martedì 6 ottobre 2009

Sud tirol e lavoro (anche)

Silenzio, ascoltate, scoltame, scoltéme,
ve vago a contar de Giganti e Vivéne,
de Stempe, Stemponi, incantesimi e Nani.
Ve vago a contar storie vècie de ani.


Tre ore per vedere I verdi, tre ore per sentire odore di pulito, tre ore per sentire il freddo terso sulla pelle, tre ore per assaggiare una vellutata di castagne da urlo. Poco importa, se rientrando la prima notte, sei in compagnia di un moscone nella stanza degli gnomi, dove per entrare in bagno devi aprire la porta, infilarti di profilo, chiudere la porta e poi dividere 35cm con il box doccia, il lavabo e il wc. Importa poco davvero se per far uscire il moscone devi aprire la finestra e respirare l’aria fredda e di mucca attiva, sei proiettato davvero in un mondo di fate e di gnomi dove l’indomani l’ospite ti fa trovare il pane di nocciole e castagne, il pane con i semi di zucca, lo yogurt, la marmellatina, tutto rigorosamente fatto in caso ad esclusione del latte della mucca Guendalina, fatto rigorosamente in stalla**
La colazione consumata prestissimo ci fa decidere di andare a piedi a Santa Maddalena, l’ufficio turistico apre dalle 10 alle 12, non abbiamo, quindi, i tracciati dei sentieri, chiediamo e ci perdiamo, solo l’ultimo giorno capiremo che in Tirolo se ti dicono 50mt la distanza è di circa a 300mt, se ti dicono è facile almeno qualche lieve difficoltà la incontri tipo una pendenza da scarpe da trekking serie, se ti dicono il percorso è segnato, l‘indicazione è molto oltre.
Finite in statale chiediamo, ci chiedono in un italiano con accento tedesco Chi ci ha dato le indicazioni, se amici o nemici e ci spiegano che è mattina. Il terreno è terribilmente scivoloso, meglio prendere il bus, così facciamo, attraversiamo la Val di Funes e arriviamo a Santa Maddalena, centro nevralgico della Festa dello Spek. Si, lo ammetto sono lì per lavoro ma ogni tanto capita di andare a fare una trasferta interessante e rigenerante o no?
Santa Maddalena è un paesino microscopico, ‘a monte’ (così dicono qui) del paese la chiesa di San Giovanni, che svetta in un incrocio di prati erbosi, mucche, una vecchia scuola, un maso e lo scenario impressionante delle Dolomiti alle spalle (esattamente le vette dell’ Odle). La giornata è blu cobalto e i denti delle cime delle Dolomiti sembrano volerlo mangiare.
Parlo con alcuni contadini del luogo e in un misto di tedesco e italiano mi raccontano che la chiesa sorge proprio nel luogo in cui il Rio Fopal trascinò a valle, tra le acque, il quadro miracoloso di Santa Maddalena. Mentre un’altra leggenda vuole che nel maso Oberkantiol vivesse un contadino fortunato. Le sere che precedevano le domeniche ed i giorni di festa quando sentiva suonare le campane abbandonava felice il suo lavoro. Un giorno però le campane suonarono mentre stava tornando al suo fienile con il carro carico di covoni di fieno. Egli volle ancora lavorare e scaricare il fieno. Lo scampanio si interruppe improvvisamente e da allora nessuno lo sentì più e il contadino non ebbe più fortuna, capì di avere commesso un terribile errore e per espiarlo, il contadino decise di fare costruire la chiesetta di Santa Maddalena, individuò un posto che riteneva adatto ma i lavori furono interrotti perché un carpentiere si tagliò una mano ed un altro si tagliò un piede, il loro sangue bagnò i trucioli del legno. Arrivarono strani uccelli che presero i trucioli e li ammucchiarono in cima alla collina dando loro la forma di una chiesa. Il contadino del maso Oberkantiol fermò i lavori nella valle e fece costruire la chiesetta di Santa Maddalena sulla collina.
Il che dà il senso di quanto religiosi e legati alle tradizioni siano queste persone, ed è commovente perché riscontro le radici, il legame al territorio e il senso della famiglia, quello genuino e vero, anche nei vestiti tradizionali che indossano tutti nelle occasioni.
La domenica ha colori e odori che fanno male per quanto sono belli, parlare con gli americani, gli austriaci di speck, produzione ed importazione fra un bretzel, una birra, il sole che ti brucia la pelle e un muggito di mucca ti fa stare bene.
Ah se si potesse lavorare sempre cosi`.
la campana di san pietro suona le sei è tempo di andare, tutto il bello di tre giorni si accartoccia sul grigio dell´ asfalto interminabile e di sei ore di coda infinita. Milano brucia tutto anche il bello di un bel week end di lavoro.

** tengo a precisare, nel caso improbabile che qualche NAS dovesse imbattersi nel mio blog che la signora segue tutte le norme igienico sanitarie richieste dalla legge e che il latte era pastorizzato ma essendo io, me medesima, in quel contesto adoro pensare che una mucca di nome Guendalina facesse il latte e che questo fosse sul mio tavolo. (Garni Turm - Gufidaun 50, 39043 Klausen Eisacktal tel +390472 844121)

1 commento:

Jamì ha detto...

Puoi comprendere adesso perchè ogni anno vado nel mio rifugio alpino per disintossicarmi dall'aria mefitica delle città e dagli egoismi degli umanoidi e ritornare con la memoria al mio passato felice