mercoledì 24 settembre 2008

Parto per una settimana

...non vorrei ma devo.
Non ho good vibrations ma non importa sono qui e tutto va fatto.
Ho ricevuto l'altro ieri una mail da una persona a me carissima, mi ha trascritto una poesia. Calza a pennello per alcune cose.
A lui dico, a me dico Hai ragione, bisogna rischiare, hai ragione bisogna cambiare, hai ragione bisogna chiedersi e domandare e conosco il tuo senso di responsabilità.
Immagino i foschi pensieri che ti tagliano fra ciò che ti dà il librarti nell'aria e rimanere con i piedi per terra. Ma a terra c'è molto e con quel molto voli tutti i giorni anzi credo che quegli occhi, quelle mani che sanno di te e che ti chiedono e guardano ti fanno fare viaggi interstellari.
Ho di nuovo in mano un libro di Richard Bach, un altro caso? Non credo!
Ti ho promesso che ne scriverò, lo farò.
Comunque la poesia fa così e pubblico i pezzi che mi sembrano più interessanti, casso quello che trovo vagamente demagogico poichè ritengo che i consigli sensati abbiano un senso altrimenti non lo sarebbero, perchè penso che non tutti possono cambiare il lavoro anche se quel lavoro non li rende felici, perchè penso che muore anche lentamente chi non si assume le proprie responsabilità di essere umano.
Quindi, mio meditabondo e caro amico, lentamente muore solo chi non rimane fedele a se stesso e chi si prostituisce per pochi denari o per delle poltrone o per il corrosivo senso del potere.
Hai i tuoi piani di volo, hai il tuo vento fra i capelli, hai il 'è bellissimoooooo' anche se stai con i piedi per terra.
Madama Morte porta con sè la falce ed il sacco della riflessione.
Vola comunque anche da fermo, vola volando e lentamente vivi godendoti ogni istante.

La poesia è di Martha Medeiros


Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorso (...) chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione (...)

(...) Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

(...)

giovedì 18 settembre 2008

Ditta Levantino

La ditta Levantino a Palermo è quella che viene citata di più se si parla di traslochi e trasporti.
Fra i miei amici di teatro (e comunque di vita) c'era anche la battuta circa una persona alquanto tondetta che diceva: Chiama la ditta Levantino per catamiarlo! (spostarlo, farlo muovere).
Ecco! fra le tante altre cose del 2008 mi sento molto ditta Levantino.
Ho aiutato in tre traslochi e ne ho fatti due personalmente.
Oggi è il terzo che faccio con l'ufficio e di nuovo scatole, scatoloni; leva carte, metti carte, archivia, sistema, ricomponi e così via.
Non so più se sono io che sto ferma e tutto il resto mi gira intorno o sono io che m'affanno e tutto resto del mondo è fermo.
Propendo per la seconda.
Un'altra cosa curiosa di questo 2008 è che sono passata da spazi immensi a spazi piccoli e angusti. Personali e lavorativi.
Non so più se sono io che mi rimpicciolisco ed il mondo aumenta a dismusura o il mondo è sempre tondo con i suoi tropici al posto giusto mentre io mi dilato.
Propendo per la prima tenendo conto anche dell'ultima 'pesa' stamattina.
Comunque sia, adesso vado a casa con la schiena dolorante e ricoperta di polvere di archivio e con una strisciante idea che spero si trasformerà in convinzione: devo accettare le cose come vengono e quando non vengono bene provare a farmele scivolare addosso.
Mi fermo e mi rimpicciolisco fino a sparire e poi riappaio sotto altre forme come Maga Magò.
E adesso scusate passo in libreria a cercare il libro delle formule magiche!

Pensieri di donna sposa

Io ti ho dato molto e molto ho ricevuto. 
Io sono ancora qui, spesso ormai non mi vedi o fai finta di non vedermi ma sai che sono qui, che, nonostante i pianti, i singulti, i pensieri gialli e neri come corvi, sono qui che ti curo.
Non è difficile parlare di un libro, non è difficile parlare di un pensiero. Tu ed io soli con noi. Da quanto tempo non stiamo soli? 
Siamo soli, invece e questo fa male. fa male al cuore, all'anima, al fisico.
Il tempo non è un amico dolce, non ti perdona. Segna il viso, il corpo, accartoccia le giunture, invecchia le viscere. 
Sudi ancora per remare controcorrente sul tuo guscio di noce. Non sei mai stanco o quantomeno non dici mai di esserlo. Non ti lamenti ma sei dolorante nel fisico, nell'anima. Non sei più un ragazzino eppure t'affanni come se lo fossi. Io ti vedo, cosa credi, per questo ti contrasto nei tuoi agire perchè a volte sono folli, controcorrente, assurdi, impossibili. Sei cocciuto, chiuso, indurito. 
La vita ti ha presentato conti pesanti, esosi, impagabili e nonostante tutto hai sempre fatto fronte ai tuoi impegni ma sempre girando intorno alla casa. 
Eppure la nostra casa è solida, le fondamenta le ho scavate per bene e ha resistito a maremoti, terremoti, diluvi ed inondazioni.
E io? Io sono qui, cucino, preparo, lavo, stiro, sistemo e mi prendo cura di te anche se urlo, piango, tremo. 
Vorrei farti capire che sono sempre con te anche se i caratteri sono contrastanti. Vorrei sentire il palmo della tua mano scorrere sulle mie guance tonde. Vorrei che mi dicessi 'sei bella', a volte una sorpresa, un fiore, una piuma di un cuscino, un cucchiaio di legno, quello che vuoi, avvolto in una carta lucida e con un fiocco sopra e la tua voce che dice: 'ecco per te.' Mi sorprenderesti, mi sorprenderei.
Non chiedo, non più ma io ci sono, sempre, qui, per te, per noi, per i ragazzi. 
Il tempo scorre, prova a sederti qui vicino sulla poltrona, davanti al camino, prendimi la mano, carezzala e passa il tuo tempo con quello che vale, che c'è ora e non pensare che ci sarà. Non sempre ci è concesso il domani, viviamo oggi con due castagne, il formaggio ed il miele da metterci su. 
Ingabbia il tempo del lavoro a cui hai dato la vita e goditi quello che ci è concesso, perso nel mio sguardo, in quello di un bambino bellissimo, in quello di suo padre orgoglioso.
Sono qui, siamo qui con le nostra urla silenziose di richiamo. Torna alla casa, torna da te, rimani con me. 
Così semplicemente noi. 

(dedicato da m a p attraverso il tremore del cordone ombelicale che non si trancia mai e che intinge nel calamaio delle mie sensazioni.)

domenica 14 settembre 2008

retroattività

...dicevo che avrei recuperato
Sto trascrivendo pian piano le emozioni dei giorni in cui non ho avuto voglia di accendere il mio pb. 
Per chi ha voglia di leggere ancora qualcosa di me. 
A breve realizzerò una piccola cosa che spero funzioni e se non funziona, beh, ci avrò provato. 
Adesso faccio una doccia e me ne vado a vedere un filmone: kung Fu panda. E domani chissà Hancock ma devo ancora decidere chi mi seguirà.
Buon fine domenica. 

mercoledì 10 settembre 2008

Il ballo scomposto degli interrogativi ad uncino

Lo so, devo recuperare. Recuperare in tutti, molti, troppi sensi. Recuperare sul blog innanzitutto.
Puccio mi ha detto che ho lasciato i mie fan all’asciutto (curioso, non ho mai pensato di avere fan)
C’è un dato di fatto che giustifica la mia assenza. Il periodo è stato soffocante, abbrutente e stancante. E’ così quando devi salvare il salvabile, è così quando devi ricostruire il puzzle della tua esistenza rotto da uragani che durano mesi.
Prima bisogna cercare tutti i pezzi sparpagliati qua e là nei recessi del tuo corpo: anima, mente, sangue, fegato, stomaco, mani, piedi, sistema simpatico, nervoso, linfatico, reni e quant’altro componga questo mio essere di carne.
Raccoglierli tutti e iniziare a farli combaciare ma i tagli, gli strappi, le pieghe, purtroppo, non si cancellano e rimangono lì a ricordarti che l’uragano c’è stato ed è bene non dimenticarlo. Quei pezzi stropicciati, malridotti ti fanno sempre guardare il cielo nero con il timore che ancora non sia finita. E non lo è.
Oggi mi hanno detto di non mollare. Io ho risposto che non mollo ma a volte… beh a volte è dura, a volte, sdraiata sul divano, la notte mi chiedo, mi domando, cerco di raddrizzare le curve dei miei punti interrogativi ma loro si ostinano a riprendere posizione e a fare anche di più. Si girano a testa in giù e diventano uncini che mi si conficcano sotto le ascelle, sui muscoli cervicali, alla base del collo, sui fianchi e fra le dita dei piedi, mi tirano su come una marionetta e mi fanno ballare. Ecco. Per ora eseguo il ballo scomposto degli interrogativi ad uncino.
Non mollo ma a volte… a volte, come oggi, si decidono le sorti. Ci sono date che non si scordano, ci sono numeri che ritornano.
Ci sono numeri che ritornano nella mia vita: l’1, il 9, il 18 ad esempio e combinazioni di questi numeri. L’1 è sempre un inizio ed una fine. L’1 sono nata, l’1 sono rinata, l’1 muio e rinasco. Il 18 era una data sognata, il 18 è una data di rottura, di chiusura, il 18 torna ad essere una data di speranza e di sogno. Ma i miei numeri non vanno in linea retta, si chiudono sempre in un cerchio che dà continuità a se stesso. E rotola, rotola lungo la carne del mio corpo, carezzando l’impalpabilità dell’anima onnipresente, segue il perimetro e poi ritorna in bocca, lo inghiotto, segue il percorso degli organi interni per poi tornare su dalla gola e fuori dalla bocca. Ho scoperto che i miei numeri, i miei cerchi non si fermano mai.
Non linee rette, spigolose, non frecce che si conficcano ma rotondità che fanno male quando incontrano un’ asperità, saltano sulla roccia, ricadono più o meno fragorosamente, si feriscono, si tagliano, a volte sanguinano, fanno il livido e poi si rigenerano.
I miei numeri rotondi mi danno alla fin fine motivo di tranquillità, nel fondo dei cerchi si sedimenta un liquido di speranza bianco profumato di gelsomino e quando loro girano, il liquido va in circolo, si spande e macchia il liquido denso, grigio delle deiezioni lasciato dagli uragani.
Sono piccole venature che rompono la stasi dell’oscurità.
Piccole venature, piccoli oggetti, piccole presenze. E’ la presenza delle piccole cose che rende tutto speciale, diverso, unico. Piccole presenze che diamo per scontate e che invece sono perno, cardine, cuscinetto, cerniera, olio per far aprire e socchiudere la porta dell’esistenza.
Le piccole potenti presenze.
Bisogna farne buon uso, non scordarle, non banalizzarle perché quando non si trovano più nei cassetti disordinati della vita quotidiana ci si rende conto di quanto siano importanti.
Un sorriso, una carezza, il profumo della pelle, il bacio della buonanotte, un abbraccio, la condivisione, i ricordi, i viaggi…..tante piccole venature bianche profumate fra il liquido denso delle deiezioni.

venerdì 5 settembre 2008

COMING SOON

Rientrerò.
Per ora sono anestetizzata dal lavoro fino a notte e in fondo non mi dispiace.
Ho ripreso la penna ed il calamaio (modernamente la bic) e scrivo sui miei quaderni, frasi, pensieri e tanto altro. Ho tutto ben conservato e lo riporterò su queste pagine. Ma il tempo è tiranno e io lotto per salvare il salvabile ed avere piccole certezze per domani e domani l'altro e l'altro ancora.
Poi sarà un fiume quando avrò il tempo e anche la voglia di accendere il mio pb che giace lì con la polvere da agosto.