Dal cuore sgorga un assalto di nausea che pervade il senso dell’essere.
Dal chiuso di questa setta si alzano miasmi nauseabondi che si intrufolano in ogni anfratto dove sbarluccica la pepita del potere. Questi sbuffi di aria si nutrono di questo finto - ossigeno fino a prendere forma carnale e spettrale di vampiri assetati di potere, soldi e sangue. Raggiungono una poltrona e vi si avvitano. Cominciano a nutrirsi e pascersi delle briciole che vengono dai tavoli più grandi e con le bocche spalancate, come Leviatani affamati ingoiano fuoco, merda e brandelli di corpi che hanno tritato con i loro artigli.
Le loro poltrone scivolano su tracce segnate dalla bava del mostro più grande, del loro mentore e quando questo scivola su un’ altra poltrona, questi delfini saltano per tenere caldo il posto lasciato. E così sotto di loro tanti miasmi si trasformeranno in vampiri e percorreranno gli stessi passi dei loro mentori.
Del lavoro non sanno, non hanno mai saputo, non fanno e non faranno mai, il loro è un lavorio nell’ombra, un rimestio delle foglie secche del sottobosco, un cercare i frutti del loro potere nel frutto simbolo che è il blackberry.
Tessono le reti, vomitando filo in cui depositano le uova di ragno che quando si schiuderanno rimpolperanno la folla degli adepti, dal centro di potere diffondo il bubbone della peste, sotto le loro ascelle crescono le pustole che si gonfiano, si enfiano finché esplodono ed il liquido infetto generato fertilizza gli strati di letame della base e fa proliferare la razza.
Sono protetti, intoccabili, si battono il petto, si fanno il segno della croce, vanno a Messa, si confessano, professano una fede che è incentrata su perdono, carità ed amore,, si bagnano con l’acqua benedetta e, orrore degli orrori, prendono il corpo di Cristo transustanziato.
Con le labbra ancora attaccate alla pila si esibiscono nello sprezzante spettacolo del razzismo, del classismo, della misoginia, dell’arrivismo.
Ebbri di potere si sentono protetti dalla croce stessa senza sapere che respiro dopo respiro, loro sono i carnefici, loro ribattono senza pietà i chiodi a mani e piedi del crocifisso.
Loro uccidono il senso della parole Amore e carità. Loro sono i Giuda, i Barabba, i Pilato.
A casa con le loro donne, urne di procreazione continua, mettono la maschera della dolcezza e del rispetto, fuori con le donne che lavorano per vivere sono cani rabbiosi pronti a disfarne le carni o a farsi quelle carni con rabbia, lascivi. La loro lancia si conficca nel costato.
Passano e ripassano la spugna imbevuta d’aceto sull’assetato quando, falsi e cortesi, godono dei loro guadagni facili e deridono coloro che tentano di farcela da soli.
Sputano sul corpo martoriato quando le loro bocche si impastoiano di volgarità e bestemmie.
Fra questa marmaglia che tira a sorte e straccia le vesti dov’è il pio Longino?
Dove sono i piedi nudi e piagati di S. Francesco? Dove sono le figure come mi tio cura che la Domenica delle Palme arriva in groppa all’asinello per i sentieri dell’ hacienda.
Dov’ è l’arca dell’Alleanza? Dov’è il vostro don Giussani?
La vostra saliva è acqua reflua, le parole solide deiezioni.
Siete vestiti da sacerdoti del tempio ed intanto vendete la vostra merce avariata all’interno. Vi battete il petto e vi stracciate le vesti. Prefiche del potere vi strappate i capelli per finto dolore. 30 denari sonanti tintinnano nelle vostre tasche, lo vendete, lo tradite per vederlo immerso nell’orrido scempio della Passione di cui voi siete i più grandi fautori perché dal sangue di lui Vittima, e di tutte le altre che vi lasciate intorno, vi abbeverate.
Arriverà il giorno in cui lo Psicopompo peserà le Vostre anime e queste rotoleranno lungo il fiume infernale, dritte nella bocca del Leviatano, quello vero, quello che non perdona, quello che vi regalerà l’eternità della disperazione, vindice ultimo di noi vittime dissanguate.
Ma un attimo prima della pesatura delle vostre putride anime, quando ancora il corpo avrà sussulti di vita, una donna, quel sesso da voi usato, maltrattato e ucciso, arriverà con la sua bilancia e la sua spada anticipando i tormenti della sorella Giustizia Divina.
Dal chiuso di questa setta si alzano miasmi nauseabondi che si intrufolano in ogni anfratto dove sbarluccica la pepita del potere. Questi sbuffi di aria si nutrono di questo finto - ossigeno fino a prendere forma carnale e spettrale di vampiri assetati di potere, soldi e sangue. Raggiungono una poltrona e vi si avvitano. Cominciano a nutrirsi e pascersi delle briciole che vengono dai tavoli più grandi e con le bocche spalancate, come Leviatani affamati ingoiano fuoco, merda e brandelli di corpi che hanno tritato con i loro artigli.
Le loro poltrone scivolano su tracce segnate dalla bava del mostro più grande, del loro mentore e quando questo scivola su un’ altra poltrona, questi delfini saltano per tenere caldo il posto lasciato. E così sotto di loro tanti miasmi si trasformeranno in vampiri e percorreranno gli stessi passi dei loro mentori.
Del lavoro non sanno, non hanno mai saputo, non fanno e non faranno mai, il loro è un lavorio nell’ombra, un rimestio delle foglie secche del sottobosco, un cercare i frutti del loro potere nel frutto simbolo che è il blackberry.
Tessono le reti, vomitando filo in cui depositano le uova di ragno che quando si schiuderanno rimpolperanno la folla degli adepti, dal centro di potere diffondo il bubbone della peste, sotto le loro ascelle crescono le pustole che si gonfiano, si enfiano finché esplodono ed il liquido infetto generato fertilizza gli strati di letame della base e fa proliferare la razza.
Sono protetti, intoccabili, si battono il petto, si fanno il segno della croce, vanno a Messa, si confessano, professano una fede che è incentrata su perdono, carità ed amore,, si bagnano con l’acqua benedetta e, orrore degli orrori, prendono il corpo di Cristo transustanziato.
Con le labbra ancora attaccate alla pila si esibiscono nello sprezzante spettacolo del razzismo, del classismo, della misoginia, dell’arrivismo.
Ebbri di potere si sentono protetti dalla croce stessa senza sapere che respiro dopo respiro, loro sono i carnefici, loro ribattono senza pietà i chiodi a mani e piedi del crocifisso.
Loro uccidono il senso della parole Amore e carità. Loro sono i Giuda, i Barabba, i Pilato.
A casa con le loro donne, urne di procreazione continua, mettono la maschera della dolcezza e del rispetto, fuori con le donne che lavorano per vivere sono cani rabbiosi pronti a disfarne le carni o a farsi quelle carni con rabbia, lascivi. La loro lancia si conficca nel costato.
Passano e ripassano la spugna imbevuta d’aceto sull’assetato quando, falsi e cortesi, godono dei loro guadagni facili e deridono coloro che tentano di farcela da soli.
Sputano sul corpo martoriato quando le loro bocche si impastoiano di volgarità e bestemmie.
Fra questa marmaglia che tira a sorte e straccia le vesti dov’è il pio Longino?
Dove sono i piedi nudi e piagati di S. Francesco? Dove sono le figure come mi tio cura che la Domenica delle Palme arriva in groppa all’asinello per i sentieri dell’ hacienda.
Dov’ è l’arca dell’Alleanza? Dov’è il vostro don Giussani?
La vostra saliva è acqua reflua, le parole solide deiezioni.
Siete vestiti da sacerdoti del tempio ed intanto vendete la vostra merce avariata all’interno. Vi battete il petto e vi stracciate le vesti. Prefiche del potere vi strappate i capelli per finto dolore. 30 denari sonanti tintinnano nelle vostre tasche, lo vendete, lo tradite per vederlo immerso nell’orrido scempio della Passione di cui voi siete i più grandi fautori perché dal sangue di lui Vittima, e di tutte le altre che vi lasciate intorno, vi abbeverate.
Arriverà il giorno in cui lo Psicopompo peserà le Vostre anime e queste rotoleranno lungo il fiume infernale, dritte nella bocca del Leviatano, quello vero, quello che non perdona, quello che vi regalerà l’eternità della disperazione, vindice ultimo di noi vittime dissanguate.
Ma un attimo prima della pesatura delle vostre putride anime, quando ancora il corpo avrà sussulti di vita, una donna, quel sesso da voi usato, maltrattato e ucciso, arriverà con la sua bilancia e la sua spada anticipando i tormenti della sorella Giustizia Divina.
2 commenti:
Avrei voluto non leggere più i tuoi blog che mi facevano compagnia nella solitudine piuttosto che sentire il macigno della tua sofferenza sul cuore.Ricordati che fu una donna a schiacciare il serpente,simbolo del male.un lieve bacio sulle tue palpebre stanche.
Le invettive, gli sfoghi hanno una funzione lenitiva. scrivo e mi riprendo lentamente. E' come sferrare un pugno alla rabbia e alla frustrazione e metterla ko.
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