ha rimproverata perché non scrivo più. Gli ho detto che si è esaurita la mia vena e lui di tutto punto ha risposto: no sei esaurita tu.
Non posso contestarlo, sono esaurita, c’è stato un periodo relativo di felicità personale, poi è saltata una molla e mi ha graffiato di nuovo, poi ne è saltata un'altra ed un’altra ancora e mi sono ricordata che Saturno è ancora lì che ondeggia vertiginosamente sulla mia testa.
Qualcuno all’inizio dell’anno mi aveva detto che Saturno era comodo a casa mia e che stava ben seduto. Sento le sue chiappe calde sulle mie spalle e notoriamente le mie spalle non reggono più pesi. Io spero tanto che Saturno non soffra anche di flatulenza perché di sterco nel 2008 e in questo 2009 ne ho visto e odorato abbastanza.
Ho la vaga impressione che dovrò fare un bel po’ di sforzi per scrollarmelo di dosso. Vorrei che lui con la sua targa ‘contro’ veleggiasse fuori da me e che non si facesse mai più vedere. Ma è più facile passare dalla cruna di un ago che non avere saturno contro.

E per la cronaca, non ho scritto più in pubblico ma mi sto concentrando su un racconto che farò leggere prima alle persone care e poi si vedrà.

mercoledì 18 novembre 2009

I tempi sono grami

I tempi sono grami e questo è un dato di fatto.

A casa mia, dalle terre da dove provengo tutto il male si scrivo sotto cinque lettere, incisive e precise
M A F I A.
Nella terra dove sto è molto peggio perché non c’è una definizione precisa e di quello di cui non c’è definizione poco si può parlare.
Nella terra dove sto corruzione, concussione, peculato, terrorismo psicologico sono diluiti nei meandri dei fiumi del potere e dello scambio dei voti.
I sistemi da STASI sono all’ordine del giorno. Il mio ex AD una volta ci disse ‘Voi siete numeri di matricola e come tali non valete un cazzo’, lo sproloquio fallico aveva un inattaccabile fondamento.
Gli alti papaveri si muovono deresponsabilizzati da ogni disastro che hanno fatto con centinaia di mila euro in tasca e saltano di poltrona in poltrona e di letto in letto. I numeri di matricola vengono polverizzati dallo schiacciasassi della crisi che loro stessi hanno provocato.
C’è un'altra parola di cinque lettere incisiva come l’altra F U F F A. ecco io ascolto la fuffa tutti i giorni, chilometri di morbida fuffa ci viene propinata in questi giorni terribili in cui la gente verrà mandata a casa senza colpo ferire.
Un esempio di terrorismo psicologico e di slaughter marketing (ehi Mr Kotler ci avevi pensato a questo tipo di Marketing?) è stata una simpatica riunione avvenuta qualche tempo fa: ci si riunisce per comunicare la nuova direzione che si vuole dare al’azienda agricola: c’è il pastore, due vice pastori, un consulente di pastorizia. Il pastore capo parla parla e parla mentre gli agnellini nel recinto sanno che 2/3 di loro saranno mandati, fra poco meno di 24ore, al macello anche se non si è in periodo pasquale.
L’argomento non è quello della macellazione preventiva ma della nuova impronta da dare all’azienda agricola, si insinuano frasi del tipo ‘come si chiama lei pecorella?’ ‘vorrà ancora pascolare qui con noi?’, alcune pecorelle cedono e cercano di collaborare sperando che di loro si prenda solo la lana e non la carne, le altre stanno zitte, basite. Il new deal per l’azienda non è granchè, sono azioni già trite e ritrite, e l’aia dell’azienda è stata lastricata troppe volte di buone intenzioni mentre i fattori rubavano raccolto e mandrie per gozzovigliare a casa loro.
Verso la fine, mentre il pastore cerca di rassicurare con fare contrito il suo gregge, alla porta dell’ovile compare l’uomo che conta le pecore e le ricolloca o le colloca all’interno dell’azienda.
Gambe aperte, mani dietro la schiena, squadra tutti incutendo un qual certo timoroso rispetto.
Poi il suo sguardo si fissa su un prescelto che pronuncia una frase già sentita: Sono qui per me.
Il primo rito sacrificale è compiuto. Lo sono venuti a prendere, lo hanno fatto infilare lo stesso dentro al recinto anche se già sapevano che lo avrebbero macellato e la loro mannaia cade.
I soldati del sinedrio hanno pagato i loro trenta denari ma Giuda che ha tradito, in questa commedia degli orrori, non si suiciderà.

domenica 15 novembre 2009

Shunga Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo

Domenica di pioggia e grigio, le notizie che mi circondano hanno il peso grave di una tonnellata di di piume. Non voglio tornare a casa, vado a Palazzo reale a vedere qualche mostra. Mi dirigo verso quella di Hopper, la fila è infinita. Supero tutti e mi dirigo all’altra, quella sugli Shungha giapponesi. Non c’è quasi nessuno, forse solo quelli che come me hanno deviato su una mostra delusi di non avere potuto vedere l’altra.

Devo dire che è una sorpresa non stupefacente.

Pago il mio biglietto, calzo le cuffiette (comprese nel prezzo biglietto se le volete chiedere) e mi inoltro nell’esposizione che si snoda per il mondo dell’erotismo nell’arte giapponese nel periodo Edo.

Or dunque tutti i verbi di ‘penetrazione’, di moto verso un luogo specifico e movimento sono assolutamente appropriati per questa mostra.

Val al pena spiegare il termine SHUNGA: letteralmente vuol dire "immagini della primavera", sono una riflessione etica ed estetica sulla densità e transitorietà della vita nel periodo Edo, in cui il ceto borghese, molle nei suoi lussuosi costumi non decideva delle sorti politiche e militari del paese ma esprimeva il contrasto fra i suoi modi d’essere e la rigidezza militare della classe dei samurai.. Due modi a confronto: Edonismo contro neo confucianesimo, guerra di katana e guerra di futon.

La ricerca del superfluo, del piacere di ogni piccolo particolare della vita accompagna l’uomo fino alla fine e si riversa nel mondo dell’arte designando una produzione erotica e di piacere: è l’ ukiyo-e

o ‘immagini del mondo fluttuante’, stampe o dipinti con la tecnica della stampa xilografica prima in bianco e nero poi a colori.

Accanto al mondo iconografico si affianca quello letterario con i romanzi del mondo fluttuante in cui la carnalità, la sensualità, la vita dietro i paraventi di carta di riso è fatta di parole e non di tratti pittorici.

La mostra è un profluvio di genitali, corpi quasi mai nudi ricoperti di kimono riccamente decorati, di corpi aggrovigliati in pose più che plastiche direi gommosamente elastiche. Il percorso parte dalle stampe in bianco e nero o da rotoli destinati a dividere le pareti nelle case di piacere in cui l’erotismo è più divertente e didattico: due corpi in bianco e nero che si intrecciano senza alcuno sfondo. Una concessione ad una sensualità spinta: un tocco di rosso sulle labbra di lei… tutte e due i tipi le labbra.

Quando il bianco e nero cede al policromo e la tecnica si affina, quando il governo centrale non è più riottoso alla diffusione di questi manuali e stampe, i rotoli diventano fogli singoli o raccolte in libri, i corpi assumono una pesantezza bidimensionale, le scene vengono riprese negli interni in mezzo ad oggetti di uso domestico e lo spettatore sembra guardare dalla fessura della porta o da dietro il velo e coglie l’intimità fra l’uomo e la donna in casa, nelle case di piacere o in esterni come un balcone o in mezzo ad un campo pieno di neve. I kimono sono sempre più ricchi e fastosi, le acconciature complicate ed i capelli setosi. Le donne sono icone di porcellana, sensuali ma mai volgari, piacevoli e piacenti. Sono ritratte in colori delicati, tenui, i tratti pittorici sono finissimi, i particolari degli inetrni studiati e a volte pudichi, come la cortina trasparente che copre il corpo di due amanti facendo sentire lo spettatore come uno di più, un ladro di immagini.

Il periodo più forte sia a livello di immagini che di gioco pittorico è quello della massima fioritura con le opere di Utamaro. La forza del gioco psicologico e di dominio passionale, dell’istinto, della ricerca del piacere, la ricerca del colore, la descrizione dei kimono, delle cose del quotidiano è fortissima e traspare da tutte le stampe.

Le donne sono sempre tese nell’atto del piacere, i loro piedi sono arricciati, il viso abbandonato mentre l’uomo è avvolgente, dominante, perifrastico e per nulla metaforico.

La donna è al centro del centro dell’uomo e non c’è un minimo cenno alla volgarità o alla lascivia, c’è la descrizione del puro piacere, la nudità è quasi inesistente, la massima espressione dell'erotismo giapponese non è costituita dal corpo nudo, bensi' dalla nudità che trapela attraverso il rivestimento dell'abito. Poco spazio è dato alla fantasia dell’atto ma il corpo avvolto nel vestito ricopre tutto di intimità e non di nefandezza.

Il trionfo del parossismo è svelato attraverso i piedi arricciati nel piacere o, in uno splendido rotolo, attraverso della polvere d’argento che dissimula l’orgasmo maschile. Tutto è ironico e leggero, è una lente di ingrandimento sul sesso e sui giochi dell’alcova.

Mai la prostituta è ritratta come tale, ad esclusione dell’ unica stampa in cui una donna minuta viene sovrastata da un uomo grasso, sudato e molle che approfitta di lei. Il senso del lavoro di lei si definisce nel piede piatto e teso ad indicare il senso del dovere del suo lavoro.

Forse è l'unica stampa di ukiyo-e che dà il senso della condizione della donna giapponesi di quei secoli, divisa fra essere madre, figlia, nuora, geisha o prostituta di bassa lega e comunque sempre schiava.

L'ultima parte è la trasformazione di un arte che verrà assorbita dall'occidente e dalle avanguardie del '900.

L'eredità è tutta nei fumetti manga e anche nel nostro Crepax, provate le onde del suo mare con quello di alcuni Shungha.


Shunga

Fino al 30 gennaio Palazzo Reale, Milano

venerdì 6 novembre 2009

quanto dura l'infinito?

Uno, due tre volte, quante e quante volte nella vita bisogna sopportare, comprimersi, dolersi, masticarsi e poi ributtarsi.
Un vetro si incrina e puoi cercare di sistemarlo ma sai che alla prossima botta non resisterà, non potrà resistere ma chissà perchè lo farà.
Spezzato, contratto e stracciato è lo stato d’animo.
Partire di nuovo, ricominciare, quante volte ha inizio l’infinito?

sabato 31 ottobre 2009

Endo...che?

Tutto quello che faccio di questo post è un banale copia e incolla, mi spiace solo non citarne l'autrice che se dovesse riconoscere ciò che ha scritto, prego di contattarmi così da renderle la 'maternità' del pezzo:

E se la violenza si presentasse sotto forma di malattia cronica, dolorosa, invalidante ed i medici ti trattassero da isterica ed esaurita oppure peggio ignorassero quello che gli racconti? E se per avere una diagnosi precisa della malattia, dopo che ti hanno detto che sei stressata, stanca e che sei esagerata, si debbano attendere tra i 7 e 9 anni, possiamo definire anche questa una violenza? E se il tuo desiderio di diventare madre venga a trovarsi tragicamente, improvvisamente di fronte ad una malattia che invece ha lavorato in silenzio e ti ha occluso le tube, ha creato aderenze, sconvolto e distorto i tuoi organi riproduttivi e chi ti sta intorno ti consola con un “E’ la volontà di Dio”? E se per avere un figlio devi spendere tra i 10.000 ed i 20.000 euro andando in terra straniera perchè a casa tua hai una legge che violenta quotidianamente le donne (dicasi legge 40/2004)? E se in pochi anni subisci dai 2 ai 3 interventi in anestesia generale perchè la malattia si è riformata e magari il medico non ha operato in modo degno, si può definire violenza anche questa?
Questa violenza che colpisce circa 3 milioni di donne in età fertile in Italia ha un nome, ENDOMETRIOSI un nome che quando nella maggior parte dei casi lo pronunci ti dicono: Endo…che??
Ecco, questo sentirsi dire endo…che?, è la violenza più grande nonostante tu abbia già fatto decine di visite ginecologiche, decine di volte hai raccontato le tue sofferenze, decine di volte hai pianto e pregato che i dolori passassero, ma quell’endo che?, ti riporta sempre e soltanto a sentirti sola e con un grande senso di smarrimento.
La tua autostima, i tuoi rapporti sociali, la tua vita di coppia, il lavoro va a ramengo a causa sua, dell’endometriosi che si è intrufolata nella tua vita e si è fatta immediatamente viva con dolori al ciclo mestruale sempre più forti, dolori all’ovulazione che ti piegano in due, dolore ai rapporti sessuali che preghi solo che finisca in fretta e con un dolore lancinante nel cuore perchè ti hanno appena detto che a causa dell’ ENDOMETRIOSI, non potrai avere figli.
Però lei è violenta e tenera come nessun’altra malattia perchè con tutte noi si è comportata in modo diverso:c’è chi non ha quasi mai dolore, chi dopo un intervento di pulizia ottimale (quando trovi il chirurgo competente) è riuscita ad avere un bambino anche due e chi invece con terapia ormonale continua (estroprogestinici) riesce a condurre una buona qualità di vita.

C’è chi invece ha subito dei danni permanenti come una resezione intestinale, la perdita di un rene o lo strazio del vivere 6/8 mesi con un ano artificiale (il cosiddetto sacchetto); chi invece deve fare i conti con un danno chirurgico permanente come la vescica neurologica ovvero non sentire ed avere più la capacità di urinare spontaneamente e quindi doversi autocateterizzare. E questo senza che si possa rientrare in una categoria protetta per le esenzioni o per il lavoro…niente di niente!” L’ ENDOMETRIOSI di fatto non esiste e se ce l’hai ed in sala operatoria hanno sbagliato pazienza, ti tieni le infezioni batteriche e vai avanti e cerchi almeno di attivarti per aiutare altre donne.
Ora io mi rivolgo a tutti coloro che leggeranno questo post e mi rivolgo in particolare alle giornaliste: ritenete giusto che in Italia nel 2007, l’ENDOMETRIOSI (dopo quello che ho raccontato, che è solo una piccola parte) non sia ancora stata riconosciuta malattia cronica? E che nonostante gli sforzi di tre parlamentari donne (Bianconi, Bianchi, Zanotti) e l’impegno delle associazioni di pazienti, non sia ancora stata approvata la legge che riconosca alle donne affette da endometriosi la possibilità di ottenere l’esenzione del ticket per le ingenti spese farmaceutiche sostenute? Le donne con endometriosi sintomatica sono circa il 65% del totale delle pazienti e purtroppo per chi lavora nel privato, ma anche nel pubblico, l’assentarsi per malattia almeno 3 giorni al mese o diverse settimane a causa degli interventi chirurgici, il rischio licenziamento o mobbing è dietro l’angolo.
L’ignoranza ed il silenzio complice di una parte della classe medica, fa si che le donne con ENDOMETRIOSI si ritrovino a doversi battere con un mostro che le divora all’interno e con i mass media che snobbano o relegano in quart’ ultima pagina le notizie relative agli eventi organizzati dalle associazioni di pazienti. I mass media che dovrebbero fare su larga scala quanto noi stiamo cercando combattivamente di fare: INFORMARE PER PREVENIRE! PER UNA MALATTIA PER LA QUALE NON E’ POSSIBILE FARE PREVENZIONE, L’UNICO MODO DI ARGINARE I DANNI PROCURATI DALLA MALATTIA, E’ INFORMARE. Informare le ragazzine di 20 anni che non è NORMALE soffrire durante il ciclo, che non è normale fare l’amore ed avere dolore nel retto o sotto la pancia, che non è normale avere continuamente la cistite o il colon irritabile.

Una donna forte e coraggiosa ha voluto raccontare la sua vita con l’endometriosi, con le difficoltà legate alla fecondazione assistita ed il suo viaggio “della speranza” in Austria.
Una donna che sostiene ed è parte attiva dell’Associazione Progetto Endometriosi A.P.E. Onlus e che ha fatto della sua esperienza un libro dal titolo forte, ma significativo: “CANTO XXXV - INFERNO - DONNE AFFETTE DA ENDOMETRIOSI”. Il libro è uscito a fine novembre 2007 ed al momento in fase di ristampa.
Veronica Prampolini, l’autrice, è una giovane donna di Reggio Emilia che con rabbia e caparbietà vuole, attraverso il suo libro, far puntare i riflettori su una malattia che coinvolge 3 milioni di giovani donne in Italia. Giovani donne che non possono esprimere al meglio ed in pieno la propria capacità lavorativa e personale.
Veronica ha anche creato un sito internet: www.donneaffettedaendometriosi.it ed un blog http://blog.libero.it/librodade/ nel quale vengono raccolte le numerose testimonianze e ringraziamenti per il suo impegno.
A fianco di Veronica c’è l’ A.P.E. Onlus associazione di pazienti a carattere nazionale con sede a Reggio Emilia che fa del fare informazione sulla malattia,la priorità assoluta.
A coloro che leggeranno chiediamo semplicemente che venga fatta informazione corretta ed esauriente e che non si sottovaluti il problema per l’ennesima volta! Siamo stanche di sentirci classificate come malate di serie “C”, le malattie non hanno codici e circa 3 milioni di giovani donne in Italia hanno diritto a ricevere attenzione ed ascolto.
Grazie!

Associazione Progetto Endometriosi Onlus
www.apeonlus.info

martedì 13 ottobre 2009

La signora delle tazze turche e quella delle rose, temi per indagini sociologiche.

Chi mai si sia addentrato in una fiera agroalimentare aperta al pubblico sa cosa accade nelle corsie.
Esiste una sorta di magnetica attrazione fra il cibo e la gente che induce ad una sorta di compulsività isterica.
Se in uno stand mettono fuori dei piattini di plastica, improvvisamente artigli rapaci si aprono e chiudono con uno scatto sul contenuto del piatto senza l’utilizzo del senso della vista per rendersi conto del contenuto. Ho visto mangiare palline di plastica decorative e sputarle subito dopo con maledizioni ai proprietari dello stand la cui unica colpa era decorare con dei mok up la loro vetrina.

Gli stand che rischiano di più sono quelli che mettono fuori gli espositori con il prodotto esposto sul ring.
Ovviamente ci sono le categorie dei dilettanti, meno scafate, con meno tecnica ed esperienza e che tentennano e si fanno mettere ko.
Seguono, però, le categorie dei pesi medi, così detti perché alla bilancia pesa il loro carrelino/trolley, definibili anche i visitatori alla Óscar De la Hoya. Con stile da puncher, rapinano con tecnica abilissima: si riscaldano, si fermano nel corridoio, respirano, danno uno sguardo, studiano velocemente gli avversari, saltellano con gli occhi, camminano davanti all’espositore e nell’istante in cui lo coprono con il corpo sferrano un montante sul prodotto, afferrano i pacchetti dal basso verso l’alto prendendone il più possibile (pieni o vuoti che siano, la conta dei punti partita si fa alla fine), segue incrocio del braccio davanti al busto e ricaduta delle prede dentro il trolley aperto. Il tutto avviene in pochi secondi e con classe degna del migliore Cary Grant in Caccia al Ladro. Dopo due o tre attacchi andati a buon fine segue piccolo defatigamento o si ritenta l’attacco fino al raggiungimento punti prefissato per il corridoio prescelto.
I Mini Mosca, Mosca, Gallo, Piuma, Leggeri sono senza attrezzatura, per questo pesano poco, al limite una busta di tela di iuta recuperata in qualche stand. Sono più veloci, colpiscono con ganci precisi e stanno in difesa con l’altra parte del corpo, schivano le occhiatacce, i rimproveri e fuggono rapidamente ai bordi del ring.
Nel panorama variegato trovi anche i picchiatori o anche dette facce di bronzo che afferrano sampler, prodotti interi, gadget, barattoli di salse e marmellate aperte portandole via senza i coperchi o che cercano di portare via, ad esempio, una coppa piacentina saldamente legata allo stand; carenti di tecnica e di gioco di gambe hanno potenza e capacità di incassare cazziate potenti e rischi di denunce.
Ma i migliori sono gli aggressori. Tendenzialmente donne, di bassa statura, l’essenza dello stile di questi soggetti è l’aggressione senza soste. Così ‘la signora delle tazze’ o The Koeln Blockbuster*, appostata davanti lo stand della Camere di Commercio turca, priva di tecnica compensava con l’aggressività della razzia, con un destro formidabile riusciva ad afferrare le tazze gadget della Turchia a tre alla volta, schivava il rimprovero abbassandosi per riempire il trolley, affondava il secondo ed il terzo colpo senza sosta. In 2 o 3 minuti al massimo aveva 9 tazze che gli valevano il titolo del campionato razziatore.
Caso più unico che raro in cui il ko lo riceve anche il pubblico che rimane sconcertato e senza parole.
Come nei migliori incontri di pugilato, però, si incontra anche chi, fra una ripresa e l’altra passeggia sul grande ring della fiera portando momenti di inaspettata dolcezza. A colonia vedi girare una non proprio leggiadra donna, con cespugli di rose in testa e sul vestito, casacca nera di maglina, leggins blu e infradito d piume bianche che saluta con un leggero cenno della testa, dispensando sorrisi, stringendo le mani, come fosse una principessa in visita di cortesia al Gran Ballo di beneficenza per i diseredati del mondo.

Stranezze di questo strano mondo.

* mutuo dal soprannome dato a Rocky Marciano

domenica 11 ottobre 2009

La donna coi bretzel nella tasca e altre amenità #1

Sono a Colonia per la più grande fiera dell'alimentare al mondo.
Nei corridoi incontri tutte le nazioni, lingue, colori, vestiti, sapori che questo pianeta ci dà.
C'é il Burundi con il suo piccolo stand da 18mq (per chi fosse curioso espongono con del te e alcuni semi), c'é il Botswana, la Sirya, il Lebanon, tutti i paesi occidentali, c'é il South Africa dove all´interno degli stand vedi solo bianchi e, giusto per un atteggiamento politically correct, alla reception c´é un ragazzo di colore.
Se ben ci si pensa una fiera altro non é se non un microcosmo o una proiezione di quello che nel mondo una nazione è.
Parto dal Sud Africa: l'idea che balza dalla visione dello stand (devo dire abbastanza esteso) é che il commercio, quanto meno quello da esportazione sia in mano agli Afrikaner. Alias il potere, quanto meno economico e finanziario che è quello che muove le nazioni, è rimasto in mano a chi lo aveva, con buona pace delle rivoluzioni epocali.
Finisco con l'Italia: due padiglioni uno sponsorizzato dall' Istituto Commercio estero al piano più basso, nell' altro Camere di Commercio o Regioni (stessi prodotti che si susseguono uno dietro l'altro)con il risultato che chi deve comprare ha già comprato e non sale al piano di sopra lasciando a bocca asciutta le altre aziende italiane. Proiezione di un paese frammentato da milioni di interessi che non fanno il bene di nessuno fuorché dar da mangiare ad enti, istituzioni, portaborse, portapippe, portabagasce, papponi e vuoti neanche a rendere.
Altro effetto sintomatico del vile asservimento, del bieco vassallaggio a quel potere che con una mano leva e con l'altra dà è stata la visita istituzionale del ministro dell' agricoltura Zaia: mentre lui passava stringendo le mani ai produttori e titolari di stand, dietro di lui la corte dei miracoli e/o dei miracolati avanzava lentamente, con incedere elegante per 20 metri di corridoio. Una folla di uomini e donne compiaciuti di essere ammessi alla corte del Re che, arrivato davanti al funzionario di turno, si trovava davanti un prono gobbo di Notredame con le ginocchia semigenuflesse. Bisognava stare attenti a non scivolare sulla bava.
Guardando questa scena medievale, il ricordo corre al saluto del Ministro della Baviera ai suoi che, con la calma e la tranquillità di un uomo investito dal popolo e che lavora per il popolo e che viene con i mezzi pubblici, si siede a tavola con te e si beve una bella birra.

Nella Babele di questa fiera si susseguono feste, incontri, inviti, wurstel, stinchi e quant'altro. Dal confronto con il mondo che incontri e ascolti, stratifichi informazioni: ad una festa incontri dei buyers americani (sia repubblicani che democratici) che ti snocciolano una serie di negatività su Obama che dalla stampa non trapelano (la stampa sarà drogata un pò ovunque?), sono lì a dirti di quanto anche l'Obamone sia stressato dalle lobby di potere che lo tengono in scacco più di quanto non si sappia, di quanto, anche in America, abbiano ritenuto che assegnare a Obama il Nobel sia stata una enormità senza precedenti, di come la sua politica, per riformare la sanità, stia toccando la tasca a destra e sinistra e questo non è gradito a molti e a molti non è gradito che lui si sia dimostrato di ultrasinistra molto più di quanto i suoi elettori avessero capito (al tavolo avevo due democratici e due repubblicani) oltre all'inscusabile vizio di chiedere scusa a tutti per gli sbagli dell'America, perchè se c'é una cosa che l'americano non tollera é ammettere di avere torto (così lapidariamente detto dai quattro)
Chi aveva votato Obama lascia trapelare, forse, che la Clinton avrebbe fatto meglio visto che a lei Mr Obama fa togliere le castagne dal fuego, tutti e quattro si divertono a prendere in giro il vice presidente che fa più gaffe del nostro fu Mike Bongiorno tanto che, per questa sua capacità di accertata incapacità politica, hanno deciso di cassarlo da qualsiasi intervento sia pubblico che privato. Si finisce anche con note tristi sul fatto che la crisi non è affatto finita e che gli esperti stimano il collasso di altre 299 banche in patria entro la fine dell'anno.
Fra un wurstel bavarese e l'altro scopri anche, con rabbia, che la nostra politica regionale fa schifo. Uno dei convitati di nome Paul importa olio, dolci, biscotti e varie dall' Italia e fa parte di una delle due più grosse società di importazione americane, qualche mese fa è stato invitato in Sicilia per degli incontri con le aziende. Insieme a lui giapponesi e russi. Città d'elezione Agrigento. 'Wonderful place, marvellous food, smoothy e.v.o., a delicious cheese, nice bread, but they were totally crazy.' Chiedo il perchè incuriosita e mi dice che negli incontri non avevano previsto uno, dico e ripeto, un solo interprete. Paul aiutato da una collega oriunda italiana ha chiuso dei contratti ma giapponesi e russi sono andati via dicendo, forse, Arigatò e Dasvidania. Mi sono sentita morire dalla vergogna, ringrazio l'intelligenza di quei lecchini che sono stati messi al loro posto da solidi calci in culo e che, distratti dai lividi sulle loro chiappe, se ne fregano delle aziende che investono.
E a proposito di vergogna, accanto a Paul c'è Marsha, altro buyer, tonda, sferica, gonfia oltre l' inimmaginabile, ondeggia mentre si muove e sembra dovere rotolare da un momento all' altro, ha i capelli a caschetto bianchi, tre denti in meno in bocca, il piatto sempre strapieno di cibo ed un' ingordigia atavica. Quando si pare il buffet rivela una dote di ferina grazia nel dribblare ospiti per arrivare prima al buffet. Mi stupisce per delle manovre azzardate più di un paio di volte. Quando la serata volge al termine, mi chino per prendere la borsa e vedo che dalle tasche della sua giacca blu escono tre bretzel.
Povera donna dopo il decathlon gastronomico avrà esaurito tutte le forze residue e se dovesse calarle lo zucchero...meglio essere previdenti.

martedì 6 ottobre 2009

Sud tirol e lavoro (anche)

Silenzio, ascoltate, scoltame, scoltéme,
ve vago a contar de Giganti e Vivéne,
de Stempe, Stemponi, incantesimi e Nani.
Ve vago a contar storie vècie de ani.


Tre ore per vedere I verdi, tre ore per sentire odore di pulito, tre ore per sentire il freddo terso sulla pelle, tre ore per assaggiare una vellutata di castagne da urlo. Poco importa, se rientrando la prima notte, sei in compagnia di un moscone nella stanza degli gnomi, dove per entrare in bagno devi aprire la porta, infilarti di profilo, chiudere la porta e poi dividere 35cm con il box doccia, il lavabo e il wc. Importa poco davvero se per far uscire il moscone devi aprire la finestra e respirare l’aria fredda e di mucca attiva, sei proiettato davvero in un mondo di fate e di gnomi dove l’indomani l’ospite ti fa trovare il pane di nocciole e castagne, il pane con i semi di zucca, lo yogurt, la marmellatina, tutto rigorosamente fatto in caso ad esclusione del latte della mucca Guendalina, fatto rigorosamente in stalla**
La colazione consumata prestissimo ci fa decidere di andare a piedi a Santa Maddalena, l’ufficio turistico apre dalle 10 alle 12, non abbiamo, quindi, i tracciati dei sentieri, chiediamo e ci perdiamo, solo l’ultimo giorno capiremo che in Tirolo se ti dicono 50mt la distanza è di circa a 300mt, se ti dicono è facile almeno qualche lieve difficoltà la incontri tipo una pendenza da scarpe da trekking serie, se ti dicono il percorso è segnato, l‘indicazione è molto oltre.
Finite in statale chiediamo, ci chiedono in un italiano con accento tedesco Chi ci ha dato le indicazioni, se amici o nemici e ci spiegano che è mattina. Il terreno è terribilmente scivoloso, meglio prendere il bus, così facciamo, attraversiamo la Val di Funes e arriviamo a Santa Maddalena, centro nevralgico della Festa dello Spek. Si, lo ammetto sono lì per lavoro ma ogni tanto capita di andare a fare una trasferta interessante e rigenerante o no?
Santa Maddalena è un paesino microscopico, ‘a monte’ (così dicono qui) del paese la chiesa di San Giovanni, che svetta in un incrocio di prati erbosi, mucche, una vecchia scuola, un maso e lo scenario impressionante delle Dolomiti alle spalle (esattamente le vette dell’ Odle). La giornata è blu cobalto e i denti delle cime delle Dolomiti sembrano volerlo mangiare.
Parlo con alcuni contadini del luogo e in un misto di tedesco e italiano mi raccontano che la chiesa sorge proprio nel luogo in cui il Rio Fopal trascinò a valle, tra le acque, il quadro miracoloso di Santa Maddalena. Mentre un’altra leggenda vuole che nel maso Oberkantiol vivesse un contadino fortunato. Le sere che precedevano le domeniche ed i giorni di festa quando sentiva suonare le campane abbandonava felice il suo lavoro. Un giorno però le campane suonarono mentre stava tornando al suo fienile con il carro carico di covoni di fieno. Egli volle ancora lavorare e scaricare il fieno. Lo scampanio si interruppe improvvisamente e da allora nessuno lo sentì più e il contadino non ebbe più fortuna, capì di avere commesso un terribile errore e per espiarlo, il contadino decise di fare costruire la chiesetta di Santa Maddalena, individuò un posto che riteneva adatto ma i lavori furono interrotti perché un carpentiere si tagliò una mano ed un altro si tagliò un piede, il loro sangue bagnò i trucioli del legno. Arrivarono strani uccelli che presero i trucioli e li ammucchiarono in cima alla collina dando loro la forma di una chiesa. Il contadino del maso Oberkantiol fermò i lavori nella valle e fece costruire la chiesetta di Santa Maddalena sulla collina.
Il che dà il senso di quanto religiosi e legati alle tradizioni siano queste persone, ed è commovente perché riscontro le radici, il legame al territorio e il senso della famiglia, quello genuino e vero, anche nei vestiti tradizionali che indossano tutti nelle occasioni.
La domenica ha colori e odori che fanno male per quanto sono belli, parlare con gli americani, gli austriaci di speck, produzione ed importazione fra un bretzel, una birra, il sole che ti brucia la pelle e un muggito di mucca ti fa stare bene.
Ah se si potesse lavorare sempre cosi`.
la campana di san pietro suona le sei è tempo di andare, tutto il bello di tre giorni si accartoccia sul grigio dell´ asfalto interminabile e di sei ore di coda infinita. Milano brucia tutto anche il bello di un bel week end di lavoro.

** tengo a precisare, nel caso improbabile che qualche NAS dovesse imbattersi nel mio blog che la signora segue tutte le norme igienico sanitarie richieste dalla legge e che il latte era pastorizzato ma essendo io, me medesima, in quel contesto adoro pensare che una mucca di nome Guendalina facesse il latte e che questo fosse sul mio tavolo. (Garni Turm - Gufidaun 50, 39043 Klausen Eisacktal tel +390472 844121)

lunedì 5 ottobre 2009

Sud Tirol 2 Ricette

Normalmente non lo farei pero` quella zuppa di castagne era uno spettacolo quindi datosi che DEVE rientrare nei miei ricordi ne scrivo due versioni fornitemi.
Aggiungo anche la zuppa di vino che non si sa mai.

Per 4 persone
250 g di castagne sbucciate
500 ml di latte
50 g di cipolla
sale, pepe
un po’ d’olio
Rosolare la cipolla tritata finemente nell’olio, aggiungere le castagne e versare il latte. Bollire a fuoco lento finché le castagne sono cotte.
Successivamente frullare il composto e se necessario aggiungere un po’ di latte. Aggiungere il sale ed il pepe alla minestra. Siccome le castagne sono molti dolci, le serve poco sale! Potete servire la minestra con crostini di pane nero.
Suggerimento:
Prima di servire la minestra frullatela con un po’ di latte.


Altra versione
Per 6 persone

3 funghi porcini
500 gr di castagne
1 l di brodo
6 foglie di salvia
timo
25 gr di burro
sale.

Preparazione:

In una pentola abbastanza capiente lessare le castagne per mezz'ora, scolatele e dopo averle fatte raffreddare privatele della buccia, mettere nel brodo e fatele ancora cuocere.
pulite con cura i funghi ,tagliate a fette le cappelle e grattugiate i gambi.
Ponete il burro in una padella a bordi alti, soffriggete le fette di funghi per 2-3 minuti a fuoco vivace. Quando le castagne saranno sufficientemente morbide,unitevi i gambi grattugiati,le fette di cappelle saltate e condite con le foglioline di salvia e timo.
Passate il tutto con il minipimer in modo da ottenere una crema e dopo aver regolato di sale servite con una castagna e una fetta di porcino che avrete tenuto da parte.

Zuppa di vino della Valle d'Isarco
Ingredienti:
½ litro di brodo di carne forte,
5 rossi di uovo,
¼ litro di panna,
¼ litro di vino bianco,
cannella Aggiungere al bordo di carne il vino bianco, il rosso del uovo, la panna e un pizzico di cannella. Mettere tutto in una padella sopra una piccola fiamma e montatelo fino allo stato cremoso. Come contorno sono consigliati piccoli cubetti di pane arrostiti in burro e conditi con un pizzico di cannella.

giovedì 1 ottobre 2009

‘Antipasti saltati e tutto il resto del pasto a servire’ cronache dal pianeta B-17 Fortezza Volante e non solo

L’implosione dell’umore e l’esplosione del corpo emettono segnali aerei, stavolta anche il suono è stanco di vibrare, alcuni apparecchi riceventi catturano il ring del videocitofono interstellare, lassù nel pianeta B-17 Fortezza Volante rispondono:
‘Fra le tante persone conosciute, su di te avremmo scommesso come quella che avrebbe avuto maggior successo e riuscita nella vita’
La trasmittente ha un groppo latteo in gola ed emette due gocce che non fanno in tempo a rotolare per le guance perché sono raccolte e trasformate in panna morbida e soffice:
‘Puoi avere perso l’antipasto ma ancora devono servire primo, secondo, contorno, dolce, frutta, caffè ed ammazza caffè e sei già seduta ad un bel tavolo apparecchiato da te con tovagliato prezioso, bicchieri di cristallo, ceramica finissima, candele che brillano e musica di sottofondo, prendi posto nella tua vita, il banchetto è appena iniziato. Tu sei l’ospite d’onore della tua vita, invita chi ami e gli altri che non ti interessa lasciali dietro le finestre’
La panna riempie la nebulosa nera del petto, si parcellizza in polvere interstellare e gas che si concentra al centro e comincia a tracciare il profilo di una stella luminosa.
Le trasmissioni del B-17 si affievoliscono perché il tempo trascorre anche nelle galassie.
‘Sursum Corda’

Altri apparecchi funzionano, Hermes ha portato tutto alla Stella Polare e il Big Bounce* dà inizio al solletico ai piedi, alle carezze di cuscini, a locuzioni piccole ma fortissime, a virtuali calci accettati con gioiosa partecipazione, tutto consolida l’ amnesia cosmica di quella parte di universo che di giorno a volte mi schiaccia.
‘Gli alieni sono loro, gioca con le loro carte e non scoprire il tuo gioco'
Un altro grumo latteo si scioglie.

Mi affaccio un attimo verso l'Universo esterno, respirando l'aria cosmica, rimango piantata coi piedi per terra, c'è altro fuori e ho i messaggi di ritorno in memoria.



Universum: xilografia di C. Flammarion, Parigi 1888. Colorazione: Heikenwaelder Hugo, Vienna 1998.











* teoria cosmologica elaborata dal fisico Martin Bojowald

mercoledì 30 settembre 2009

cielo grigio su

cosa è la felicità?

felicità è un nome pieno e vuoto di significato come sincerità, peccato, dolore e tutti i concetti generali che sono nel nostro vocabolario. Felicità è dimenticarsi che c'è il cielo grigio milano perchè dentro hai il sole, felicità è essere felice di bere il latte col caffè la mattina con i tuoi tre biscotti integrali, è scrivere su un foglio bianco pensieri che si affollano nella mente e scivolano dolci sulla carta, bere un bicchiere di acqua frizzante dopo un ala di pollo.

Cosa fa la felicità? levare la patina di pece che avvolge i simulacri di uomini griffati che si aggirano su tacchi a spillo e vestiti gessati di questo posto. E' camminare per i corridoi moquettati di blu dell'ufficio senza dovere respirare mefitiche arie che passano per il cavo orale, è liberarsi dai miasmi dell'ipocrisia di manichini robottizzati.
E' pensare di non essere soli a Nord di questa porzione minima di mondo quando i tuoi affetti sono a Est, Sud, Nord Ovest, Nord est, Sud Ovest e Sud Est ma non nel tuo Nord.
E' vedere le vesti stracciate di milioni di ipocriti per terra e loro che vengono derisi per la loro verminale nudità e non per la sensazionalità del loro falso gesto.
E' respirare un' aria che qui non c'è, qui la convenzionalità della parola aria è solo malattia del pensiero marcescente.

La felicità non è odiare il sistema che ti circonda e di cui non vuoi e non puoi fare parte.

La felicità è liberta del pensiero, non il gesto mummificato ed ingessato della quotidianeità amorfa di queste teste coronate. la felicità è vedere i Prigioni che tentano da secoli di liberarsi dalla materia.

la felicità è domani, almeno per oggi.

lunedì 21 settembre 2009

Luis Vuitton e tanti piani di morbidezza

'Scusate se mi intrometto'

'....NO NO e NO, non se'
'Ah, hai ragione. Ricomincio'

'Scusate quando mi intrometto'

Così ti parlano nel silenzio parlato dell'intimo momento della giornata, dopo l'atto topico della concentrazione e del successivo rilassamente, i fogliolini della carta igienica comprata all'Hard Discount. Cercano di non grattare dandoti quel brivido apparentato all'effetto carta vetrata numero zero. Loro sì che sono delicati, è la provenienza dalla povertà, è l'umiltà del lavoro che li spinge a fare il meglio possibile anche se la forza loro impressa non può essere gestita.

'Arrivo, arrivo quante storie - uffa! per quanto valgo dovere fare un ingloriosa fine. Ahi, porca miseria e fai piano quanto strappi, fai male Britney, e poi dico fai il conto $2.500 di rotolo, se usi già tre fogli ma non facevi prima ad asciugarti con 10$ alla volta? Io, al contrario del biglietto verde sono chic, di classe, con colori moda ma dai su asciugati con i soldi e lasciami qui in bella vista.''

Così invece urla un foglio di carta igienica Louis Vuitton ai glutei ed oltre della nota Spears che non si fa mancare nulla ma proprio nulla neanche gli insulti a chi muore di fame.
Perchè quei fogli di carta igienica, come tutti quelli che li comprano, non hanno rispetto nè del loro fine nè di niente in generale, neanche dello stupore di chi, come scrive, non avrebbe mai immaginato dell'esistenza di carta igienica griffata.
Il massimo del lusso a cui l'immaginazione della sottoscritta arrivava erano i dieci piani di morbidezza. Povera illusa!






giovedì 17 settembre 2009

La fila dei serpenti che si prendono a calci in gluteo

Cina: un cinese si trova un serpente dentro il letto, lo prende a randellate sul muso, ne provoca l’ovvio decesso e poi si accorge che il serpente ha un piede. Stupore e meraviglia, lo mette sotto spirito e lo consegna alla scienza, stupefatta.
Non capisco cosa ci sia di strano, forse in Cina è insolito vedere serpenti coi piedi ma Milano è piena, pienissima, io li vedo ogni giorno: dopo avere avvelenato l’ambiente circostante si infilano nel letto di qualcuno, e di più! cari erpetologi, le loro abitudini vanno studiate: sono loro che prendono a randellate sul muso chi si mette sulla loro strada e, se per caso uno di questi potenti serpenti dovesse rassegnare le dimissioni per piccole ed insignificanti porcate, come è accaduto allo splendido brizzolato, Mr Bilionaire detto Pantofolina che uccide, siate sicuri ma veramente sicuri che li ritroverete avviticchiati su altra e ben più prestigiosa poltrona. Una buffa abitudine che ho notato in questa categoria rettile è che i serpenti con i piedi si mettono in fila, dandosi le spalle, il più forte in fondo alla fila dà il via e questi si cominciano a prendere a calci nei glutei (perché hanno pure un gluteo pazzesco) fra loro, per spingersi sempre più in alto e a volte, raramente, per fare del male al loro simile.
Sempre in tema di animali: Mambo è stato dato alle fiamme, si è spento da solo, è stato curato, è andato in tribunale e ha visto condannare l’ animale a due zampe che per noia gli aveva dato fuoco. Sono contenta per Mambo e sono strafelice che abbiano condannato in modo esemplare una dei due suoi aguzzini, gente seria i francesi, ma la domanda è: chi riesce a portare in tribunale quelli che bruciano il volto delle donne con l’acido?
In questo mondo di lupi uno si ingegna come può con fantasia ed estroversione: la nota Daddario insegna che, oltre ad usare il suo corpo come salvadanaio, quindi guadagnar risparmiando nel classico modo da tutti conosciuto e cioè attraverso la fessura, anche una guepiere può essere usata come ferma soldi (solo spicci eh, un milione di euro) facendo guadagnare per il fastidio vasocostrittorio ben 10.000 euro e siccome, notizia scientifica di oggi, contare i soldi riduce il dolore, fa sentire meno soli in questo mondo pieno di commessi viaggiatori, perché non provarci?
E se malauguratamente qualcuno vi dovesse fermare alla polizia di frontiera, arrossite più che potete, sarete perdonati molto più facilmente poiché nell’immaginario di chi vede il rossore, il subconscio lavora producendo tenerezza e propensione al perdono. Se va male c’è sempre il salvadanaio. Nel caso specifico si risparmierà la prigione.
Un’ ultima notazione. Chi legge Kafka sviluppa maggiormente le strutture cognitive, io ho letto avidamente Kafka da adolescente, era il mio autore preferito, mi avrà reso più intelligente ma ci sono volte che, davvero, vorrei non ‘cognoscere’.

giovedì 3 settembre 2009

The Mayonnaise Jar and 2 CUPS OF COFFEE



When things in your life seem almost too much to handle, when 24 Hours in a day is not enough, remember
The mayonnaise jar and 2 cups of coffee.

A professor stood before his philosophy class and had some items in front of him. When the class began, wordlessly, he picked up a very large and empty mayonnaise jar and proceeded to fill it with golf balls.
He then asked the students if the jar was full. They agreed that it was.

The professor then picked up a box of pebbles and poured them into the jar.He shook the jar lightly. The pebbles rolled into the open areas between the golf balls.
He then asked the students again if the jar was full. They agreed it was.

The professor next picked up a box of sand and poured it in to the jar. Of course, the sand filled up everything else. He asked once more if the jar was full. The students responded with an unanimous "yes."

The professor then produced two cups of coffee from under the table and poured the entire contents into the jar, effectively filling the Empty space between the sand. The students laughed.

"Now," said the professor, as the laughter subsided, "I want you to recognize that this jar represents your life.
The golf balls are the important things - God, family, children, health, friends, and favorite passions, things that if everything else was lost and only they remained, your life would still be full.
The pebbles are the other things that matter like your job, house, and car.
The sand is everything else: the small stuff.

"If you put the sand into the jar first," he continued, "there is no room for the pebbles or the golf balls. The same goes for life. "
If you spend all your time and energy on the small stuff, you will never have room for the things that are important to you.
So...
Pay attention to the things that are critical to your happiness. Play with your children. Take time to get medical checkups. Take a break from the news! Take your partner out to dinner. Play another 18.
Take care of the golf balls first - the things that really matter. Set your priorities. The rest is just sand.

One of the students raised her hand and inquired what the coffee represented.
The professor smiled. "I'm glad you asked. It just goes to show you that no matter how full your life may seem, there's always room for a couple of cups of coffee with a friend."

Il barattolo di Maionese e due tazze di caffè.

Quando le cose nella vita sembrano impossibili da gestire, quando 24 ore al giorno non ci bastano, ricordati del barattolo di maionese e di due tazze di caffè...

Un professore era in piedi davanti alla sua classe di filosofia con degli oggetti sul tavolo, quando inizia l’ora senza dire parola prende un grande barattolo di maionese vuoto e procede a riempirlo con delle palle da golf. Dopo chiede agli studenti se il barattolo è pieno. Gli studenti sono d'accordo e dicono di sì.

Così il professore prende una scatola piena di sassolini e la versa dentro il barattolo di maionese, lo scuote un po’ ed i sassolini riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf.
Il professore chiede nuovamente agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di sì.
Poi il professore prende una scatola piena di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno.
Questa volta gli studenti rispondono con un sì unanime.
Il professore tira fuori due tazze di caffè da sotto il tavolo e le versa dentro il barattolo riempiendo tutti gli spazi ancora vuoti tra la sabbia. Gli studenti scoppiano a ridere.

Quando la risata finisce il professore dice:
"Questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l'amore e le cose che ci appassionano. Sono quelle cose per cui, anche se perdessimo tutto e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora e sempre piene.
I sassolini sono altre cose che sono importanti come il lavoro, la casa, la macchina.
La sabbia è tutto il resto: le piccole cose.
Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto né per i sassolini né per le palle da golf. La stessa cosa succede con la vita.
Se utilizziamo tutto il nostro tempo e le nostre energie nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti.
Per cui fate attenzione alle cose che sono cruciali per la vostra felicità: giocate con i vostri figli, prendetevi il tempo per controllare la Vostra salute, andate a cena con il vostro partner a cena, prendetevi una pausa e ‘giocatevi altre 18 buche’
Ci sarà sempre tempo per pulire la casa o per fare delle riparazioni.
Occupatevi prima delle palline da golf, delle cose che realmente sono importanti.
Stabilite le priorità: il resto è solo sabbia.''

Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenta il caffè.
Il professore sorride e dice: "Sono contento che tu mi faccia questa domanda.
E' solo per dimostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la tua vita,c'è sempre posto per una tazza di caffè con un amico ..."

lunedì 31 agosto 2009

penso

che la storia si ripete, Vico aveva ragione, le curve sinusoidali si ripetono.

Ma forse quando si arriva in cima, se si ha il coraggio di prendere uno slancio ci si può buttare sotto e sicuramente il paracadute si aprirà.

Roxi baby hai ragione. NMM.

Quest' anno sarà l'anno delle decisioni. E la vita si rivoluzionerà.

domenica 23 agosto 2009

Palermo

non la puoi capire se non ci sei nato.

Se non sei abituato ai suoi suoni vocali sgraziati e ai suoi modi di fare.

Ho trovato Palermo abbandonata sarà per il senso di Cammarata della neve ma quando la rivivi ci sono episodi impagabili.
Dopo un'estenuante partita di sudoku, quando finalmente il sonno si impadronisce di me, insonne per eccellenza, e allungo la mano per spegnere la luce sento un rombo di motorini, nel palazzo accanto al mio si svolge una scena madre di due ragazzi che litigano, lui inferocito, lei che rientra a casa, gli amici di lui che lo esortano ad andare via, I motorini che ruggiscono nella notte e i cani che cominciano a latrare sempre e sempre di più, la sinfonia prosegue per circa un'ora e poi finalmente di nuovo il silenzio.
Riprendo il sudoku, mi abbandono di nuovo al sonno e da lontano si sente di nuovo il borbottio dei cinquantini all'attacco.
Lui si ferma sotto casa di lei, la invita a scendere più e più volte con veemenza sempre più accesa, i cani riprendono il loro concerto disturbati nel sonno. Lei non scende, il padre non vuole e lui continua all'infinito a ripetere 'Scendi, scendi'. Il fragore è massimo, ampliato dal silenzio della notte. In un millesimo di secondo di silenzio, nella pausa che la spalla fornisce al comico per rendere perfetta la battuta si sente la voce profonda bassa e roboante di un palermitano DOC:
'OOHHHHHHH CI AVETE SCASSATO LA MINCHIA'
Tutto tace improvvisamente, i cani, le voci e anche il lieve stormire delle foglie.
Le comparse vanno via col silenziatore e tutto ritorna notte.

Questa è Palermo!

mercoledì 5 agosto 2009

coming soon

lo so che è passato più di un mese, ma ci sono, ho molto da scrivere, trascrivere solo che non ho avuto tempo.

BUGIA: non l'ho fatto e basta adesso valigina e partenza ci si rivede il prima possibile.

Grazie a chi ha scritto :)

martedì 30 giugno 2009

... i lunedì

Anche i lunedì possono essere perfetti.

Non sempre lo sono ma quando capitano quelli giusti, perfetti anche le piccole preoccupazioni spariscono e ti godi le vibrazioni che vengono da ritrovate ed intense emozioni.

I lunedì perfetti vibrano e fanno tintinnare le corde del piano accordate per evitare che le corde si sclerotizzino.

Si parte dagli esercizi di Hanon per cercare di non sbagliare più e poi improvvisamente le dita scivolano sui tasti bianchi e neri e si ricompone una melodia nuova e s/conosciuta.

Si, ci sono dei lunedì perfetti. E ti senti parte di un progetto.

venerdì 26 giugno 2009

temporale

C'è un bellissimo temporale lì fuori,
le unghia affilate graffiano la pancia pesante e gravida del cielo lasciando segni bianchi
sulle sue carni nere che si lamentano del dolore in ruggiti continui
emettendo lacrime grosse come noccioline,
lacrime copiose e disperate che si schiantano sul piede del cielo e lo raffreddano,
caldo e gonfio com'è,
costretto,
fino a qualche passo fa, da calde scarpe afose chiuse da lacci brucianti di raggi solari.
Adesso che tutto è coperto di lacrime il respiro del mondo diventa fresco, la polvere dell'uomo affoga nelle pozze tracimanti.
C'è un bellissimo temporale lì fuori.

mercoledì 24 giugno 2009

Se le anatre fanno mobbing

Illuminante.....


http://www.corriere.it/cultura/09_aprile_27/giordano_0e575e6c-3308-11deb34f00144f02aabc.shtml

lunedì 15 giugno 2009

post manifestazione

Non so più come mi chiamo, la stanchezza ha cortocircuitato (???) le mie sinapsi, connessioni neurali pari a zero, sonno cronico e visto che ci siamo un attacco di cistite ed un inizio di herpes però va tutto bene sul ponte dei mari e devo dire anche a corso Italia Ovest.

No!!! non sono uscita fuori di testa o comunque non ancora, sono i nomi dati alle strade della fiera dove tutto si è svolto abbastanza bene. fare, affronatre la manifestazione, mesi e mesi di duro lavoro per 4 giorni di mostra. Mi ha ricordato la sensazione del teatro, prove fino alle due di notte e poi vai in scena un sabato ed una domenica ed il venerd' se ti va bene. Poi? PUFF, finiti, svanito, qualche foto qualche articolo sul giornale e quattro righe da mettere sul curriculum. Con questa fiera in realtà rimane anche una gran quantità di cibo dentro il frigo ma anche quello sparisce dal frigo e si piazza su fianchi, cosce e sedere. A perenne ricordo!!!

In realtà sono soddisfatta, contenta, tranne qualche piccolo problema sono orgogliosa di come è andata, a discapèito delle guerre e delle coltellate alle spalle, della gloria che si prendono gli altri, del carro dei vincitori così pesante adesso da spaccare le assi delle ruote e prima così leggero che volava ad ogni soffio di vento.

E' sempre così, il merito non è mai o quasi mai di chi fa ma di chi non fa e fa lo splendido splendente perchè ne ha il tempo.

MAAAAA who's care?

Lo dico adesso in realtà mi care eccome se mi care. A breve si deciderà il destino e di nuovo maaaaaaa farò delle domande, mi farò delle domande, farò altre domande anche a chi non se le aspetta e aspetterò anche le risposte e poi finalmente me le darò.

E se mi va bene mi darò licenza di tagliare rami secchi, arare la terra, concimarla e vedere nascere nuovi frutti.

martedì 26 maggio 2009

Immaginazione

Ad un amico che conosco leggendo, immagino:

E' l'angolo? la sponda del letto che è scomoda? Non lo so ma non mi muovo, non mi sposto, non posso più farlo. Paralizzato da un vuoto imperante. 'Perché' è un martello che bussa impertinente alle soglie dello stomaco vuoto come il bicchiere svuotato della mia anima?  
Dove posso bere per placare la sete di amore che provo guardando questo letto vuoto?
dove trovo una pozza d'acqua foss'anche piena di fango? sarebbe pur sempre acqua da bere? Acqua torbida del mio quotidiano con faccine dolci che mi salutano?

La pozza, lo specchio d'acqua posso trovarlo in un altro mondo? nell'altro mondo dove la sete la sentono sulle labbra riarse dal sole e dalla fatica.

Confonderò il mio fiato spezzato col fiato spezzato di nuovi visi affacciati da poco su una vita che già si presenta grama. Farò percolare il mio dolore in piccoli rivoli paragonati a quelli grande della povertà. Semplicità cerco per tornare a sorridere in mezzo ai sorrisi semplici.

'Perchè' martellerà ma sarà attutito dal pensiero di occuparmi di qualcuno dato che il mio qualcuno non è più su questo letto vuoto.

domenica 24 maggio 2009

Le partenze

Le partenze non sono facili per chi resta coi pensieri che si affollano per la testa facendo perdere la rotta, impigliati nei capelli scompigliati dal vento.

Le strade sono deserte di solitudine e le sedute sono piene di niente, nel singhiozzo del pensiero queste si riempiono di fantasmi di una parte di vita da cui si è fuori. Questioni di segreti spazi, salti temporali e vite in universi paralleli.

Il sole è caldo, bacia la pelle diafana, l'aria è un fon caldo impazzito.
Impazziti sono i pensieri che alla fine conducono al fresco di una caverna di cemento e lamiera dove lascerai il cavallino a dondolo a riposare.

Tutto poi torna su due gambe che percorrono sempre le stesse strade mentre altre sono di nuovo molto più in là del passo che ritma la vita.

mercoledì 20 maggio 2009

relazionando

lo dico orgogliosa. E' andata bene. Stavano tutti lì a sentirmi, andavo a braccio e nonostante le foto non si riuscissero a vedere ho maneggiato la situazione bene e mi hanno chiesto di farlo un' altra volta.

grazie ai miei genitori, grazie a me e grazie di nuovo a me.

Normalmente non sono così ma sono contenta di avere avuto una soddisfazione in giornate in cui di soddisfazioni ce ne sono poche.

Il tutto è avvenuto in una bella settimana, riempita, fra l'altro, di persone che amo.

Due anzi tre yahoo per me.


lunedì 18 maggio 2009

Evoluzioni

Nulla di buono ovviamente ma resistiamo con i coltelli fra i denti.

Oggi l'ennesimo diaframma tirato giù dal mio passato, tensioni e angoli in cui mi metto per evitare imbarazzi e per non impedire amicizie ed incontri. chissà quando qualcuno mi tirerà fuori dall'angolo di cendo che ci sono anche io nella sua vita.

Comunque mercoledì dovrei fare una cosa che mi piace e per cui ho studiato e per cui i miei mi incoraggiano da una vita.

Per chi vuole alla cattolica a mezzogiorno.

e quando recupererò una parte di me tornerò a scrivere di molte molte molte cose.

Notte naviganti.

lunedì 13 aprile 2009

13 Aprile

C'è ancora Saturno che gira sui miei capelli, si incastra sui ricci e quando prova a uscire me li strappa.
Ognuno di noi è messo alla prova, sempre costantemente. Non c'è un limite alla felicità, non c'è un limite agli esami, non c'è un limite alla vita. 

Ci sono cambiamenti a cui non ci si può sottrarre o forse si. Ci sono cose che ti costringono a trovare soluzioni.

Cambierò se c'è da farlo, quello che desidero è avere qualcosa di profondamente mio da tenere legato a me, alle viscere e al cuore e quello che temo è che ci sia l'ennesimo strappo alle budella.

Ognuno porta con sé ciò che è, ciò che è diventato, ognuno sa i geni che ha. Ognuno ha un destino, così io. 
Ognuno ha le sue benedizioni, ognuno ha le sue maledizioni. Troverò la formula per disincantarle le mie maledizioni.

sabato 4 aprile 2009

Modifiche temporali alfabetiche

Diamo un senso a quello che vediamo, legati ad un alfabeto incatenato ma se in quella catena di vita si applica una cesura temporale voluta, desiderata, inattesa la sequenza delle lettere si interrompe e si inanella una lettura inusuale. 

Un'ora taglia una lettera, un'ora fa saltare una d ed unisce una C ed una E, trasformandole in maiuscole che si stagliano su un letto di lettere minuscole. Nella fusione CE un momento di ritrovata vita parallela in un paesaggio di universo che gli scorre accanto con cieli stellati, frange di stelle comete che si polverizzano in batuffoli dorati ed inconsistenti. Fuori dal tempo ordinario, inchiodati gli occhi nelle pupille si sentono i fremiti degli aliti della giovinezza, un giro di do di una chitarra che vibra sull'acqua del mare, si percepiscono i guaiti di una sirena d'allarme di una corda tagliata troppo presto, in un'ora ci si chiede perché e se, perchè e se perdono di consistenza quando la pelle si intreccia fra le rughe delle nocche. Non ci sono rughe nel tempo dell'anima. Scintille di sguardi accendono fuochi d'artificio le cui luci di ricaduta bruciano le vesti alla parola arrivederci.

Una strada d'asfalto dilata il tempo della vita e fa rimbalzare la lettera d al suo posto, lì dove è sempre stata perché è lì che in questo mondo doveva essere. 

Nell'ultimo e laterale universo che ho conosciuto, la C è vicina ad un E, ma in quell'universo, forse, in una contrazione del tempo, di un'ora di batuffoli dorati, la C sarebbe stata vicina ad una P e poi ad una M e ad una N.
Ma tutto questo è solo un universo parallelo di cui noi umani non sappiamo.

martedì 31 marzo 2009

Indignazione

Stamattina ho letto una notizia che mi ha lasciato di stucco: una legge in Afganistan obbligherebbe le mogli ad avere rapporti sessuali anche non consensuali con il marito (=VIOLENZA LEGALIZZATA) e vieta loro di cercare lavoro, istruirsi o farsi visitare da un medico, senza aver prima il permesso del consorte. Come se non bastasse affida al padre o al nonno, se il padre non può, la custodia dei figli in caso di separazione della coppia.
Leggo anche una dichiarazione del leader del partito politico hazara, Ustad Mohammad Akbar, che dice:
«Gli uomini e le donne hanno gli stessi diritti in base all'Islam, ma ci sono differenze nel modo in cui sono stati creati la donna può rifiutare di avere rapporti sessuali con il marito se è indisposta o ha un'altra ragionevole "scusa"»
SCUSA. SCUSA! SCU-SA?
Scusa ma non ho capito bene 'Gli uomini e le donne hanno gli stessi diritti'? scusa ma l'apice di un rapporto non è fare l' amore insieme? Scusa ma violenza fa rima con coscienza? Scusa ma una ragionevole scusa è non avere i lividi delle botte addosso, è non provare terrore se ti si avvicina l'uomo con cui dovresti dividere la tua vita? Scusa ma vi siete bevuti il cervello? Scusa ma io non credo che Allah, nè Maometto intendessero per parità 'ti prendo quando ne ho voglia e stai zitta perchè tanto sei un pezzo di pollo da sfilacciare per la mia insalata? scusa ma credi che qualsiasi altro profeta o Dio possa confondere la violenza con l'amore, scusa ma il giogo non annulla il rispetto? la violenza non annienta la dignità?
Scusa ma ti pare giusto che il tuo presidente per garantirsi un pò di consensi della tua minoranza sciita condanni generazioni di donne e di riflesso di uomini alla legalità della violenza? Cosa? Ah! non è detto che le violentino. Certo ma se anche non le violentassero (è violenza SEMPRE QUANDO NON C'E' IL CONSENSO) negare loro le cure, l'istruzione, lavorare o negare loro i figli non è anche questa una forma di violenza terribile, disperante, asfissiante?
Scusa non dico che in Italia siamo dei tocchi di santi visto che ogni giorno c'è una media di due stupri compiuti da estranei e uno da parenti/mariti/amici di famiglia e se parliamo della Spagna le statistiche aumentano soprattutto all'interno delle mura domestiche e così anche in tutti gli altri paesi, scusami questo lo so ma almeno i 'mostri' li stigmatizziamo, li puniamo (dovremmo!!!) non li legalizziamo.

Adesso scusa ma spero che la legge non venga approvata per una promessa elettorale, e spero che il mondo 'civile' che ha alzato giustamente scudi e bandiere per la guerra di Gaza, seppur dimentica dei bambini morti in Darfur, dei bimbi morti in Somalia, delle giovani generazioni morte di fame, malaria e stenti, anche se, stavolta non c'è una ideologia dietro cui rifugiarsi e vantarsi e gonfiarsi il petto, dico, SCUSA spero si indigni. Scusa ma questo me lo aspetto, se no noi facciamo leggi ideologiche che ci violentano e decidono un perenne 'ius primae noctis' sulla coscienza.

E scusa se ti ribadisco due o tre concetti IO DONNA, da donna fortunata quale sono perchè cresciuta nel rispetto e rispettata: la donna è uomo, una donna ha generato Maometto, una donna ha generato Gesù Cristo, una donna è tua madre, quella che ti accarezza mentre piangi, mentre ti asciuga le ferite mentre le sue sanguinano, quella che piangerai in segreto quando non ci sarà più, una donna è la tua vita.
Ricorda  la donna è il cucchiaio di Dio, raccoglie il brodo primordiale della vita e dà sostentamento. 
E, ti prego, non addurre più 'scuse' alla tua malevole misoginia.

http://www.corriere.it/esteri/09_marzo_31/afghanistan_legge_stupro_matrimonio_66612000-1de3-11de-84d3-00144f02aabc.shtml
http://www.guardian.co.uk/world/2009/mar/31/hamid-karzai-afghanistan-law

domenica 29 marzo 2009

Centenario Futurista

Visto che pioveva tanto, visto che la schiena non mi faceva poi così tanto male, visto che c'ero mi sono infilata dentro un' altra mostra. Altro giro, altra corsa e che corsa. Di corsa attraverso la velocità, il movimento, la genialità, la lettura scomposta della realtà passando dalla visionarietà del dissolvimento di linguaggi convenzionali.
Il primo trentennio del '900 percorso da correnti e scariche elettriche sconvolgenti per le arti e anche per i mestieri attraverso 400 opere mozzafiato e sconvolgenti per la loro rivoluzionaria inventiva.
Metti nello shaker le nuove scoperte scientifiche sull'uso del colore, l'impressionismo francese con la derivazione del puntinismo, traslocale in Italia e dalle il nome del divisionismo in cui i puntini diventano filamenti frastagliati che invece di accostarsi spesso si sovrappongono. Posa lo shaker giù e versa su una tela, stendi la matassa di fili lucenti, aggiungi una spruzzata di Simbolismo, dagli il cognome di Previati e il nome di 'Maternità'

siediti un attimo sull'unico sgabello circolare imbottito davanti a questo grandioso quadro e sorseggia la spinta ascensionale dei fili d'erba che in piccole zone terminano e si arrotondano nella fioritura dei fiori violetti e che in altre proseguono la corsa fino alle ali dei possenti angeli mentre le linee si curvano a proteggere la figura ovale della donna madre che culla il suo figlio, tuorlo di un movimento dal colore albumina che interrompe la corsa verso l'alto nella linea dell'orizzonte spezzata dall' albero di melograno (che ti fa intuire che donna madre è la Madre) e dalla luce abbagliante dello sfondo, in cui le linee seguono altri movimenti.

Parti da questo, sbircia alla dilatazione degli spazi, lascia alla tua volontà la ricostruzione unica del soggetto, bussa alla porta dei giovani Balla, Boccioni e Severini fatti accompagnare nei primi anni del '900 e arrivati al 1909 compra il Le figaro del 20 febbraio e leggi il Primo Manifesto futurista di Marinetti: "... fondiamo oggi il Futurismo, perché vogliamo liberare questo paese dalla fetida cancrena di professori, d' archeologi, di ciceroni e d' antiquari"  e visto che ci sei allunga l'udito verso i fremiti storici, economici e scientifici di quegli anni: opposizione alla mercificazione e alla serialità delle opere d'arte in tutte le loro forme, rivendicazione dell'artista come intellettuale, (punto 3 del manifesto: La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno), la nascente arte della fotografia, il cinema, i fermenti di guerra, la velocità, l'industria, i nuovi materiali come acciaio e vetro, il positivismo di Bergson, la teoria della relatività di Einstein, Pirandello con la verità relativa ad ogni singolo soggetto,   il passaggio da ragione-sentimento a conscio-inconscio. Prendi fiato e perdilo davanti all'impressionante, massiccia, potente scultura di Umberto Boccioni, 'Forme uniche della continuità nello spazio' (si, è quella lì, proprio quella delle monetine da 20 centesimi) in cui il corpo a contatto con l'aria viene precisato in forme mosse da un vento invisibile, che plasma, liquefa e condensa. Assapora la genialità di Balla nei Ritmi dell'archetto che riproducono la velocità e la scomposizione del movimento (4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità [...] 5-Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. 6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.)


Se cominci a sentire la stanchezza, hai i piedi un pò gonfi e la schiena che ti punge aspetta paziente che si liberi uno dei due puff davanti alla ricostruzione della scenografia meccanica di Balla, Feu d’artifice, a suon di musica di Stravinskij per i balletti russi di Djiagilev, in cui i ballerini non servono ma le luci, il ritmo illumina i volumi scenografici. Quando hai tirato il fiato, sorprenditi dai costumi da teatro di Balla, dal suo paroliberismo, dagli influssi cubisti di Prampolini, Depero e Fillia, fatti spruzzare da un pò di costruttivismo e immergiti nell'areopittura. Ehi metti la cintura di sicurezza perchè se ricordi il punto 11 -Noi canteremo [...] le locomotive dall'ampio petto, [...] il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo[...]

Il quadro di Crali 'Incuneandosi nell'abitato' ti toglierà il fiato, ti darà la sensazione di quegli Icaro senza ali che è la maggior parte di noi. 
So che adesso sei stanco, ma ti dò uno spunto per sorridere e per riflettere: alla tua sinistra, in un colore celeste improbabile, la riproduzione di una scultura di Renato di Bosso dal titolo Pilota stratosferico. E' del 1938. hai il muscolo corrugatore attivo, ti ricorda qualcuno. Anche a me, vedo che strizzi gli occhi per spremere il cervello. Ecco! Adesso ricordi, il muscolo zigomatico ti allarga il sorriso. E' uguale a Buzz Lightyear di Toy Story.
Ok, le luci della ribalta futurista si stanno spegnendo ma c'è un piccolo omaggio in fondo in fondo, prima del corridoio che ti porta all'uscita, ci sono tre Fontana e due Burri. Se ti piacciono goditeli a dispetto dei tuoi piedi agonizzanti, della tua schiena cedente e della stanchezza dilagante.

FUTURISMO - 1909 - 2009 Velocità + Arte + Azione
MILANO, PALAZZO REALE
6 FEBBRAIO al 7 GIUGNO 2009

E fuori piove

Ci sono appuntamenti a cui non puoi mancare, neanche se Milano decide che deve avere di nuovo i tetti, le strade e i suoi cittadini bagnati fino all'osso. E' un anno piovoso, mettiamo radici e produciamo muschi e licheni ma i fiori sugli alberi ci fanno timidamente sperare che prima o poi i cieli blù cobalto di giovedì scorso si ripresenteranno copiosi ed in fila per due.
Piove più o meno distrattamente, attraverso l'acqua delle pozzanghere per vedere l'acqua dell'arte. 
Vado a vedere Anima dell'Acqua, da Talete a Caravaggio, da Segantini a Bill Viola. Grondante acqua sfilo accanto ad una fila chilometrica che acqua sfida per vedere la mostra sui Samurai. Piove acqua dentro l'ombrello nero, sgangherato e prestato visto che, grazie alla mia sbadataggine, il mio mini ombrellino azzurro, che dall'acqua ripara solo la chioma, non lo trovo più. 
Salgo gocciolante le scale di Palazzo Reale, pago il biglietto e mi incuneo per i percorsi della mostra: gli spazi sono piccoli, stretti e angusti, c'è folla. Accedere alle spiegazioni è difficoltoso così come vedere le opere ma quelle che ci sono, sono talmente belle che ti scordi di tutto il resto. Allo spettatore viene chiesto se l'acqua ha un'anima e a partire dai miti di teogonia acquatica delle antiche civiltà, passando dalle ipotesi sull'origine del mondo formulate dalla filosofia di Omero, Socrate, Platone, Aristotele, e attraverso Bellezza, Viaggio, Morte, Paura Trasformazione e Purificazione la risposta affermativa alla domanda arriva fluida. 
L'acqua si trasforma, si rigenera, piove dal cielo, 'passa attraverso' così come lo spettatore passa attraverso le sale, strette, labirintiche o ampie come attraverso le anse di un percorso fluviale. (lettura di un concept di mostra a cui invece più prosaicamente la tortuosità è attribuibile alla ristrettezza dello spazio assegnato)
''Water, is taught by thirst'' dirà Emily Dickinson nella sezione Trasformazione, l'acqua è insegnata dalla sete.

Simbolica sete di conoscenza, inizialmente, che si intuisce dai busti di vari filosofi e di Talete che ci introduce con il suo pensiero:
Dalla terra nasce l’acqua, dall’acqua nasce l’anima.
E’ fiume, è mare, è lago, stagno, ghiaccio e quant’altro.
E’ dolce, salata, salmastra.
E’ luogo presso cui ci si ferma e su cui si viaggia
E’ piacere e paura, nemica ed amica
E’ confine ed infinito
E’ cambiamento e immutabilità, ricordo ed oblio,
Principio e fine.

Acqua archetipo di vita, placenta fertile della Dea madre, elemento femminino per eccellenza, bellezza incontrastata delle grandi Madri di tutta la tradizione mediterranea, sostanza preponderante del corpo umano, alveo di tutte le cose, urna carnale di vita portata da Tuaret, la dea protettrice delle donne incinte con corpo da ippopotamo gravido e coda di coccodrillo, o da Iside che con un liquido magico e terapeutico rigenera il mondo, acqua simbolo di vita ma anche di paura, di morte (L’armadio dell’acqua nera” di Fabrizio Plessi).
Acqua madre di vita, liquido amniotico, fluido nutritivo raccolta in una sala dalle pareti rosse, evocative del ventre, che diventa latte versato dai teneri seni delle Madonne che allattano, nuove dee madri, iconograficamente sdoganate dal Concilio di Efeso e trasformate in Madri di Dio, colte nel gesto supremo di dare la vita dopo il parto, di dare nutrimento e sostanza al Figlio, metafora di tutti figli dell'umanita. Seno rigonfio di latte che si trasformerà da quello della “Madonna dell’Umiltà” di Masolino da Panicale ad Arca dell'alleanza nella Madonna del Parto di Piero della Francesca (non presente in mostra). 
Acqua che, come il latte materno, disseta e rigenera, divenendo fonte a cui abbeverarsi, acqua sorgente di amore a cui si appressa la giovane coppia di Segantini ne “L’amore alla fonte della vita'', acqua sorgente di Bellezza eterna, pioggia che dà vita, pioggia dorata di fertilità che inonda la fonte in cui Venere si bagna, fonte fra le pareti degli affreschi pompeiani in cui sembrano vivere i versi allegri degli uccelli mediterranei…l’usignolo, la rondine, la quaglia…nascosti tra le rigogliose fronde delle piante. Ancora fonte di salvezza dalla morte per Ismaele sulla tela di Cantorini "L'arcangelo Michele con Agar e Ismaele nel deserto" o nella statua raggelante per il suo verismo di ''Ismaele abbandonato nel deserto'' di G. Strazza

L'importanza dell'acqua per lo sviluppo delle civiltà mediterranee attraverso pezzi archeologici strabilianti come crateri a figure nere e rosse, o letta attraverso le peregrinazioni di Enea, degli Argonauti,  e di Ulisse simbolo del viaggio per eccellenza provato, stremato, assetato di conoscenza e curiosità, ritratto, fermato incorporato nell'attimo in cui le sirene ghermiscono l'anima con il canto in uno struggente, evocativo ed affascinante "Ulisse e le Sirene" di Herbert Draper. Il mare è distesa enigmatica, inquietante.



La fonte come specchio in cui ci si riflette, ci si trova, ci si perde come Narciso alla Fonte di Caravaggio, immagine di chi va verso le oscure acque della Morte per troppo amore di sè (Chi guarda allo specchio dell'acqua vede per prima cosa, è vero, la propria immagine. Chi va verso se stesso rischia l'incontro con se stesso. C.G. Jung); l’acqua sempre in movimento, permeante si trasforma nuovamente in urna di morte, bara trasparente, grembo materno a cui si abbandoni Ofelia, mai consapevole di sè, destinata a pagare per le colpe altrui con l'oblio della morte. 
E l'acqua è ancora il mare con il mito del ratto di Europa e il terribile mito della Gorgone 
Mare che nasconde  ansia e paure inconscie: ''Ricordati che i mostri non muoiono, quello che muore e' la paura che incutono'' (prometeo di Cesare Pavese)
Acqua fluviale dei riti abramatici, dell'immersione, del battesimo, della rigenerazione, della purezza che lava i  peccati, che monda le colpe chiude la mostra con quadri, fra gli altri di Mattia Preti e Tintoretto. 

Per chi come me dall'acqua del mare viene, per chi dal mare ha tratto origini, per chi l'acqua del mare la sente dentro, per chi dell' acqua specchio infinito, mutevole e saccheggiato, inquinato, impoverito, martoriato, presente nell'anima anche quando lo sguardo è soffocato dai palazzi, non fa a meno nel pensiero, nel sospiro e nella melanconica nostalgia, per chi ama l'acqua del fiume scorrere, per chi ama gli schizzi dei piedi di un neonato nella vaschetta da bagno, per chi sciupa l'acqua e per chi l'acqua la risparmia, consiglio di vedere la mostra aperta fino al 13 Aprile. 

"E' dall'acqua che tutto scaturisce!
E' nell'acqua che tutto si conserva!
Oceano,dacci la tua azione eterna.
Se tu non mandassi le nuvole,
Se tu non gonfiassi i torrenti,
se non portassi acqua ai grandi fiumi,
che sarebbero i monti,
le pianure e il mondo?
Sei tu che conservi
la vita più florida"

Goethe


Anima dell'Acqua, da Talete a Caravaggio, da Segantini a Bill Viola a cura di Elena Fontanella e Cosimo Damiano Fonseca,la mostra è inserita all’interno del progetto EnergiAcqua ideato e realizzato da Fondazione DNArt condiviso e sostenuto da Regione Lombardia Assessorato alle Reti e Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo Sostenibile, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. 
Palazzo Reale Milano fino al 13 Aprile