Diamo un senso a quello che vediamo, legati ad un alfabeto incatenato ma se in quella catena di vita si applica una cesura temporale voluta, desiderata, inattesa la sequenza delle lettere si interrompe e si inanella una lettura inusuale.
Un'ora taglia una lettera, un'ora fa saltare una d ed unisce una C ed una E, trasformandole in maiuscole che si stagliano su un letto di lettere minuscole. Nella fusione CE un momento di ritrovata vita parallela in un paesaggio di universo che gli scorre accanto con cieli stellati, frange di stelle comete che si polverizzano in batuffoli dorati ed inconsistenti. Fuori dal tempo ordinario, inchiodati gli occhi nelle pupille si sentono i fremiti degli aliti della giovinezza, un giro di do di una chitarra che vibra sull'acqua del mare, si percepiscono i guaiti di una sirena d'allarme di una corda tagliata troppo presto, in un'ora ci si chiede perché e se, perchè e se perdono di consistenza quando la pelle si intreccia fra le rughe delle nocche. Non ci sono rughe nel tempo dell'anima. Scintille di sguardi accendono fuochi d'artificio le cui luci di ricaduta bruciano le vesti alla parola arrivederci.
Una strada d'asfalto dilata il tempo della vita e fa rimbalzare la lettera d al suo posto, lì dove è sempre stata perché è lì che in questo mondo doveva essere.
Nell'ultimo e laterale universo che ho conosciuto, la C è vicina ad un E, ma in quell'universo, forse, in una contrazione del tempo, di un'ora di batuffoli dorati, la C sarebbe stata vicina ad una P e poi ad una M e ad una N.
Ma tutto questo è solo un universo parallelo di cui noi umani non sappiamo.