mercoledì 28 gennaio 2009

Persone e personaggi dentro eventi di volo

Metti una sera un evento mondano, sempre i soliti vestiti alla moda, metti nel frullatore sempre quelli che ci devono essere per  noia, per presenza, per dire 'io c'ero' (e non era l'elezione di Obama!!!) e metti anche quelli che ci vanno per lavoro. 
Stavolta metti anche me, passeggio fra i tavoli, spilucco e mangio, bevo il prosecco, guardo, ascolto e vedo.
Metti in una serata così, freddissima fuori e con temperature tropicali dentro, che ti si avvicina un tipo fuori di testa, tendenzialmente alcolico o strafatto di vita e si presenta come l'organizzatore dell'evento. Metti che ti chieda come ti sembra il tutto e metti che tu, che quando menti tiri le labbra in un sorriso forzato, gli rispondi 'interessante' ma sai che a questo non basta. 
Metti che lui si fa una crassa risata ti dà una pacca sulle spalle e ti dica 'hai ragione'.

Metti che inizia uno scambio di battute e che la serata diventi divertente improvvisamente e metti che scopri che ci sia gente interessante anche in eventi di volo a cui non volevi andare.

Metti tutto questo e, forse, inizia un' amicizia. 

lunedì 26 gennaio 2009

Contorni

Si sta come il mezzo pomodorino di guarnizione sul piatto della bistecca.

mercoledì 21 gennaio 2009

Gambero a 4 stelle e Socrate

Anche io sono stata Socrate quest'anno passato, sono andata alla ricerca della verità. L'ho partorita nella mia mente, poi l'ho fatta partorire e tutto è stato di nuovo diverso.
La verità nasce dentro di noi ed è solo entrando dentro di noi che si ricerca la verità. Ma la verità non è mai assoluta o non lo è fino a che non diventa manifesta.

Quando però, finalmente viene fuori e si inizia un dialogo, pur anche sostenendo le proprie verità ecco che si arriva ad uno stato di consenso. Socrate la chiamava omologhia.

Il bello è che non ci sono verità assolute ma verità da mettere sempre in discussione, come un torrentello sempre in piena. Perché, si, la verità è un pò come l'acqua pulita, deforma il fondale ma finalmente ti dà la possibilità di vederlo. 

Socrate si soffermava sui vari tipi di verità ma quella che secondo lui era la più importante era quella attorno alla vita dell'uomo e al senso che ha all'interno del mondo di quest'uomo. Questa verità, quella interna, quella più difficile, quella più nascosta è difficile da comunicare ed è difficile da far partorire. 

Quando lo diventa, anche se dentro ne avevi consapevolezza, il mondo appare con colori diversi. 
La verità ha saturato l'aria e, benchè avessi fatto di tutto per farla nascere, partorire e vivere allo scoperto, lei diventa ingombrante, più di quanto avessi immaginato.

Di questo Socrate, per penna di Platone, non ne parla o ne parla in altri modi etici che non descrivono la sensazione della verità che si materializza come compagna.

La verità, parziale o totale che sia, ti spinge la mattina fuori dal letto con un  bel calcio sul sedere, si accoccola accanto a te sul divano la sera e ti fa stare in un angolino piccolo piccolo, ti sovrasta, ti schiaccia e anche quando ridi spensierata lei è lì che ti bracca, smorzando il sorriso.
La verità si nasconde fra i fazzolettini di carta, fra gli spiccioli del portafogli, in un frame di un film che stai vedendo.

Non si convive bene con la verità finché non la prendi dal carrello della spesa della vita, finché non la metti sul piano della cucina, finchè non la condisci, non la cuoci, finché non la mastichi, finché non ne fai bolo, finché non la inghiotti e finché non la trasformi in energia e poi ne espelli le scorie.

Non c'è una ricetta per cucinarla nè tanto meno  per insaporirla, le rimane sempre un sapore agro, amarostico, di fiele. 
Il punto è che non la puoi fare marcire, uno perché non ha una data di scadenza anche se tende a fare la muffa e due perché a tenerla lì non risolvi nulla se non intossicarti di più quanto più tardi la mangerai. 
Dunque il punto è che, dopo essere passato alla cassa, avere ricevuto lo scontrino e averla portata a casa, bisogna prenderla in mano, guardarla bene e decidere in fretta, più in fretta possibile, cosa farne. 
Personalmente sto sperimentando una ricetta, non so se si accoppieranno bene gli ingredienti ma se sperimento potrei avere le quattro stelle sul gambero rosso.

venerdì 16 gennaio 2009

Postini Volanti

C' è una figura nella mia vita, entrata da poco, che per motivi di istinto, pancia e cuore ho avuta invisa fino a poco tempo fa.
Poi, rimettendo a posto i cassettini della memoria, incastrando i pezzi della razionalità e avendo avuto delle conferme, ho capito che questa persona è stata, per certi versi, provvidenziale e molto più vicina a me di quanto avessi pensato e questo nonostante non mi conosca personalmente. Non nego che continuo a pensare che se una certa situazione fosse stata diversa, le mie parti non le avrebbe prese e avrebbe seguito ciò che il cuore urlava, ma degli universi paralleli non ho cognizione di causa.
Inoltre ho iniziato il 2009 con la volontà di essere chiara e di ammettere i mie innumerevoli sbagli e i miei numerosi errori, anche se molti fatti in buona fede, e quello che sento è di dovere scusarmi. Non ho fatto del male a questa persona, in realtà, ho fatto del male a me stessa tormentandomi sulla sua figura ma ho il terrore che le energie negative arrivano lontane.
E se arrivano quelle negative perchè non provare ad inviare quelle positive?
Urlo le mie scuse da questo cocuzzolo di montagna telematica e chissà che l'eco viaggi lontano e passi dal mio cuore stanco ad un'onda di vibrazione di un altro grande (credo) cuore.
So che sarà impossibile dirlo a voce perchè probabilmente, nonostante degli straordinari, quanto incredibili punti di contatto fra la sua e la mia personalità e vita, non ci incontreremo mai.
Scuse con un piccolo rimpianto: sono sicura che guardandoci negli occhi avremmo avuto un muto scambio di sorrisi per avere incentrato forti energie su unico obiettivo e su altri che non sapremo.

lunedì 12 gennaio 2009

La coppietta di Cairoli 2

Giusto per.
Li ho rivisti. Lei ha tagliato i capelli, lui è dimagrito, si abbracciavano e sembravano volare.
Ogni tanto qualche certezza...

domenica 11 gennaio 2009

Libri sotto la neve

Arriva presto questa strana creatura che ho trovato sotto la neve.

venerdì 9 gennaio 2009

Casa Editrice Zero91


Fra i regali di Natale che ho ricevuto ci sono stati dei libri: deliranti, diversi, divertenti ed interessanti. 
Li ho divorati nelle notti milanesi che mi hanno colto nuovamente insonne. Sono stati una compagnia. Uno di questi  mi è stato consegnato da quel capolavoro di donna che è la mia amica Rox e quando mi è stato consegnato mi ha anche detto con una certa non frenata punta di giusto orgoglio: 'E' edito dalla Zero91, la casa editrice di mio fratello'.

Il libro è uno spasso ma allo stesso tempo ha un non so che di drammatico, è uno spaccato ipercondensato, narrato in 24 ore, della vita di un consierge di un albergo di lusso di Londra. Imogen Edward-Jones e Anonimo, gli autori, dipingono graffiti di un mondo che si apre e si chiude insieme agli arrivi e alle partenze degli ospiti e dei dipendenti. 
Evocativamente il nome dato al fantomatico Hotel è Babylon, da cui il titolo del libro.

Sono contenta di averlo ricevuto sia perchè il libro andrebbe letto per storcere il muso davanti a come è mutevole il senso che si dà al danaro e per dare conferma ad un vecchio adagio e cioè che pecunia non olet ma anche perchè, al di là del contenuto letterario, quel che mi è piaciuto è la scelta editoriale di Beppe e della sua cricca per questa 'quasi' neonata casa editrice che promette bene. 
Indi suggerisco ai miei 17 lettori assidui e ai 4 casuali, di sbirciare gli interessanti titoli della casa su www.zero91.com e di comprarne qualcuno come ad esempio Hotel Babylon. 

E scusatemi tanto ma un pò di sano peculato ogni tanto ci vuole.
Grazie Rox. 

mercoledì 7 gennaio 2009

Non è poi così male

La solitudine è come la neve. Copre ogni cosa che tocca.
Blocca nel tempo quello che sotto trova.
Imbianca i paesaggi dell'anima, cade quando l'anima va a zero, riempe l'aria di silenzio, cade giù in mille forme diverse, si posa lieve, soffice, impalpabile, non si annuncia, arriva e basta. 
Fiocca per ore ma poi si stratifica, un passo dopo l'altro tu affondi nel suo volume e inizi a percepire il freddo che trasuda ed emana.
Le voci, i sussurri, la musica, è tutto attutito, quasi cancellato, scompaiono i rumori se non il suo muto suono. 

La solitudine è come la neve quando non nevica più: prima è bianca, poi la vita riprende a scorrere dopo il primo momento di attonimento e la neve si trasforma in uno strato duro di ghiaccio, che fa scivolare, che imprigiona, che acceca quando fa capolino il sole. 
E si scioglie creando fango, sporcizia, acquitrini e cola lungo i bordi delle strade fino a trovare un tombino dove ingrossare le acque di scolo.
La solitudine è come una nevicata che arriva improvvisa, ti sbigottisce, ti raffredda, ti fa scivolare, rallenta i movimenti, insegna la cautela, insegna ad ascoltare il silenzio, insegna a guardarsi intorno, insegna a vedere con nuovi occhi gli oggetti, la vita che si nasconde sotto e che tu guardavi soltanto senza vedere più.

La solitudine è come la neve e non è poi così male se non diventa un ghiacciaio perenne.

martedì 6 gennaio 2009

I tetti di Milano scompaiono

Ipnotizzante fioccho bianco che rincorre i suoi amici con la soavità di una carezza di un bambino, con la lentezza di un uomo anziano che incede per strada. 
Tutto si avvolge nel silenzio irreale e tutto scompare. Lordure, sporcizie, bruttezze. Tutto si ammanta di virgineo splendore.
Scosto la tenda e osservo, il freddo permea dal vetro, una patina di lieve brivido si posa sul viso. 
Gli occhi seguono le evoluzioni infinite di piccoli pezzi di ovatta.
I tetti di Milano scompaiono, scompare Milano sotto la neve, scompaiono le idee, le sensazioni e cumuli di neve si innestano nelle pupille astraendo i pensieri. 
I pensieri sono nel movimento di quei fiocchi e almeno per qualche momento si accumulano fuori.
I tetti di Milano scompaiono.
I miei pensieri anche...per poco.



sabato 3 gennaio 2009

Questo anno che va

Si è chiuso. E' andato. E' finito.
L' otto ha perso una curvetta ed è un nove. Un passaggio, un rituale, un gesto collettivo apotropaico rumoroso, godereccio, mangereccio.
Sono seduta sulla mia sedia, col mio vestito lungo nero, scarpe alte col tacco e fra una chiacchiera e l'altra mi astraggo un attimo immergendomi in un blu. Le bocche delle persone si muovono ma i loro fiati sono silenziosi. Sorrido, aggiusto un ricciolo ancora umido da una phonata frettolosa e mal riuscita. 
Tutti sono lieti sereni ma portano con loro un anno di più, con un portato in più, una lastra di piombo che fa da vassoio a massi o a prati in fiore. 
Rincantuccio lo sguardo nel fondo del vino da dessert. E' liquido oro, intenso, dolce. 
Dolce stride con il sapore amaro di molte cose dell'anno che stacca gli artigli dal legno del tavolo mentre scivola inesorabilmente sul pavimento e si polverizza raggrumandosi nella bocca aperta della clessidra di cristallo consunto. 
Dolce stride con il muscolo che si è allungato e che si è rafforzato. Stride ma non urta, consegna e forse rimpiange. 
E il giorno dell'inizio si avvolge alla sua fine nell'abitacolo ovattato e con un liquido di parole fluide, anch'esse liquido oro, intense, dolci e agrodolci.
I denti aguzzi dell'anno che muore rantolando dal mal di pancia, si conficcano nella gamba del tavolo ricordando le paure, le emozioni,  i dispiaceri, gli amori, gli umori, gli sbagli, le riconquiste. 
Il tavolo del 2009, graffiato, morso, è solido e se una gamba traballa qualcuno metterà una zeppa, un restauratore distratto metterà lo stucco, un' apprendista levigherà con la carta vetrata grossa e poi fine, il lucidatore penserà a ridare lo smalto. 
Il tavolo degli anni ha le radici fisse nella foresta dell'esistenza e da lì trae la linfa vitale, il veleno mortale di ogni positivo e di ogni negativo.
E' così. 
Il tavolo ha la vita di cerchi concentrici che si allargano come quelli provocati dal sasso nello stagno.  
Ondulano, increspano, segnano, danno sempre segni di vita, insegnano. 
A ridere, a capire, a guardarsi dentro e a proporsi a se stessi sotto forma di impiallacciature di legno diverso di cui ricoprirsi anno per anno con sempre buone intenzioni. 

Le mie buone intenzioni sono quattro, tre le ho dette, una la tengo stretta stretta fra la colla ed un intarsio. La cercherò alla fine del nuovo che fra poco artiglierà il tavolo che oggi è.

venerdì 2 gennaio 2009

Bussoooolaaaaaaaaaa

Ultimi giorni nella città natale, prendo l'autobus per andare giù al centro, cuffiette inserite, Annie Lennox che urla nei miei padiglioni auricolari.

Inaspettatamente attendo pochi minuti, arriva il 704 con aria da Formula Uno nonostante sia vecchio, bruttino e abbastanza male in arnese. Frena davanti alla fermata, apre le porte e ci fa salire. Sono stupita dal fatto che non abbia dovuto aspettare.

A Palermo è una costante, biglietto più caro della media e tempo di validità del biglietto ridotto, il che farebbe presupporre un efficente e copioso numero di mezzi che ti trasportano. Pie illusioni.

Timbro con difficoltà il biglietto, l' obliteratrice deve avere problemi alla dentiera ma dopo uno, due e tre tentativi morde il biglietto lasciando traccia dei denti blu inchiostro. Lo ritiro dalla bocca di ferro e cerco un posto. Davanti a me, messo di profilo, un uomo minuto anziano, con un cappello calzato sulla testa fino alle orecchie che escono dal bordo di lana blù, baffi folti, occhiali spessi e bocca in continuo movimento come se stesse masticando qualcosa. ha le mani incrociate e giunte sotto il mento e si muove come un periscopio aprendo gli occhi curiosi, incassando o alzando il collo quando va in immersione o in emersione.

Stazione Notarbartolo, prenotazione fatta, il bus non si ferma. L'uomo corpulento con voce soave e delicata, lievissimo accento indigeno accenna ad una soave protesta:
'BUSSOOOOLAAAAAAAAAAAAAAAA'
Di fronte a tanta gentilezza l'autista inchioda facendo precipitare i poveri utenti in piedi.
'Ma chi ffa lei non si ferma se sente suonare?'
Le porte si aprono più per le vibrazioni della voce che per un fattore meccanico, l'uomo scende e va verso la porta dell'autista, batte contro il vetro si fa aprire, l'autista accenna ad una timida scusa adduccendo una semi sordità e un mancato funzionamento del trillo e l'uomo, sempre delicatamente risponde:
'' su facissi aggiustare stu campaniieeeeeedddu'
L'omino davanti a me mi guarda spalancando gli occhi e mi parla, levo velocemente le cuffiette e socializzo.
'Noi amu a paare u bigghiettu ma poi...' e rincagna le spalle a volere dire che a noi che paghiamo non spetta niente. Gli dò corda, gli dico di Milano e del costo del biglietto, l'autobus Ferrari zigzaga nell'inferno di via Notarbartolo con una scioltezza al limite della sopportazione.
'Maci chi traffico...u paleimmu gioca a simana prossima, lei ci va u stadio?
'No costa troppo per me e lei?'
'Iu ci ava: prima tribuna poi gradinate poi curva ma a curva un si virieva nienti, solo cantare e ballare, uora mi vio la sette a casa mia'
Il bus inchioda d'improvviso, la gente rumoreggia. Schumacker alla guida non accenna a migliorare la guida.
Fra me e l'omino di fronte c'è un attimo di silenzio poi lui si scioglie dal suo crocchio di mani, allunga la manina piccola con le unghia nere e mi dice trionfante 'Piacere Rodolfo', ricambio e stringo la mano e rodolfo mi intrattiene sul povero palermo, sulla sua antiiuventinità, su come perdiamo con le piccole e vicnciamo con le grandi. Mi aggiorna sul campionato e sulle scelte di Zamparini, intanto altra frenata, altra fermata, vedo una signora con la coda dell'occhio, le chiedo se vuole sedersi e lei approfittando di me risponde urlando: ''No signurina, la ringrazio assai ma mi contento di scinniri a prossima ma no stare cu chistu. Ma chi ffa guira a cincuciiient0? ma accussi si guirano l'autobussi? talè a chistu...ma cosi cosi...'
Standing ovation, la popolazione dell'autobus si unisce al discorso della signora, Rodolfo accenna un si e mi chiede dove scendo
'io a a pigghiari u 102 e poi mi fazzu un giro ma pozzu pigghiari puru u 101 tanto passa ogni tre minuti'
Via libertà, Rodolfo si alza e improvvisamente, incomprensibilmente, comincia a saltare e rivolto all'autista, 'Fiemmati fiemmati, u 101, u 101, u 101', comincio a ridiere, siamo fermi alla fermata, il 101 è davanti a noi fermo '' amunì, amunì, amunì, m'inna ghiri, m'inna ghiri, m'inna ghiri' ogni ripetizione fa tre salti.
Si aprono le BUSSOLE, Rodolfo educatamente si gira, mi saluta e se ne va insieme alla signora della cinquecento, saltanto come un pazzo.
Palermo è così, tante cose storte ma è un multistrato di varia umanità colorata e imprevedibile che ti fa sbellicare dalle risate.