Del reato contro la famiglia, moglie e figli, il nome lo so: tradimento ma in questa società sappiamo tutti che è assolutamente derubricato.
Un giorno dirò la mia su questo argomento.
Devo dire che è una sorpresa non stupefacente.
Pago il mio biglietto, calzo le cuffiette (comprese nel prezzo biglietto se le volete chiedere) e mi inoltro nell’esposizione che si snoda per il mondo dell’erotismo nell’arte giapponese nel periodo Edo.
Or dunque tutti i verbi di ‘penetrazione’, di moto verso un luogo specifico e movimento sono assolutamente appropriati per questa mostra.
Val al pena spiegare il termine SHUNGA: letteralmente vuol dire "immagini della primavera", sono una riflessione etica ed estetica sulla densità e transitorietà della vita nel periodo Edo, in cui il ceto borghese, molle nei suoi lussuosi costumi non decideva delle sorti politiche e militari del paese ma esprimeva il contrasto fra i suoi modi d’essere e la rigidezza militare della classe dei samurai.. Due modi a confronto: Edonismo contro neo confucianesimo, guerra di katana e guerra di futon.
La ricerca del superfluo, del piacere di ogni piccolo particolare della vita accompagna l’uomo fino alla fine e si riversa nel mondo dell’arte designando una produzione erotica e di piacere: è l’ ukiyo-e
o ‘immagini del mondo fluttuante’, stampe o dipinti con la tecnica della stampa xilografica prima in bianco e nero poi a colori.
Accanto al mondo iconografico si affianca quello letterario con i romanzi del mondo fluttuante in cui la carnalità, la sensualità, la vita dietro i paraventi di carta di riso è fatta di parole e non di tratti pittorici.
La mostra è un profluvio di genitali, corpi quasi mai nudi ricoperti di kimono riccamente decorati, di corpi aggrovigliati in pose più che plastiche direi gommosamente elastiche. Il percorso parte dalle stampe in bianco e nero o da rotoli destinati a dividere le pareti nelle case di piacere in cui l’erotismo è più divertente e didattico: due corpi in bianco e nero che si intrecciano senza alcuno sfondo. Una concessione ad una sensualità spinta: un tocco di rosso sulle labbra di lei… tutte e due i tipi le labbra.
Quando il bianco e nero cede al policromo e la tecnica si affina, quando il governo centrale non è più riottoso alla diffusione di questi manuali e stampe, i rotoli diventano fogli singoli o raccolte in libri, i corpi assumono una pesantezza bidimensionale, le scene vengono riprese negli interni in mezzo ad oggetti di uso domestico e lo spettatore sembra guardare dalla fessura della porta o da dietro il velo e coglie l’intimità fra l’uomo e la donna in casa, nelle case di piacere o in esterni come un balcone o in mezzo ad un campo pieno di neve. I kimono sono sempre più ricchi e fastosi, le acconciature complicate ed i capelli setosi. Le donne sono icone di porcellana, sensuali ma mai volgari, piacevoli e piacenti. Sono ritratte in colori delicati, tenui, i tratti pittorici sono finissimi, i particolari degli inetrni studiati e a volte pudichi, come la cortina trasparente che copre il corpo di due amanti facendo sentire lo spettatore come uno di più, un ladro di immagini.
Il periodo più forte sia a livello di immagini che di gioco pittorico è quello della massima fioritura con le opere di Utamaro. La forza del gioco psicologico e di dominio passionale, dell’istinto, della ricerca del piacere, la ricerca del colore, la descrizione dei kimono, delle cose del quotidiano è fortissima e traspare da tutte le stampe.
Le donne sono sempre tese nell’atto del piacere, i loro piedi sono arricciati, il viso abbandonato mentre l’uomo è avvolgente, dominante, perifrastico e per nulla metaforico.
La donna è al centro del centro dell’uomo e non c’è un minimo cenno alla volgarità o alla lascivia, c’è la descrizione del puro piacere, la nudità è quasi inesistente, la massima espressione dell'erotismo giapponese non è costituita dal corpo nudo, bensi' dalla nudità che trapela attraverso il rivestimento dell'abito. Poco spazio è dato alla fantasia dell’atto ma il corpo avvolto nel vestito ricopre tutto di intimità e non di nefandezza.
Il trionfo del parossismo è svelato attraverso i piedi arricciati nel piacere o, in uno splendido rotolo, attraverso della polvere d’argento che dissimula l’orgasmo maschile. Tutto è ironico e leggero, è una lente di ingrandimento sul sesso e sui giochi dell’alcova.
Mai la prostituta è ritratta come tale, ad esclusione dell’ unica stampa in cui una donna minuta viene sovrastata da un uomo grasso, sudato e molle che approfitta di lei. Il senso del lavoro di lei si definisce nel piede piatto e teso ad indicare il senso del dovere del suo lavoro.
Forse è l'unica stampa di ukiyo-e che dà il senso della condizione della donna giapponesi di quei secoli, divisa fra essere madre, figlia, nuora, geisha o prostituta di bassa lega e comunque sempre schiava.
L'ultima parte è la trasformazione di un arte che verrà assorbita dall'occidente e dalle avanguardie del '900.
L'eredità è tutta nei fumetti manga e anche nel nostro Crepax, provate le onde del suo mare con quello di alcuni Shungha.
Shunga
Fino al 30 gennaio Palazzo Reale, Milano