martedì 29 luglio 2008

Erpetos

Non ne voglio fare una questione storica, iconografica e culturale ma se pensi ad un essere viscido e pericoloso, immediatamente si materializza nel cervello un animale: il serpente. Striscia silenzioso fra l'erba, si mimetizza, tira fuori la lingua bifida, e sta all'ombra. E' un animale a sangue freddo gli dà fastidio anche il tepore del sole. Aspetta, silenzioso, solo e con gli occhi scruta, esamina e osserva. Attende la preda, poco importa che quella preda lui la conosca, abbia condiviso situazioni per un certo periodo. Quando la sua preda è vulnerabile e gli passa davanti nel momento meno opportuno fa un balzo, la ghermisce, la inghiotte e la tritura dentro di sè.
Si nutre del suo spirito, della sua carne e delle sue ossa. Così è successo da poco, pochissimo a me.
Sono stata aspettata, ghermita, inghiottita e triturata. E appena finito di inghiottirmi il Serpente è scivolato via verso il covo di altri serpenti momentaneamente più importanti di lui e si è acciambellato fra di loro. Sta lì, per ora è sazio, gli occhi semichiusi, muta pelle e lascia la vecchia sulle stoppe ingiallite della parola onestà e lealtà, presto tornerà a ghermire nuove prede, con il suo sorriso stupido stampato in faccia, tirerà fuori i suoi denti pieni di veleno e fra un buongiorno e buonasera, prego, faccia pure e fra un battersi il petto e l'altro, tornerà ad uccidere saziandosi della sua preda, tronfio e pieno di sè. 
Se la storia iconografica non è una fandonia un essere più potente di lui gli schiaccerà la testa, sopprimerà le sue lusinghe e lo farà tornare polvere e lo farà mentre starà mutando la sua pelle e quella morta e quella che si sta formando gli rimarrà attaccata al corpo sinuoso e pieno di scaglie e i suoi stessi denti si conficcheranno nelle sue carni e morirà del suo stesso veleno nel pieno di una luce solare di mezzogiorno, facendogli ribollire il suo sangue freddo.
Con buona pace degli erpetologici.

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