Ultimi giorni nella città natale, prendo l'autobus per andare giù al centro, cuffiette inserite, Annie Lennox che urla nei miei padiglioni auricolari.
Inaspettatamente attendo pochi minuti, arriva il 704 con aria da Formula Uno nonostante sia vecchio, bruttino e abbastanza male in arnese. Frena davanti alla fermata, apre le porte e ci fa salire. Sono stupita dal fatto che non abbia dovuto aspettare.
A Palermo è una costante, biglietto più caro della media e tempo di validità del biglietto ridotto, il che farebbe presupporre un efficente e copioso numero di mezzi che ti trasportano. Pie illusioni.
Timbro con difficoltà il biglietto, l' obliteratrice deve avere problemi alla dentiera ma dopo uno, due e tre tentativi morde il biglietto lasciando traccia dei denti blu inchiostro. Lo ritiro dalla bocca di ferro e cerco un posto. Davanti a me, messo di profilo, un uomo minuto anziano, con un cappello calzato sulla testa fino alle orecchie che escono dal bordo di lana blù, baffi folti, occhiali spessi e bocca in continuo movimento come se stesse masticando qualcosa. ha le mani incrociate e giunte sotto il mento e si muove come un periscopio aprendo gli occhi curiosi, incassando o alzando il collo quando va in immersione o in emersione.
Stazione Notarbartolo, prenotazione fatta, il bus non si ferma. L'uomo corpulento con voce soave e delicata, lievissimo accento indigeno accenna ad una soave protesta:
'BUSSOOOOLAAAAAAAAAAAAAAAA'
Di fronte a tanta gentilezza l'autista inchioda facendo precipitare i poveri utenti in piedi.
'Ma chi ffa lei non si ferma se sente suonare?'
Le porte si aprono più per le vibrazioni della voce che per un fattore meccanico, l'uomo scende e va verso la porta dell'autista, batte contro il vetro si fa aprire, l'autista accenna ad una timida scusa adduccendo una semi sordità e un mancato funzionamento del trillo e l'uomo, sempre delicatamente risponde:
'' su facissi aggiustare stu campaniieeeeeedddu'
L'omino davanti a me mi guarda spalancando gli occhi e mi parla, levo velocemente le cuffiette e socializzo.
'Noi amu a paare u bigghiettu ma poi...' e rincagna le spalle a volere dire che a noi che paghiamo non spetta niente. Gli dò corda, gli dico di Milano e del costo del biglietto, l'autobus Ferrari zigzaga nell'inferno di via Notarbartolo con una scioltezza al limite della sopportazione.
'Maci chi traffico...u paleimmu gioca a simana prossima, lei ci va u stadio?
'No costa troppo per me e lei?'
'Iu ci ava: prima tribuna poi gradinate poi curva ma a curva un si virieva nienti, solo cantare e ballare, uora mi vio la sette a casa mia'
Il bus inchioda d'improvviso, la gente rumoreggia. Schumacker alla guida non accenna a migliorare la guida.
Fra me e l'omino di fronte c'è un attimo di silenzio poi lui si scioglie dal suo crocchio di mani, allunga la manina piccola con le unghia nere e mi dice trionfante 'Piacere Rodolfo', ricambio e stringo la mano e rodolfo mi intrattiene sul povero palermo, sulla sua antiiuventinità, su come perdiamo con le piccole e vicnciamo con le grandi. Mi aggiorna sul campionato e sulle scelte di Zamparini, intanto altra frenata, altra fermata, vedo una signora con la coda dell'occhio, le chiedo se vuole sedersi e lei approfittando di me risponde urlando: ''No signurina, la ringrazio assai ma mi contento di scinniri a prossima ma no stare cu chistu. Ma chi ffa guira a cincuciiient0? ma accussi si guirano l'autobussi? talè a chistu...ma cosi cosi...'
Standing ovation, la popolazione dell'autobus si unisce al discorso della signora, Rodolfo accenna un si e mi chiede dove scendo
'io a a pigghiari u 102 e poi mi fazzu un giro ma pozzu pigghiari puru u 101 tanto passa ogni tre minuti'
Via libertà, Rodolfo si alza e improvvisamente, incomprensibilmente, comincia a saltare e rivolto all'autista, 'Fiemmati fiemmati, u 101, u 101, u 101', comincio a ridiere, siamo fermi alla fermata, il 101 è davanti a noi fermo '' amunì, amunì, amunì, m'inna ghiri, m'inna ghiri, m'inna ghiri' ogni ripetizione fa tre salti.
Si aprono le BUSSOLE, Rodolfo educatamente si gira, mi saluta e se ne va insieme alla signora della cinquecento, saltanto come un pazzo.
Palermo è così, tante cose storte ma è un multistrato di varia umanità colorata e imprevedibile che ti fa sbellicare dalle risate.