mercoledì 11 agosto 2010

Improvvisamente un flusso

Non ho ben capito perchè improvvisamente un flusso si blocca, una mano invisibile chiude un massiccio rubinetto di ottone e interrompe il flusso di acqua calda. Il rubinetto è di quelli di foggia antica le cui estremità, a mo' di pomelli allungati, si incastrano fra le dita. Quei rubinetti che non ti permettono di miscelare. Aprendo il rubinetto può e deve uscirne solo acqua calda, bollente, ustionante. Fiumi di parole laviche. Il flusso tiepido non è ammesso nè accettabile, quello freddo tollerabile per poco.
La mano ha afferrato di nuovo il rubinetto, ha dato uno strattone, l'ottone si è lamentato, ha cigolato ma ha concesso il passaggio dell'acqua, dei pensieri, delle parole.
Perchè si scrive? Perchè si racconta? Perchè si fotografa?
Per firmare un attimo, per fermare un tempo, per imprigionare un luogo, per ritrarre una persona, per arginare il senso della fugacità di cui siamo impregnati. Scrivere è puro egoismo venato di labile sentimentalismo, è moto dello spirito indomito alla finitezza e schiavo del senso di conservazione.
Scrivo della mia vita, di ciò che accade, di ciò che sulla pupilla e sulla pellicola del cervello rimane impresso per evitare che tutto, l'immagine, il ricordo, la persona, il luogo, transiti verso l'infinito limbo della dimenticanza.
Chi scrive colleziona le sue esperienze, le cataloga come un bravo antiquario, scrive la targhetta, li mette sullo scaffale e ogni tanto spolvera leggendo. E io da bravo antiquario (certifico l'esperienza reale!) cerco, vedo, compro le esperienze, i luoghi con il cuore gli occhi e i sensi per potere bloccare la transitorietà di uno sguardo, la sensazione di una carezza, il brivido di un sorriso o la barca a secco sulle spiagge di zanzibar.
E come in un attimo infinito tutto ha fine in questo punto.
Punto.

venerdì 1 gennaio 2010

capodanno

ho solcato milioni di persone che formavano onde di movimento,
sono scappata da un mare di teste ondeggianti in attesa di insinuarsi in una roccia di cemento
la prua della mia nave mi ha condotto, dopo avere doppiato Capo Nord,
alle falde di una scalinata rocciosa,
ha mollato gli ormeggi
e quando la stella del Nord ha trovato il suo posto,
milioni di piccole luci sono rimbalzate sul cielo e si sono consumate in un battere di fuoco.
Il freddo è pungente nelle notti, nelle prime notti di mare.
Buon inizio di navigazione, la polena l'abbiamo restaurata, confido nel lavoro fatto.
andiamo capitano,
l'onda ci muove di nuovo, salpiamo, non è nostro destino l'immobilità.

domenica 27 dicembre 2009

tavole di infinito

Non è forse il nostro infinito, bidimensionale?
Guardiamo dal piano di una prospettiva che pensiamo 'alto' ma in che in realtà è a livello di una linea retta.
Il nostro massimo infinito è la finitezza del secondo.
Mi chiede S. perchè se mai è per sempre perchè per sempre non è per sempre.
Perchè mai è un finito come lo è per sempre. Mai e per sempre finiscono con l'ultimo battito del cuore e l'ultimo soffio di fiato.
Il nostro infinito è irrimediabilmente bidimensionale.

sabato 19 dicembre 2009

Due occhi sette cuori

Quando arriva si è girato e rigirato nella sua cacca, è sporco, maleodorante e ti guarda con degli occhi assolutamente sciropposi. Allunghi le mani dentro la piccola prigione che lo ingabbia e lo tiri fuori, trema come una foglia questo francobollo peloso che sta in una mano e ha la coda a cuore.
Senti tua madre che urla che non vuole animali in casa e l´índomani la trovi alle 6 di mattina mentre lo culla riparandolo dal freddo, questo meraviglioso figlio di Dio.
Lo guardi adesso, cieco, sordo, senza pelo ma con la sua solita inarrestabile fame e con il suo indomito carattere da rompiballe che vuole, pretende ed impone la sua presenza e ti chiedi quando finirà. Rosa, Africa e gli altri sono zompettati nel paradiso pieno di ossi da spolpare e coccole da ricevere. E lui?
Lui invecchia sul suo divano, scodinzola ogni tanto e vegeta, sarà ancora piu triste che per gli altri migliori amici a 4 zampe, vederlo andar via con San Bernardo e San Francesco.
Anni di vita, morsi e morsetti, risate e giochi che andranno via in un warf.

il Suo natale

sparge, riso bianco alla fermata dell'autobus per nutrire gli uccelli.
sale, aggiustandosi la gonna rattoppatta
spinge il suo corpo sopra un sedile
siede affaticata dal peso del isolamento

scruta i miei occhi distratti gettati fuori dal finestrino

sibila la sua bocca nervosa: Spiriti, Spiriti, Spiriti.

sta, in silenzio per tre secondi, soffia di nuovo i suoi spiriti verso di me e raccoglie le mie pupille distratte.
sa lei quanti spiriti ci sono qui? sei, sette, attorno a me, attorno a lei.

squarcia il velo di stupore che si è creato intorno e comincia a urlare, inveire.
spiriti, chi vi capisce.
solo io, qui sono tutti ingannati, non capiscono, non ascoltano, non vedono.
sono solo menzogne, vi ha detto solo menzogne. La chiesa ha mentito.
salva i tuoi bambini dalle bugie del natale, sono loro che hanno inventato tutto e ti dicono Natale.
sappilo, sono loro che ti hanno ingannato.
suore, maledette.
so io cosa dicono, mentono ma a me no, adesso non più.
stavo davanti a loro e ho urlato ieri che erano bugiarde. Non hanno detto niente, niente, niente.

Scende un silenzio imbarazzato mentre la sua voce sovrasta ogni risatina isterica. Le sue dita mi chiamano.

Sono qui gli Spiriti che mi parlano. Loro sanno che io li vedo. Io li accarezzo.
sentili anche tu.

scivola il suo dito sui miei capelli, s'attenua la sua voce.
sussurra Spiriti Spiriti Spiriti, andranno via le menzogne che ci hanno imposto. Non fate ai Vostri figli quello che vi insegnano. gli spiriti vi seguiranno.

Scivola via dal bus con la sua voce roca, ammonitrice medievale, lascia una
Scia di inquietudine e mistero.


giovedì 17 dicembre 2009

Spargimenti di ... cultura

Ci risiamo bella gente, spargo, domani, un altro pó della mia ineguagliabile cultura.
Scherzo! (ma non troppo) Domani conferenza a Tirana sulla mia tesi, devo dire che non sono preoccupata per me ma infastidita da una simpaticissssssima donna alquanto ingessata nel suo ego smisurato, rigida nell´orifizio anale e prolificamente prodiga di cattiverie orali.
Non posso scriverne il nome tantomeno posso dichiararne il ruolo peró posso ringraziarla per i nervi che mi ha fatto prendere, per come ha tentato di denigrare mio padre e per la bella figura (con mio sommo disdoro) di cui beneficerá per merito mio.
Non se lo merita ma me lo merito io e questo basta.
Dunque grazie anche se mio malgrado ho scoperto che scuse o ringraziamenti, anche se fatti col cuore, non sempre sono graditi.
A ben pensarci anche a me non importa piú di tanto, quando si é umanamente, sentimentalmente e cerebralmente un gradino sopra gli altri lo scarto dei pensieri e delle azioni degli altri non contano.
(Oggi é la giornata Claudia über alles e va strabene cosí)

martedì 8 dicembre 2009

Siamo tutti Indiana Jones

Chi termina di fare una ricerca sa quello che c´è ma inevitabilmente sa anche quello che non c´è.

Semplice, razionale e chiarissimo.

Iniziare è relativamente semplice. Línizio puo´essere frutto di un caso (manca qualcosa, senti il bisogno di sapere, sbadigli e vuoi sapere perchè, una crepa ha invaso il muro della tua vita) oppure ti focalizzi su un oggetto/soggetto di ricerca e cominci a cercare, normalmente il tempo della ricerca è un tempo finito sia che lo vogliamo sia che non lo vogliamo. Conosco persone che ancora cercano una risposta e continuano a scavare nei meandri di libri, di conversazioni, di sguardi, di fotografie, di appunti. E´molto probabile che sarà il Tempo a tirare il filo della loro ricerca e a tagliarlo sulle loro teste canute scrivendo la parola fine ma ci sarà anche chi padroneggierà il tempo e farà un nodo scorsoio sulle sue lancette.
Gli ultimi possono essere, non so, studenti laureandi, gli altri li possiamo definire i ricercatori tipo Indiana Jones. Chi ricerca il Santo Gral cerca LA risposta e LA risposta è nel labirinto della conoscenza.
Non parlo solo di ricerca del senso della vita ma anche del senso che si vuole dare alla propria vita, in questo caso la ricerca ha da tenere in considerazione anche la variante dell essere sociale e del modo di relazionarsi. Mettiamo che qualcuno abbia trovato, alla fine di una lunga ricerca la formula per stare bene insieme con il suo altro e con gli altri e abbia trovato un giusto equilibrio per la sopravvivenza, intervenendo la variante della casualità (cane trovato in mezzo alla strada ed accolto in casa che fa pipi´ovunque, amica del fratello che litiga con la cognata, meteorite che atterra sul giardino) il ricercatore si accorge di quello che manca ed inizia un nuovo processo di ricerca. E si entra in un loop anche involontario, fosse anche per la scatola di pelati dal pizzicagnolo.
In fondo cerchiamo tutti e tutti sappiamo quello che c´è e quello che manca e quando quello che manca supera quello che c´è, forse è meglio chiedersi perchè e ricominciare con la ricerca.
Siamo tutti Indiana Jones.