Ore 8.10. Stazione di Metropolitana di Cairoli, provenienza Duomo.
Il treno arriva in frenata sulla loro cartolina animata, i miei occhi da presa sono dentro il vagone, il treno staziona e il finestrino li inquadra in Piano Americano, le porte si aprono, Figura Intera, 30 secondi di inquadratura fissa, porte che scivolano verso la chiusura, un breve piano americano di nuovo e dissolvenza.
Sono stati lì, così, per me, assorti in loro stessi, avvolti in aura incantata, immersi in una teca sottovuoto per tre mesi. Imperturbabili ai rumori, alla gente che gli sfrecciava accanto, che a volte li urtava, esposti alla corrente che si intrufolava dai corridoi della metro, incuranti del cambio dei cartelloni pubblicitari accanto a loro.
Il copione si ripeteva solo nella scelta del luogo fra un angolo e le macchinette delle bibite.
Mai poggiati sul muro ma sempre l'uno di fronte l'altra. Lei corvina, alta, con tacchi, capelli morbidi sulle spalle, lui un poco pingue, capelli lisci castani, tagliati corti ma con una piccola frangetta sulla fronte alta e rotonda. Le sue gote sempre rosse di emozione. Le loro mani intrecciate, le loro mani che cercavano il viso, il collo, i capelli, piccoli avvicinamenti per darsi lievi baci. Sorrisi complici, frasi dette a fior di labbra.
L' energia immaterica che si sprigionava dagli occhi li avvolgeva in una campana di vetro cellofanato. Lui sulla cinquantina, lei qualche anno meno.
Una coppia d'amanti, una coppia di innamorati, marito e moglie, vedovi, compagni?
Presi da loro, chiusi dai loro gesti, immoti e mobilissimi nella loro passione.
Una scena che si ripete all'infinito per cinque mesi. Arrivo, inquadro, loro recitano la loro parte inconsapevoli di essere ripresi dal mio cervello, riparto, spariscono e vengono archiviati confusi in una moltitudine di messaggi e immagini che mi invaderanno senza tregua il cervello durante l'arco di una giornata lavorativa.
L'ultima inquadratura ha una variazione da canone inverso, è un gesto audace di lui che le scosta il lembo della camicetta bianca fermata da un maglione a V nero, si china e le bacia il petto intrufolando il naso verso la rotondità del seno, la testa di lei cade leggermente indietro intonando una sorriso di piacere e gratitudine ed un impercettibile moto da brivido.
L'obiettivo si chiude sul rosso e grigio del corridoio della metro ma non appare il cartello FINE. Solo ora mi accorgo che mancano del mio repertorio iconografico da un mese e che è calato il sipario su quell'angolo della Metro di Cairoli.
Ho perso gli attori, il copione è sfumato, la produzione non ha più pagato il cast.
E' finito un amore? E' stato scoperto un tradimento? Lei è dovuta partire? Lui ha cambiato lavoro? Hanno litigato?
Spero sempre che sotto il cartello Fine, ci sia, fra parentesi, to be continued.
Nessun commento:
Posta un commento