sabato 31 ottobre 2009

Endo...che?

Tutto quello che faccio di questo post è un banale copia e incolla, mi spiace solo non citarne l'autrice che se dovesse riconoscere ciò che ha scritto, prego di contattarmi così da renderle la 'maternità' del pezzo:

E se la violenza si presentasse sotto forma di malattia cronica, dolorosa, invalidante ed i medici ti trattassero da isterica ed esaurita oppure peggio ignorassero quello che gli racconti? E se per avere una diagnosi precisa della malattia, dopo che ti hanno detto che sei stressata, stanca e che sei esagerata, si debbano attendere tra i 7 e 9 anni, possiamo definire anche questa una violenza? E se il tuo desiderio di diventare madre venga a trovarsi tragicamente, improvvisamente di fronte ad una malattia che invece ha lavorato in silenzio e ti ha occluso le tube, ha creato aderenze, sconvolto e distorto i tuoi organi riproduttivi e chi ti sta intorno ti consola con un “E’ la volontà di Dio”? E se per avere un figlio devi spendere tra i 10.000 ed i 20.000 euro andando in terra straniera perchè a casa tua hai una legge che violenta quotidianamente le donne (dicasi legge 40/2004)? E se in pochi anni subisci dai 2 ai 3 interventi in anestesia generale perchè la malattia si è riformata e magari il medico non ha operato in modo degno, si può definire violenza anche questa?
Questa violenza che colpisce circa 3 milioni di donne in età fertile in Italia ha un nome, ENDOMETRIOSI un nome che quando nella maggior parte dei casi lo pronunci ti dicono: Endo…che??
Ecco, questo sentirsi dire endo…che?, è la violenza più grande nonostante tu abbia già fatto decine di visite ginecologiche, decine di volte hai raccontato le tue sofferenze, decine di volte hai pianto e pregato che i dolori passassero, ma quell’endo che?, ti riporta sempre e soltanto a sentirti sola e con un grande senso di smarrimento.
La tua autostima, i tuoi rapporti sociali, la tua vita di coppia, il lavoro va a ramengo a causa sua, dell’endometriosi che si è intrufolata nella tua vita e si è fatta immediatamente viva con dolori al ciclo mestruale sempre più forti, dolori all’ovulazione che ti piegano in due, dolore ai rapporti sessuali che preghi solo che finisca in fretta e con un dolore lancinante nel cuore perchè ti hanno appena detto che a causa dell’ ENDOMETRIOSI, non potrai avere figli.
Però lei è violenta e tenera come nessun’altra malattia perchè con tutte noi si è comportata in modo diverso:c’è chi non ha quasi mai dolore, chi dopo un intervento di pulizia ottimale (quando trovi il chirurgo competente) è riuscita ad avere un bambino anche due e chi invece con terapia ormonale continua (estroprogestinici) riesce a condurre una buona qualità di vita.

C’è chi invece ha subito dei danni permanenti come una resezione intestinale, la perdita di un rene o lo strazio del vivere 6/8 mesi con un ano artificiale (il cosiddetto sacchetto); chi invece deve fare i conti con un danno chirurgico permanente come la vescica neurologica ovvero non sentire ed avere più la capacità di urinare spontaneamente e quindi doversi autocateterizzare. E questo senza che si possa rientrare in una categoria protetta per le esenzioni o per il lavoro…niente di niente!” L’ ENDOMETRIOSI di fatto non esiste e se ce l’hai ed in sala operatoria hanno sbagliato pazienza, ti tieni le infezioni batteriche e vai avanti e cerchi almeno di attivarti per aiutare altre donne.
Ora io mi rivolgo a tutti coloro che leggeranno questo post e mi rivolgo in particolare alle giornaliste: ritenete giusto che in Italia nel 2007, l’ENDOMETRIOSI (dopo quello che ho raccontato, che è solo una piccola parte) non sia ancora stata riconosciuta malattia cronica? E che nonostante gli sforzi di tre parlamentari donne (Bianconi, Bianchi, Zanotti) e l’impegno delle associazioni di pazienti, non sia ancora stata approvata la legge che riconosca alle donne affette da endometriosi la possibilità di ottenere l’esenzione del ticket per le ingenti spese farmaceutiche sostenute? Le donne con endometriosi sintomatica sono circa il 65% del totale delle pazienti e purtroppo per chi lavora nel privato, ma anche nel pubblico, l’assentarsi per malattia almeno 3 giorni al mese o diverse settimane a causa degli interventi chirurgici, il rischio licenziamento o mobbing è dietro l’angolo.
L’ignoranza ed il silenzio complice di una parte della classe medica, fa si che le donne con ENDOMETRIOSI si ritrovino a doversi battere con un mostro che le divora all’interno e con i mass media che snobbano o relegano in quart’ ultima pagina le notizie relative agli eventi organizzati dalle associazioni di pazienti. I mass media che dovrebbero fare su larga scala quanto noi stiamo cercando combattivamente di fare: INFORMARE PER PREVENIRE! PER UNA MALATTIA PER LA QUALE NON E’ POSSIBILE FARE PREVENZIONE, L’UNICO MODO DI ARGINARE I DANNI PROCURATI DALLA MALATTIA, E’ INFORMARE. Informare le ragazzine di 20 anni che non è NORMALE soffrire durante il ciclo, che non è normale fare l’amore ed avere dolore nel retto o sotto la pancia, che non è normale avere continuamente la cistite o il colon irritabile.

Una donna forte e coraggiosa ha voluto raccontare la sua vita con l’endometriosi, con le difficoltà legate alla fecondazione assistita ed il suo viaggio “della speranza” in Austria.
Una donna che sostiene ed è parte attiva dell’Associazione Progetto Endometriosi A.P.E. Onlus e che ha fatto della sua esperienza un libro dal titolo forte, ma significativo: “CANTO XXXV - INFERNO - DONNE AFFETTE DA ENDOMETRIOSI”. Il libro è uscito a fine novembre 2007 ed al momento in fase di ristampa.
Veronica Prampolini, l’autrice, è una giovane donna di Reggio Emilia che con rabbia e caparbietà vuole, attraverso il suo libro, far puntare i riflettori su una malattia che coinvolge 3 milioni di giovani donne in Italia. Giovani donne che non possono esprimere al meglio ed in pieno la propria capacità lavorativa e personale.
Veronica ha anche creato un sito internet: www.donneaffettedaendometriosi.it ed un blog http://blog.libero.it/librodade/ nel quale vengono raccolte le numerose testimonianze e ringraziamenti per il suo impegno.
A fianco di Veronica c’è l’ A.P.E. Onlus associazione di pazienti a carattere nazionale con sede a Reggio Emilia che fa del fare informazione sulla malattia,la priorità assoluta.
A coloro che leggeranno chiediamo semplicemente che venga fatta informazione corretta ed esauriente e che non si sottovaluti il problema per l’ennesima volta! Siamo stanche di sentirci classificate come malate di serie “C”, le malattie non hanno codici e circa 3 milioni di giovani donne in Italia hanno diritto a ricevere attenzione ed ascolto.
Grazie!

Associazione Progetto Endometriosi Onlus
www.apeonlus.info

martedì 13 ottobre 2009

La signora delle tazze turche e quella delle rose, temi per indagini sociologiche.

Chi mai si sia addentrato in una fiera agroalimentare aperta al pubblico sa cosa accade nelle corsie.
Esiste una sorta di magnetica attrazione fra il cibo e la gente che induce ad una sorta di compulsività isterica.
Se in uno stand mettono fuori dei piattini di plastica, improvvisamente artigli rapaci si aprono e chiudono con uno scatto sul contenuto del piatto senza l’utilizzo del senso della vista per rendersi conto del contenuto. Ho visto mangiare palline di plastica decorative e sputarle subito dopo con maledizioni ai proprietari dello stand la cui unica colpa era decorare con dei mok up la loro vetrina.

Gli stand che rischiano di più sono quelli che mettono fuori gli espositori con il prodotto esposto sul ring.
Ovviamente ci sono le categorie dei dilettanti, meno scafate, con meno tecnica ed esperienza e che tentennano e si fanno mettere ko.
Seguono, però, le categorie dei pesi medi, così detti perché alla bilancia pesa il loro carrelino/trolley, definibili anche i visitatori alla Óscar De la Hoya. Con stile da puncher, rapinano con tecnica abilissima: si riscaldano, si fermano nel corridoio, respirano, danno uno sguardo, studiano velocemente gli avversari, saltellano con gli occhi, camminano davanti all’espositore e nell’istante in cui lo coprono con il corpo sferrano un montante sul prodotto, afferrano i pacchetti dal basso verso l’alto prendendone il più possibile (pieni o vuoti che siano, la conta dei punti partita si fa alla fine), segue incrocio del braccio davanti al busto e ricaduta delle prede dentro il trolley aperto. Il tutto avviene in pochi secondi e con classe degna del migliore Cary Grant in Caccia al Ladro. Dopo due o tre attacchi andati a buon fine segue piccolo defatigamento o si ritenta l’attacco fino al raggiungimento punti prefissato per il corridoio prescelto.
I Mini Mosca, Mosca, Gallo, Piuma, Leggeri sono senza attrezzatura, per questo pesano poco, al limite una busta di tela di iuta recuperata in qualche stand. Sono più veloci, colpiscono con ganci precisi e stanno in difesa con l’altra parte del corpo, schivano le occhiatacce, i rimproveri e fuggono rapidamente ai bordi del ring.
Nel panorama variegato trovi anche i picchiatori o anche dette facce di bronzo che afferrano sampler, prodotti interi, gadget, barattoli di salse e marmellate aperte portandole via senza i coperchi o che cercano di portare via, ad esempio, una coppa piacentina saldamente legata allo stand; carenti di tecnica e di gioco di gambe hanno potenza e capacità di incassare cazziate potenti e rischi di denunce.
Ma i migliori sono gli aggressori. Tendenzialmente donne, di bassa statura, l’essenza dello stile di questi soggetti è l’aggressione senza soste. Così ‘la signora delle tazze’ o The Koeln Blockbuster*, appostata davanti lo stand della Camere di Commercio turca, priva di tecnica compensava con l’aggressività della razzia, con un destro formidabile riusciva ad afferrare le tazze gadget della Turchia a tre alla volta, schivava il rimprovero abbassandosi per riempire il trolley, affondava il secondo ed il terzo colpo senza sosta. In 2 o 3 minuti al massimo aveva 9 tazze che gli valevano il titolo del campionato razziatore.
Caso più unico che raro in cui il ko lo riceve anche il pubblico che rimane sconcertato e senza parole.
Come nei migliori incontri di pugilato, però, si incontra anche chi, fra una ripresa e l’altra passeggia sul grande ring della fiera portando momenti di inaspettata dolcezza. A colonia vedi girare una non proprio leggiadra donna, con cespugli di rose in testa e sul vestito, casacca nera di maglina, leggins blu e infradito d piume bianche che saluta con un leggero cenno della testa, dispensando sorrisi, stringendo le mani, come fosse una principessa in visita di cortesia al Gran Ballo di beneficenza per i diseredati del mondo.

Stranezze di questo strano mondo.

* mutuo dal soprannome dato a Rocky Marciano

domenica 11 ottobre 2009

La donna coi bretzel nella tasca e altre amenità #1

Sono a Colonia per la più grande fiera dell'alimentare al mondo.
Nei corridoi incontri tutte le nazioni, lingue, colori, vestiti, sapori che questo pianeta ci dà.
C'é il Burundi con il suo piccolo stand da 18mq (per chi fosse curioso espongono con del te e alcuni semi), c'é il Botswana, la Sirya, il Lebanon, tutti i paesi occidentali, c'é il South Africa dove all´interno degli stand vedi solo bianchi e, giusto per un atteggiamento politically correct, alla reception c´é un ragazzo di colore.
Se ben ci si pensa una fiera altro non é se non un microcosmo o una proiezione di quello che nel mondo una nazione è.
Parto dal Sud Africa: l'idea che balza dalla visione dello stand (devo dire abbastanza esteso) é che il commercio, quanto meno quello da esportazione sia in mano agli Afrikaner. Alias il potere, quanto meno economico e finanziario che è quello che muove le nazioni, è rimasto in mano a chi lo aveva, con buona pace delle rivoluzioni epocali.
Finisco con l'Italia: due padiglioni uno sponsorizzato dall' Istituto Commercio estero al piano più basso, nell' altro Camere di Commercio o Regioni (stessi prodotti che si susseguono uno dietro l'altro)con il risultato che chi deve comprare ha già comprato e non sale al piano di sopra lasciando a bocca asciutta le altre aziende italiane. Proiezione di un paese frammentato da milioni di interessi che non fanno il bene di nessuno fuorché dar da mangiare ad enti, istituzioni, portaborse, portapippe, portabagasce, papponi e vuoti neanche a rendere.
Altro effetto sintomatico del vile asservimento, del bieco vassallaggio a quel potere che con una mano leva e con l'altra dà è stata la visita istituzionale del ministro dell' agricoltura Zaia: mentre lui passava stringendo le mani ai produttori e titolari di stand, dietro di lui la corte dei miracoli e/o dei miracolati avanzava lentamente, con incedere elegante per 20 metri di corridoio. Una folla di uomini e donne compiaciuti di essere ammessi alla corte del Re che, arrivato davanti al funzionario di turno, si trovava davanti un prono gobbo di Notredame con le ginocchia semigenuflesse. Bisognava stare attenti a non scivolare sulla bava.
Guardando questa scena medievale, il ricordo corre al saluto del Ministro della Baviera ai suoi che, con la calma e la tranquillità di un uomo investito dal popolo e che lavora per il popolo e che viene con i mezzi pubblici, si siede a tavola con te e si beve una bella birra.

Nella Babele di questa fiera si susseguono feste, incontri, inviti, wurstel, stinchi e quant'altro. Dal confronto con il mondo che incontri e ascolti, stratifichi informazioni: ad una festa incontri dei buyers americani (sia repubblicani che democratici) che ti snocciolano una serie di negatività su Obama che dalla stampa non trapelano (la stampa sarà drogata un pò ovunque?), sono lì a dirti di quanto anche l'Obamone sia stressato dalle lobby di potere che lo tengono in scacco più di quanto non si sappia, di quanto, anche in America, abbiano ritenuto che assegnare a Obama il Nobel sia stata una enormità senza precedenti, di come la sua politica, per riformare la sanità, stia toccando la tasca a destra e sinistra e questo non è gradito a molti e a molti non è gradito che lui si sia dimostrato di ultrasinistra molto più di quanto i suoi elettori avessero capito (al tavolo avevo due democratici e due repubblicani) oltre all'inscusabile vizio di chiedere scusa a tutti per gli sbagli dell'America, perchè se c'é una cosa che l'americano non tollera é ammettere di avere torto (così lapidariamente detto dai quattro)
Chi aveva votato Obama lascia trapelare, forse, che la Clinton avrebbe fatto meglio visto che a lei Mr Obama fa togliere le castagne dal fuego, tutti e quattro si divertono a prendere in giro il vice presidente che fa più gaffe del nostro fu Mike Bongiorno tanto che, per questa sua capacità di accertata incapacità politica, hanno deciso di cassarlo da qualsiasi intervento sia pubblico che privato. Si finisce anche con note tristi sul fatto che la crisi non è affatto finita e che gli esperti stimano il collasso di altre 299 banche in patria entro la fine dell'anno.
Fra un wurstel bavarese e l'altro scopri anche, con rabbia, che la nostra politica regionale fa schifo. Uno dei convitati di nome Paul importa olio, dolci, biscotti e varie dall' Italia e fa parte di una delle due più grosse società di importazione americane, qualche mese fa è stato invitato in Sicilia per degli incontri con le aziende. Insieme a lui giapponesi e russi. Città d'elezione Agrigento. 'Wonderful place, marvellous food, smoothy e.v.o., a delicious cheese, nice bread, but they were totally crazy.' Chiedo il perchè incuriosita e mi dice che negli incontri non avevano previsto uno, dico e ripeto, un solo interprete. Paul aiutato da una collega oriunda italiana ha chiuso dei contratti ma giapponesi e russi sono andati via dicendo, forse, Arigatò e Dasvidania. Mi sono sentita morire dalla vergogna, ringrazio l'intelligenza di quei lecchini che sono stati messi al loro posto da solidi calci in culo e che, distratti dai lividi sulle loro chiappe, se ne fregano delle aziende che investono.
E a proposito di vergogna, accanto a Paul c'è Marsha, altro buyer, tonda, sferica, gonfia oltre l' inimmaginabile, ondeggia mentre si muove e sembra dovere rotolare da un momento all' altro, ha i capelli a caschetto bianchi, tre denti in meno in bocca, il piatto sempre strapieno di cibo ed un' ingordigia atavica. Quando si pare il buffet rivela una dote di ferina grazia nel dribblare ospiti per arrivare prima al buffet. Mi stupisce per delle manovre azzardate più di un paio di volte. Quando la serata volge al termine, mi chino per prendere la borsa e vedo che dalle tasche della sua giacca blu escono tre bretzel.
Povera donna dopo il decathlon gastronomico avrà esaurito tutte le forze residue e se dovesse calarle lo zucchero...meglio essere previdenti.

martedì 6 ottobre 2009

Sud tirol e lavoro (anche)

Silenzio, ascoltate, scoltame, scoltéme,
ve vago a contar de Giganti e Vivéne,
de Stempe, Stemponi, incantesimi e Nani.
Ve vago a contar storie vècie de ani.


Tre ore per vedere I verdi, tre ore per sentire odore di pulito, tre ore per sentire il freddo terso sulla pelle, tre ore per assaggiare una vellutata di castagne da urlo. Poco importa, se rientrando la prima notte, sei in compagnia di un moscone nella stanza degli gnomi, dove per entrare in bagno devi aprire la porta, infilarti di profilo, chiudere la porta e poi dividere 35cm con il box doccia, il lavabo e il wc. Importa poco davvero se per far uscire il moscone devi aprire la finestra e respirare l’aria fredda e di mucca attiva, sei proiettato davvero in un mondo di fate e di gnomi dove l’indomani l’ospite ti fa trovare il pane di nocciole e castagne, il pane con i semi di zucca, lo yogurt, la marmellatina, tutto rigorosamente fatto in caso ad esclusione del latte della mucca Guendalina, fatto rigorosamente in stalla**
La colazione consumata prestissimo ci fa decidere di andare a piedi a Santa Maddalena, l’ufficio turistico apre dalle 10 alle 12, non abbiamo, quindi, i tracciati dei sentieri, chiediamo e ci perdiamo, solo l’ultimo giorno capiremo che in Tirolo se ti dicono 50mt la distanza è di circa a 300mt, se ti dicono è facile almeno qualche lieve difficoltà la incontri tipo una pendenza da scarpe da trekking serie, se ti dicono il percorso è segnato, l‘indicazione è molto oltre.
Finite in statale chiediamo, ci chiedono in un italiano con accento tedesco Chi ci ha dato le indicazioni, se amici o nemici e ci spiegano che è mattina. Il terreno è terribilmente scivoloso, meglio prendere il bus, così facciamo, attraversiamo la Val di Funes e arriviamo a Santa Maddalena, centro nevralgico della Festa dello Spek. Si, lo ammetto sono lì per lavoro ma ogni tanto capita di andare a fare una trasferta interessante e rigenerante o no?
Santa Maddalena è un paesino microscopico, ‘a monte’ (così dicono qui) del paese la chiesa di San Giovanni, che svetta in un incrocio di prati erbosi, mucche, una vecchia scuola, un maso e lo scenario impressionante delle Dolomiti alle spalle (esattamente le vette dell’ Odle). La giornata è blu cobalto e i denti delle cime delle Dolomiti sembrano volerlo mangiare.
Parlo con alcuni contadini del luogo e in un misto di tedesco e italiano mi raccontano che la chiesa sorge proprio nel luogo in cui il Rio Fopal trascinò a valle, tra le acque, il quadro miracoloso di Santa Maddalena. Mentre un’altra leggenda vuole che nel maso Oberkantiol vivesse un contadino fortunato. Le sere che precedevano le domeniche ed i giorni di festa quando sentiva suonare le campane abbandonava felice il suo lavoro. Un giorno però le campane suonarono mentre stava tornando al suo fienile con il carro carico di covoni di fieno. Egli volle ancora lavorare e scaricare il fieno. Lo scampanio si interruppe improvvisamente e da allora nessuno lo sentì più e il contadino non ebbe più fortuna, capì di avere commesso un terribile errore e per espiarlo, il contadino decise di fare costruire la chiesetta di Santa Maddalena, individuò un posto che riteneva adatto ma i lavori furono interrotti perché un carpentiere si tagliò una mano ed un altro si tagliò un piede, il loro sangue bagnò i trucioli del legno. Arrivarono strani uccelli che presero i trucioli e li ammucchiarono in cima alla collina dando loro la forma di una chiesa. Il contadino del maso Oberkantiol fermò i lavori nella valle e fece costruire la chiesetta di Santa Maddalena sulla collina.
Il che dà il senso di quanto religiosi e legati alle tradizioni siano queste persone, ed è commovente perché riscontro le radici, il legame al territorio e il senso della famiglia, quello genuino e vero, anche nei vestiti tradizionali che indossano tutti nelle occasioni.
La domenica ha colori e odori che fanno male per quanto sono belli, parlare con gli americani, gli austriaci di speck, produzione ed importazione fra un bretzel, una birra, il sole che ti brucia la pelle e un muggito di mucca ti fa stare bene.
Ah se si potesse lavorare sempre cosi`.
la campana di san pietro suona le sei è tempo di andare, tutto il bello di tre giorni si accartoccia sul grigio dell´ asfalto interminabile e di sei ore di coda infinita. Milano brucia tutto anche il bello di un bel week end di lavoro.

** tengo a precisare, nel caso improbabile che qualche NAS dovesse imbattersi nel mio blog che la signora segue tutte le norme igienico sanitarie richieste dalla legge e che il latte era pastorizzato ma essendo io, me medesima, in quel contesto adoro pensare che una mucca di nome Guendalina facesse il latte e che questo fosse sul mio tavolo. (Garni Turm - Gufidaun 50, 39043 Klausen Eisacktal tel +390472 844121)

lunedì 5 ottobre 2009

Sud Tirol 2 Ricette

Normalmente non lo farei pero` quella zuppa di castagne era uno spettacolo quindi datosi che DEVE rientrare nei miei ricordi ne scrivo due versioni fornitemi.
Aggiungo anche la zuppa di vino che non si sa mai.

Per 4 persone
250 g di castagne sbucciate
500 ml di latte
50 g di cipolla
sale, pepe
un po’ d’olio
Rosolare la cipolla tritata finemente nell’olio, aggiungere le castagne e versare il latte. Bollire a fuoco lento finché le castagne sono cotte.
Successivamente frullare il composto e se necessario aggiungere un po’ di latte. Aggiungere il sale ed il pepe alla minestra. Siccome le castagne sono molti dolci, le serve poco sale! Potete servire la minestra con crostini di pane nero.
Suggerimento:
Prima di servire la minestra frullatela con un po’ di latte.


Altra versione
Per 6 persone

3 funghi porcini
500 gr di castagne
1 l di brodo
6 foglie di salvia
timo
25 gr di burro
sale.

Preparazione:

In una pentola abbastanza capiente lessare le castagne per mezz'ora, scolatele e dopo averle fatte raffreddare privatele della buccia, mettere nel brodo e fatele ancora cuocere.
pulite con cura i funghi ,tagliate a fette le cappelle e grattugiate i gambi.
Ponete il burro in una padella a bordi alti, soffriggete le fette di funghi per 2-3 minuti a fuoco vivace. Quando le castagne saranno sufficientemente morbide,unitevi i gambi grattugiati,le fette di cappelle saltate e condite con le foglioline di salvia e timo.
Passate il tutto con il minipimer in modo da ottenere una crema e dopo aver regolato di sale servite con una castagna e una fetta di porcino che avrete tenuto da parte.

Zuppa di vino della Valle d'Isarco
Ingredienti:
½ litro di brodo di carne forte,
5 rossi di uovo,
¼ litro di panna,
¼ litro di vino bianco,
cannella Aggiungere al bordo di carne il vino bianco, il rosso del uovo, la panna e un pizzico di cannella. Mettere tutto in una padella sopra una piccola fiamma e montatelo fino allo stato cremoso. Come contorno sono consigliati piccoli cubetti di pane arrostiti in burro e conditi con un pizzico di cannella.

giovedì 1 ottobre 2009

‘Antipasti saltati e tutto il resto del pasto a servire’ cronache dal pianeta B-17 Fortezza Volante e non solo

L’implosione dell’umore e l’esplosione del corpo emettono segnali aerei, stavolta anche il suono è stanco di vibrare, alcuni apparecchi riceventi catturano il ring del videocitofono interstellare, lassù nel pianeta B-17 Fortezza Volante rispondono:
‘Fra le tante persone conosciute, su di te avremmo scommesso come quella che avrebbe avuto maggior successo e riuscita nella vita’
La trasmittente ha un groppo latteo in gola ed emette due gocce che non fanno in tempo a rotolare per le guance perché sono raccolte e trasformate in panna morbida e soffice:
‘Puoi avere perso l’antipasto ma ancora devono servire primo, secondo, contorno, dolce, frutta, caffè ed ammazza caffè e sei già seduta ad un bel tavolo apparecchiato da te con tovagliato prezioso, bicchieri di cristallo, ceramica finissima, candele che brillano e musica di sottofondo, prendi posto nella tua vita, il banchetto è appena iniziato. Tu sei l’ospite d’onore della tua vita, invita chi ami e gli altri che non ti interessa lasciali dietro le finestre’
La panna riempie la nebulosa nera del petto, si parcellizza in polvere interstellare e gas che si concentra al centro e comincia a tracciare il profilo di una stella luminosa.
Le trasmissioni del B-17 si affievoliscono perché il tempo trascorre anche nelle galassie.
‘Sursum Corda’

Altri apparecchi funzionano, Hermes ha portato tutto alla Stella Polare e il Big Bounce* dà inizio al solletico ai piedi, alle carezze di cuscini, a locuzioni piccole ma fortissime, a virtuali calci accettati con gioiosa partecipazione, tutto consolida l’ amnesia cosmica di quella parte di universo che di giorno a volte mi schiaccia.
‘Gli alieni sono loro, gioca con le loro carte e non scoprire il tuo gioco'
Un altro grumo latteo si scioglie.

Mi affaccio un attimo verso l'Universo esterno, respirando l'aria cosmica, rimango piantata coi piedi per terra, c'è altro fuori e ho i messaggi di ritorno in memoria.



Universum: xilografia di C. Flammarion, Parigi 1888. Colorazione: Heikenwaelder Hugo, Vienna 1998.











* teoria cosmologica elaborata dal fisico Martin Bojowald