mercoledì 23 luglio 2008

Melancolia di Saturno e Quadrati di Giove

Sto leggendo un libro, un saggio per amore di cronaca, che ha come oggetto  'Il quadrato magico' (rif. bibl. alla fine come scrivendo delle mie ricerche facevo...ah beato passato!). Il saggio è tutto incentrato sulla scoperta e sul significato di un quadrato magico integro trovato sulla colonna della Grande Palestra di Pompei. Il quadrato magico non era un segno insolito anzi è qualcosa che ha attraversato trasversalmente secoli e culture differenti (come è successo per molto altro, vedi Diluvio Universale, Angeli o altre icone culturali e religiose), se ne trovano centinaia dalle sponde dell'Eufrate alle rovine romane di Budapest, su papiri egiziani copti, culto mitraico, greco, alchemico, usato per deliziare le menti acute come gioco enigmistico per nulla facile da risolvere (lo dico io che l'enigmistica è un ottimo companatico), come simbolo di sette e di satanisti e mutuato anche dalla cultura cristiana dei primordi per veicolare messaggi di fede. E' un gioco di palindromie, incastri, segni, anagrammi, numeri sotto forma di parole. Il 'sator' (dal nome della prima riga scritta) di Paestum è un messaggio fortemente cristiano intrecciato con i significati della Qabbalah (nella scrittura ebraica c'è la chiave della creazione, secondo tradizione). 
Leggo tutti i possibili significati, mi addentro in un mondo appena sfiorato nei miei studi universitari, si apre lentamente un cassettino della memoria. Gli occhi continuano a scorrere, il cervello ad elaborare ed intanto mi tuffo dentro il cassettino, il fondale della scena è un pò nero cerco una luce che che mi faccia orientare. La mia fronte è  accigliata e le rughette schiacciate in atteggiamenti di spremitura mnemonica, mi sento un pò come Diogene nella botte ma non ho ancora la lanterna. Quadrato magico, Quadrato magico, dove, come, quando? 
Gli occhi della memoria si adattano al buio e nel buio comincio a percepire una luce, il corridoio è lungo ma intravedo una figura all'orizzone, le rughe della fronte sono sempre più scavate (dovrò mettere una buona antirughe alla fine del viaggio e per l'età e perchè ho sempre avuto le rughe d'espressione di cui vado, però, tremendamente fiera) ma ecco che arriva un uomo, è un mezzo busto a dire la verità, capelli lunghi e riccioluti, barba morbida e boccolosa ma ben allineata al mento, la mano destra regge i lembi di una pesante cappa marrone e i suoi occhi mi fissano. Oh santo cielo, mi dò una manata sulla fronte. ALBRECHT, ma certo è Albrecht. Stupidissima donna! 
Dietro di lui, come sospinto da un vento un'immagine in bianco e nero e non perchè ho la memoria nostalgica dei film anni '30 ma perchè quello che mi arriva è in bianco e nero: la sua notissima incisione 'Melancolia I'. Un capolavoro ed un altro mistero su cui hanno scritto fiumi e fiumi di libri. E' scattata in me l'ansia da ripasso dello studente universitario pre esame. Medioevo, Umanesimo e Rinascimento sono periodi meravigliosi, pieni di condensato di arti del trivium e del quadrivium, genialità, sorpresa, unione di scienza e sapienza e alchimia. Nel senso dell'effetto magico che provocano nello studioso e nel senso letterario della parola. (Esempi fulgidi di produzione alchemica innestata con chimica, logica, magia e matematica sono in quel capolavoro che è palazzo Schifanoia a Ferrara...ma questa è un'altra storia). Albrecht è un tipo silenzioso, non  ha mai spiegato la sua opera, non credo lo farà con me. La afferro di nuovo in mano come avevo fatto tanti anni fa all'università.  Strumenti scientifici e di carpenteria sparpagliati al suolo, fanno da contorno alla figura accigliata e meditabonda della Melanconia, la cinge una cintura dalle quale pendono borsa e chiavi simbolo di Saturno. Una clessidra, che segna il tempo, scorre ma paradossalmente il tempo è bloccato nell'incisione, una bilancia con piatti vuoti, una scala sono appoggiate alle pareti, il levriero è accucciato a terra stremato dalla fame che ha rosicchiato tutta la carne e lasciato solo le ossa, il rubicondo putto alato aspetta qualcosa, annoiato. Una sfera ed un tetraedro tronco, indicano (forse) la base matematica dell'arte del costruire. Sullo sfondo la luce lunare emette bagliori. Alle spalle della disordinata donna c'è il quadrato magico. Perchè è lì? (Alzo lo sguardo verso Albrecht ma lui è lì fermo nella sua posa, non mi aiuta, mi appiglio alle mie reminiscenza). E' un quadrato magico simmetrico collegato alla figura di Giove che nel Rinascimento si pensava contrastasse la malinconia, collegata alla figura di Saturno. 
Sono distratta un attimo da un'altra figura che si affaccia dal fondo, è vestito di velluto, i tratti sanno di paese nordico, ha un teschio in mano. Avanza fino ad entrare nel cerchio riflesso sul suolo della mia lanternina appena accesa. No? Anche lui? ma quante cose ho scordato? Saluto Amleto che mi fa un leggero inchino e si avvicina a Durer, faccio le presentazioni ma credo che oggi non siano in vena di convenevoli. Ritorno sull'incisione, nel quadrato c'è nascosta la data dell'incisione, gli occhi scivolano sul viso della donna. E' indecisa, capace di prendere una decisione, non sa cosa fare e pensa e rimugina (sembro io in questi giorni). E' la bile nera (Melas+kholè) che agisce su di lei, come piombo e macigno su tutti i grandi pensatori. Il temperamento malinconico era ritenuto una caratteristica del genio creativo; era la malattia degli studiosi, il dubbio, l'indecisione del fare, l'essere o non essere. 
Devo averlo detto a voce alta perchè una terza figura sopravviene dal fondo rompendo il silenzio del cassetto. 'Tutto dipende dai vari gradi  di 'caldità' 'frigidità 'secchezza' e 'umidità' ' - stringo gli occhi a fessura, ancora non lo riconosco ma la teoria non mi è nuova - uno di questi predomina sempre sull'altro e dà luogo ai temperamenti sanguigni, collerici, melanconici e flemmatici'. la donna qui è decisamente melanconica! ' 'Ah si, giusto - ribatto - la mescolanza di corrispondenze umorali e terrestri, corporee e celesti'. L'uomo con la barbetta da saggio e l'occhio illanguidito dallo studio sorride sornione. Si volta verso le altre due figure e mi guarda. 'Dottor Galeno le presento il principe Amleto e l'artista Albrecht Durer'. Si scambiano un piccolo cenno di saluto. Li lascio lì. Ho recuperato dalla mia memoria quello che volevo e faccio cenno a tornare sui miei passi e ripiombare dentro me seduta e leggente sul divano quando si avicina un dizionario con la copertina verde che comincia a sfogliarsi. Si apre sulla pagina 1135 definizione di Malinconia, leggo a voce alta: ...disposizione....dell'animo di vaga tristezza, sconsolato... abbandono a volte compiaciuto' , si sfogliano le pagine fino alla 1175, Melanconia: ...preferita nel linguaggio psichiatrico è uno stato fisico caratterizzato da un'alterazione patologica del tono d'umore, nel senso di un'immotivata tristezza talvolta accompagnata da ansia'. il dizionario si chiude. Galeno Durer e Amleto scuotono la testa. Cos'è la psichiatria sembrano dire con i visi, 'la melanconia non è una malattia ma una predisposizione dell'essere pensante.' sussurra Albrecht. 
Sorrido, i miei tre 'pusher' della memoria sono compiuti nel tempo che hanno vissuto. Stavolta vado via davvero non posso addentrarmi in discettazioni su come il concetto di melanconia sia diventato accidia nella tradizione cristiana o di come Jung lo abbia trasformato dal punto di vista psichiatrico. Li saluto giusto un attimo prima che l'olio della lanterna si consumi. Volo via dal mio cassettino e chiudo il libro che sto leggendo. 

R. Camilleri Il Quadrato magico Bur Saggi 2004
R. Klibanski, E. Panofski e F. Saxl, Saturno e la melanconia, Torino, Einaudi, 1983.
Il Dizionario della lingua Italiana a cura di G. Devoto e G.C. Oli, Firenze, Le Monnier 1995

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