mercoledì 18 novembre 2009

I tempi sono grami

I tempi sono grami e questo è un dato di fatto.

A casa mia, dalle terre da dove provengo tutto il male si scrivo sotto cinque lettere, incisive e precise
M A F I A.
Nella terra dove sto è molto peggio perché non c’è una definizione precisa e di quello di cui non c’è definizione poco si può parlare.
Nella terra dove sto corruzione, concussione, peculato, terrorismo psicologico sono diluiti nei meandri dei fiumi del potere e dello scambio dei voti.
I sistemi da STASI sono all’ordine del giorno. Il mio ex AD una volta ci disse ‘Voi siete numeri di matricola e come tali non valete un cazzo’, lo sproloquio fallico aveva un inattaccabile fondamento.
Gli alti papaveri si muovono deresponsabilizzati da ogni disastro che hanno fatto con centinaia di mila euro in tasca e saltano di poltrona in poltrona e di letto in letto. I numeri di matricola vengono polverizzati dallo schiacciasassi della crisi che loro stessi hanno provocato.
C’è un'altra parola di cinque lettere incisiva come l’altra F U F F A. ecco io ascolto la fuffa tutti i giorni, chilometri di morbida fuffa ci viene propinata in questi giorni terribili in cui la gente verrà mandata a casa senza colpo ferire.
Un esempio di terrorismo psicologico e di slaughter marketing (ehi Mr Kotler ci avevi pensato a questo tipo di Marketing?) è stata una simpatica riunione avvenuta qualche tempo fa: ci si riunisce per comunicare la nuova direzione che si vuole dare al’azienda agricola: c’è il pastore, due vice pastori, un consulente di pastorizia. Il pastore capo parla parla e parla mentre gli agnellini nel recinto sanno che 2/3 di loro saranno mandati, fra poco meno di 24ore, al macello anche se non si è in periodo pasquale.
L’argomento non è quello della macellazione preventiva ma della nuova impronta da dare all’azienda agricola, si insinuano frasi del tipo ‘come si chiama lei pecorella?’ ‘vorrà ancora pascolare qui con noi?’, alcune pecorelle cedono e cercano di collaborare sperando che di loro si prenda solo la lana e non la carne, le altre stanno zitte, basite. Il new deal per l’azienda non è granchè, sono azioni già trite e ritrite, e l’aia dell’azienda è stata lastricata troppe volte di buone intenzioni mentre i fattori rubavano raccolto e mandrie per gozzovigliare a casa loro.
Verso la fine, mentre il pastore cerca di rassicurare con fare contrito il suo gregge, alla porta dell’ovile compare l’uomo che conta le pecore e le ricolloca o le colloca all’interno dell’azienda.
Gambe aperte, mani dietro la schiena, squadra tutti incutendo un qual certo timoroso rispetto.
Poi il suo sguardo si fissa su un prescelto che pronuncia una frase già sentita: Sono qui per me.
Il primo rito sacrificale è compiuto. Lo sono venuti a prendere, lo hanno fatto infilare lo stesso dentro al recinto anche se già sapevano che lo avrebbero macellato e la loro mannaia cade.
I soldati del sinedrio hanno pagato i loro trenta denari ma Giuda che ha tradito, in questa commedia degli orrori, non si suiciderà.

2 commenti:

Domus ha detto...

ciao, mi ha molto colpito il tuo blog. forte, determinato, intelligente, sotto certi aspetti terribile. ti seguiro con attenzione, per portarti se posso e se ci riesco, un sorriso. ciao domus

Piccolo Folletto ha detto...

Grazie, sarò lietissima di avere un altro lettore