lunedì 28 aprile 2008

Pixel

E' arrivata una cartolina dal passato.
Era ferma fra le pieghe del mio cervello.
Ho chiesto di mandarmela.
Postino sollecito.
E' arrivata.
E' un attimo di tempo passato.
C'è sabbia nel fondo, abbronzatura sulla pelle, due corpi quasi abbracciati, segnali della notte alle spalle. Pulviscolo sulla lente dell'obbiettivo.

Due sguardi diversi.
Uno deciso, sicuro, caparbio, soddisfatto.
Uno felice, sorridente, lieto.
Una sensazione uguale.
Felicità.

Come si compone l'immagine: milioni di signori pixel si aggregano, si uniscono, fissano.
Giostrano con i loro elmi piumati e vincono la giostra dello scorrere del tempo.

E' un millesimo di micron di secondo, il tempo dello scatto, il tempo vinto.
E' un ritratto digitale. Uno sguardo da sostenere. Un mondo da conservare.
Una sfida per il futuro. Un viaggio nel tempo.

Verità bloccata nell'immagine. Quella che vedo. Quella che vedevi.

E' una verità che non si può arrendere alla paura. E' la verità che arriverà come una freccia nel cerchio rosso.

Quello che vedo. Quello che vedrai di nuovo.

martedì 22 aprile 2008

L’amore è un lupo randagio

Ho le scarpe da trekking, i calzettoni arrotolati, un paio di bermuda color cachi, una comoda camicia bianca di lino, un cappellino sulla testa per ripararmi dal sole cocente della montagna, un bastone nodoso di legno di ciliegio su cui mi appoggio. Un sacchetto di carta con del pane fresco, profumato. Una borraccia al collo appena riempita al torrente trasparente e chiacchierino.

Il sentiero è piccolo, stretto, pieno di ciotolini. Sto camminando da non ricordo quando, la cima è lontana, sembro sola, attorno a me la maestosità delle montagne, l’aria tersa e pura, un cielo blù da mordere, qualche nuvoletta bianca che capricciosamente si contorce in forme buffe che mi diverto ad indovinare.
E’ un gioco semplice ma che irride alla staticità del pensiero. Una pecora, una tavola, un elefante, un indiano (quello con la piuma non quello col pallino sulla fronte). Il leggero venticello che si intrufola sotto la camicetta e mi rinfresca, usa cambiare le forme delle nuvole rapidamente e mi permette di giocare.

Sento dei fruscii non causati dall’amico vento, li sento da quando sono partita.
Decido finalmente, è tempo che mi fermi a dare un’occhiata: vedo un profilo dietro l’erba alta che circonda un gruppo di piccole rocce affastellate come le stecche di un ventaglio non del tutto aperto.
Mi fermo, giro il busto per metà e fisso al di là delle rocce. Stringo gli occhi mentre me li riparo dal sole con la mano aperta sulla fronte.
Rivedo il profilo, la schiena arcuata, poi un muso, un tartufo bagnato, due occhi curiosi e scrutatori.

Ci guardiamo. Nessuno osa muoversi. Lui mi studia. Io ho paura.
Perchè mi segui? da quanto lo fai? Hai fame? Hai sete?

Sono come te.
Siamo due forme di lupi randagi diversi.

Lui poggia il muso sulla roccia, annusa. Si avvicina. Anche se ha le orecchie basse, è più coraggioso di me. Mi ha seguita da quando ho iniziato la salita.

Allora sto ferma, mi metto ginocchioni. Ora tocca a me fare una mossa. Infilo la mano nel sacchetto bianco, prendo un pezzo di pane e allungo il braccio.
Lui mi osserva e sembra che gli occhi si addolciscano. Si avvicina, ma non afferra il pane, odora la mano, risale su per il braccio e poggia la testa sulle ginocchia con un gesto antico e ricercato, come se il desiderio della testa poggiata sulle gambe fosse un pozzo d’acqua agognato dall’assettato.

Lo lascio fare. Mi sento bene. Il cuore rimbalza come una stilla d’acqua che piove giù dalle cascate. La sembianza del non essere sola si trasforma in verità.
E’ tutto più luminoso, più chiaro, più vero. Lo accarezzo. Il manto è sale e pepe. E’ stanco. In fondo lo sono anche io. Non solo stanchezza del corpo.

Ci accucciamo abbracciati dal riverbero del sole. L’aria è immota, sospesa, il tempo non ha più un senso. Il mio braccio allungato si ripiega, il pane croccante è sul mio grembo, lui lo sbocconcella. Lo prende da sé, non dalle mie mani.
Mangiamo. Un rito compiuto sull’altare della natura.

Una nuvola copre il sole, il tempo in montagna cambia rapidamente.

E’ tempo di riprendere il cammino come i pellegrini nel loro “viaggio per”. Camminiamo insieme uno affianco all’altro, in silenzio, non abbaiamo più alla luna in paesaggi desertici dell’anima, non siamo padroni l’uno dell’altra, non ci possediamo come l’avaro possiede il suo danaro, siamo liberi dentro le nostre vite di lupi randagi scalatori dell’infinito.

Chiese, viaggi e sincope

Al recriminare che nel mio blog non ci fossero commenti, un mio caro amico mi ha risposto:

Sul tuo blog è difficile postare qualcosa: i tuoi post sono molto chiusi, sono emozioni raccontate agli altri per raccontarle a te stessa. Scrivere dietro ad uno dei tuoi messaggi è un po' come entrare in Chiesa e parlare a voce alta: lo si fa solo pregando.

Ha ragione. I miei pensieri fluiscono qui come l’acqua nel greto di un fiume.
I miei pensieri viaggiano in mondi che sono sconosciuti ai più.
Io non viaggio, non sono in posti esotici o in luoghi complicati da vivere, sono ferma qui fisicamente ma la mia mente è uno straordinario esploratore.
Io vedo in un palazzo grigio le porte colorate su muri tirati a candida calce di Sidi Bou Said, nella riproduzione di una quadro della Madonna in un negozio di cornici vedo l’affresco della Theotokos nel “mio” monastero di Ardenica.
Cammino per la strada bagnata di pioggia dalla palestra a casa e sono lungo il boulevard de La Rambla del Mar.
Il mondo è nei miei occhi, la mia casa è ovunque voglia stare, io ho la mia casa dentro, ho il mio mondo dentro.
E la notte, quando finalmente riesco a dormire, il mio cervello s’apre in universi onirici in cui cammino con un iridescente fagiolo di luce che mi trascina sopra la stella polare e mi fa vedere il mondo dall’alto, cavalcando la via lattea saliamo verso universi paralleli e scendiamo in picchiata sui mari di Marte.

Non smetto mai di viaggiare e di conoscere. Non mi fermo in un luogo fisico anche se sono ferma ad aspettare l’autobus.
I miei pensieri costruiscono una cattedrale gotica, svettano le guglie della mia fantasia e dentro di me si entra in silenzio per trovare una panca su cui sedersi e ristorarsi, per guardare la luce tremula delle candele, per parlare, per riflettere, per ritrovarsi.

Viaggiare è esplorare, scavare la sabbia, trovare l’oasi, viaggiare è camminare, viaggiare non è la meta, ma il raggiungimento di un caravanserraglio dove sostare per ricominciare a viaggiare. La vita è un movimento di viaggio, è una sincope irregolare fra note di diverso valore.

Io viaggio e viaggio, in mari tempestosi come in questi mesi, ho viaggiato in acque placide e tranquille nelle mie precedenti vite, in specchi d’acqua di mari tropicali o su alte montagne ripide.
Non mi fermerò e il vento di “donna-scirocco” che soffia per allontanarmi dalle mie certezze passerà come tutte le tempeste di sabbia nel deserto con il meraviglioso risultato che dovrò di nuovo scavare per recuperare un tesoro. Il mio unico grande tesoro. E quando lo avrò trovato, recuperato, lo luciderò affinché splenda sotto la luce del sole di settembre.

mercoledì 16 aprile 2008

altri modi di essere


Oggi una sorpresa, una foto di scena.
Sono felice.
Bel tempo naviganti, mare blù e piccole onde.

martedì 15 aprile 2008

Trapezisti

A volte capita che in una giornata di sole, nel cielo terso un fulmine solchi l'aria, il cielo e l'anima.

Il fulmine ti colpisce e ti lacera l'anima, il fulmine è la notizia che Lachete ha tagliato il filo della vita di una persona a te cara. E l'anima strappata mette in moto le cellule cerebrali e ti porta sulle strade delle riflessioni.

Per ora cammino su un filo sottile, sospesa nell'aria, senza la rete di sicurezza sotto a parare la caduta. Continuo a camminare incerta, tremante, con un soffio di equilibrio.
sono in attesa di arrivare alla pedana di sicurezza, sono in attesa che una mano mi prenda all'ultimo passo. Non so se quella mano verrà porta. Io lo voglio con tutte le mie forze ed è per questo che vado avanti.

Oggi, dopo la notizia, sono di sposta anche a prendere un dito di quella sperando che almeno quel dito venga fuori.

Non voglio perdere più nessuno.

Voglio vivere ancora e più intensamente e prendere quello che viene, il bello e il brutto, lo voglio affrontare fare mio e trasformarlo nel meglio della vita.

lunedì 14 aprile 2008

Matite

Oggi piove sul mare del mia vita, è brutto ma navigo lo stesso.

Sto tracciando segni infiniti che si rincorrono, che si fermano, che riprendono, che procedono in infinite direzioni.

Perchè? Se avessi la vista a volo d'uccello, quella che descriveva Leonardo da Vinci, sarei certa che sono una matita nelle mani di Dio e sto disegnando un progetto che avrò chiaro solo alla fine del mio viaggio.

venerdì 11 aprile 2008

Quadrifogli

Capita di essere in un giorno di melanconia, fuori piove, è grigio, fa anche freddo per la stagione in cui si è.
Capita anche che stai facendo il lavoro per il quale sei tagliata e che vorresti continuare a fare se te ne dessero la possibilità.
Capita che hai tanto dentro, domande che si affastellano, dubbi che ti tormentano, mezzi sorrisi che stentano a salire sulle labbra.
Capita che camminando schiacci qualcosa e ti chiedi cosa è. Alzi il piede e trovi incastrato nella suola un piccolo quadrifoglio dorato.
Fuori non piove più, non è più grigio ed è la stagione che dovrebbe essere.
Ti fanno fare il lavoro che ti piace.
Trovi le risposte, sedi i tormenti, ti sale un sorriso sulle labbra.
Anche se per un solo piccolo istante hai con te un quadrifoglio di felicità.

Oggi è un giorno di bonaccia.

martedì 8 aprile 2008

Viaggi e inizi

Così disse Prometeo incatenato per bocca di Eschilo: Io inventai per gli uomini il numero, io inventai la scrittura, cui affidai la memoria di tutte le cose, che è madre delle Muse.

Sono molto legata alla cultura greca e recentemente ho scritto un copione facendo saltare fuori dai cassetti della mia memoria molto di quella cultura.
la memoria è un altro elemento forte e pieno di significato.

Le Muse di Esiodo erano tre: Melete la riflessione, Mneme, la memoria e Aodie il canto.

I numeri e la scrittura sono insieme e vivono con la memoria. Con i numeri non ho molta dimestichezza ma ciò che amo è legare la mia memoria alla scrittura. E' il segno che qualcosa rimane, è il deposito tracciato della memoria stessa. E' l'inizio di un viaggio senza fine fra aria, terra, cielo e fuoco e mondi virtuali.

Il tempo di un uomo è la sua memoria e quanto più dura l'uno tanto più si gonfia il portafoglio dell'altra. io sono la mia memoria, la mia memoria è il solco che ho tracciato qui, il passaggio dei miei piedi sulla sabbia, il graffito sulla roccia, la traccia del pennello sulla tela.
La mia memoria, la memoria è mobile, reinventa il passato, modifica il presente, sfoglia il futuro.
la mia memoria aggiunge regole grammaticali alla sintassi della mia vita.
scrive in continuazione la traccia del mio futuro.

Per questo non voglio dimenticare e segno tracce grafiche sulle pagine bianche di questi quaderni infiniti.

E' il mio personale viaggio, dentro me stessa, al di fuori di me, è la circumnavigazione della mia periferia epiteliale. Sono io.
E' il viaggio dei miei tutti nel mondo infinito.
Ecco perchè ho scelto anche questo diario, un viaggio di scrittura e memoria, colori, suoni, sapori e profumi.

Benvenuti a bordo. Il tempo è buono oggi. Iniziamo a navigare.