martedì 24 novembre 2009

che nome

ha il reato di andare a spese della società in paesi lontani per andare a trovare l'amante?

Del reato contro la famiglia, moglie e figli, il nome lo so: tradimento ma in questa società sappiamo tutti che è assolutamente derubricato.

Un giorno dirò la mia su questo argomento.

lunedì 23 novembre 2009

Quel gran simpatico di saturno

Un mio buon amico mi ha rimproverata perché non scrivo più. Gli ho detto che si è esaurita la mia vena e lui di tutto punto ha risposto: no sei esaurita tu.
Non posso contestarlo, sono esaurita, c’è stato un periodo relativo di felicità personale, poi è saltata una molla e mi ha graffiato di nuovo, poi ne è saltata un'altra ed un’altra ancora e mi sono ricordata che Saturno è ancora lì che ondeggia vertiginosamente sulla mia testa.
Qualcuno all’inizio dell’anno mi aveva detto che Saturno era comodo a casa mia e che stava ben seduto. Sento le sue chiappe calde sulle mie spalle e notoriamente le mie spalle non reggono più pesi. Io spero tanto che Saturno non soffra anche di flatulenza perché di sterco nel 2008 e in questo 2009 ne ho visto e odorato abbastanza.
Ho la vaga impressione che dovrò fare un bel po’ di sforzi per scrollarmelo di dosso. Vorrei che lui con la sua targa ‘contro’ veleggiasse fuori da me e che non si facesse mai più vedere. Ma è più facile passare dalla cruna di un ago che non avere saturno contro.

E per la cronaca, non ho scritto più in pubblico ma mi sto concentrando su un racconto che farò leggere prima alle persone care e poi si vedrà.

mercoledì 18 novembre 2009

I tempi sono grami

I tempi sono grami e questo è un dato di fatto.

A casa mia, dalle terre da dove provengo tutto il male si scrivo sotto cinque lettere, incisive e precise
M A F I A.
Nella terra dove sto è molto peggio perché non c’è una definizione precisa e di quello di cui non c’è definizione poco si può parlare.
Nella terra dove sto corruzione, concussione, peculato, terrorismo psicologico sono diluiti nei meandri dei fiumi del potere e dello scambio dei voti.
I sistemi da STASI sono all’ordine del giorno. Il mio ex AD una volta ci disse ‘Voi siete numeri di matricola e come tali non valete un cazzo’, lo sproloquio fallico aveva un inattaccabile fondamento.
Gli alti papaveri si muovono deresponsabilizzati da ogni disastro che hanno fatto con centinaia di mila euro in tasca e saltano di poltrona in poltrona e di letto in letto. I numeri di matricola vengono polverizzati dallo schiacciasassi della crisi che loro stessi hanno provocato.
C’è un'altra parola di cinque lettere incisiva come l’altra F U F F A. ecco io ascolto la fuffa tutti i giorni, chilometri di morbida fuffa ci viene propinata in questi giorni terribili in cui la gente verrà mandata a casa senza colpo ferire.
Un esempio di terrorismo psicologico e di slaughter marketing (ehi Mr Kotler ci avevi pensato a questo tipo di Marketing?) è stata una simpatica riunione avvenuta qualche tempo fa: ci si riunisce per comunicare la nuova direzione che si vuole dare al’azienda agricola: c’è il pastore, due vice pastori, un consulente di pastorizia. Il pastore capo parla parla e parla mentre gli agnellini nel recinto sanno che 2/3 di loro saranno mandati, fra poco meno di 24ore, al macello anche se non si è in periodo pasquale.
L’argomento non è quello della macellazione preventiva ma della nuova impronta da dare all’azienda agricola, si insinuano frasi del tipo ‘come si chiama lei pecorella?’ ‘vorrà ancora pascolare qui con noi?’, alcune pecorelle cedono e cercano di collaborare sperando che di loro si prenda solo la lana e non la carne, le altre stanno zitte, basite. Il new deal per l’azienda non è granchè, sono azioni già trite e ritrite, e l’aia dell’azienda è stata lastricata troppe volte di buone intenzioni mentre i fattori rubavano raccolto e mandrie per gozzovigliare a casa loro.
Verso la fine, mentre il pastore cerca di rassicurare con fare contrito il suo gregge, alla porta dell’ovile compare l’uomo che conta le pecore e le ricolloca o le colloca all’interno dell’azienda.
Gambe aperte, mani dietro la schiena, squadra tutti incutendo un qual certo timoroso rispetto.
Poi il suo sguardo si fissa su un prescelto che pronuncia una frase già sentita: Sono qui per me.
Il primo rito sacrificale è compiuto. Lo sono venuti a prendere, lo hanno fatto infilare lo stesso dentro al recinto anche se già sapevano che lo avrebbero macellato e la loro mannaia cade.
I soldati del sinedrio hanno pagato i loro trenta denari ma Giuda che ha tradito, in questa commedia degli orrori, non si suiciderà.

domenica 15 novembre 2009

Shunga Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo

Domenica di pioggia e grigio, le notizie che mi circondano hanno il peso grave di una tonnellata di di piume. Non voglio tornare a casa, vado a Palazzo reale a vedere qualche mostra. Mi dirigo verso quella di Hopper, la fila è infinita. Supero tutti e mi dirigo all’altra, quella sugli Shungha giapponesi. Non c’è quasi nessuno, forse solo quelli che come me hanno deviato su una mostra delusi di non avere potuto vedere l’altra.

Devo dire che è una sorpresa non stupefacente.

Pago il mio biglietto, calzo le cuffiette (comprese nel prezzo biglietto se le volete chiedere) e mi inoltro nell’esposizione che si snoda per il mondo dell’erotismo nell’arte giapponese nel periodo Edo.

Or dunque tutti i verbi di ‘penetrazione’, di moto verso un luogo specifico e movimento sono assolutamente appropriati per questa mostra.

Val al pena spiegare il termine SHUNGA: letteralmente vuol dire "immagini della primavera", sono una riflessione etica ed estetica sulla densità e transitorietà della vita nel periodo Edo, in cui il ceto borghese, molle nei suoi lussuosi costumi non decideva delle sorti politiche e militari del paese ma esprimeva il contrasto fra i suoi modi d’essere e la rigidezza militare della classe dei samurai.. Due modi a confronto: Edonismo contro neo confucianesimo, guerra di katana e guerra di futon.

La ricerca del superfluo, del piacere di ogni piccolo particolare della vita accompagna l’uomo fino alla fine e si riversa nel mondo dell’arte designando una produzione erotica e di piacere: è l’ ukiyo-e

o ‘immagini del mondo fluttuante’, stampe o dipinti con la tecnica della stampa xilografica prima in bianco e nero poi a colori.

Accanto al mondo iconografico si affianca quello letterario con i romanzi del mondo fluttuante in cui la carnalità, la sensualità, la vita dietro i paraventi di carta di riso è fatta di parole e non di tratti pittorici.

La mostra è un profluvio di genitali, corpi quasi mai nudi ricoperti di kimono riccamente decorati, di corpi aggrovigliati in pose più che plastiche direi gommosamente elastiche. Il percorso parte dalle stampe in bianco e nero o da rotoli destinati a dividere le pareti nelle case di piacere in cui l’erotismo è più divertente e didattico: due corpi in bianco e nero che si intrecciano senza alcuno sfondo. Una concessione ad una sensualità spinta: un tocco di rosso sulle labbra di lei… tutte e due i tipi le labbra.

Quando il bianco e nero cede al policromo e la tecnica si affina, quando il governo centrale non è più riottoso alla diffusione di questi manuali e stampe, i rotoli diventano fogli singoli o raccolte in libri, i corpi assumono una pesantezza bidimensionale, le scene vengono riprese negli interni in mezzo ad oggetti di uso domestico e lo spettatore sembra guardare dalla fessura della porta o da dietro il velo e coglie l’intimità fra l’uomo e la donna in casa, nelle case di piacere o in esterni come un balcone o in mezzo ad un campo pieno di neve. I kimono sono sempre più ricchi e fastosi, le acconciature complicate ed i capelli setosi. Le donne sono icone di porcellana, sensuali ma mai volgari, piacevoli e piacenti. Sono ritratte in colori delicati, tenui, i tratti pittorici sono finissimi, i particolari degli inetrni studiati e a volte pudichi, come la cortina trasparente che copre il corpo di due amanti facendo sentire lo spettatore come uno di più, un ladro di immagini.

Il periodo più forte sia a livello di immagini che di gioco pittorico è quello della massima fioritura con le opere di Utamaro. La forza del gioco psicologico e di dominio passionale, dell’istinto, della ricerca del piacere, la ricerca del colore, la descrizione dei kimono, delle cose del quotidiano è fortissima e traspare da tutte le stampe.

Le donne sono sempre tese nell’atto del piacere, i loro piedi sono arricciati, il viso abbandonato mentre l’uomo è avvolgente, dominante, perifrastico e per nulla metaforico.

La donna è al centro del centro dell’uomo e non c’è un minimo cenno alla volgarità o alla lascivia, c’è la descrizione del puro piacere, la nudità è quasi inesistente, la massima espressione dell'erotismo giapponese non è costituita dal corpo nudo, bensi' dalla nudità che trapela attraverso il rivestimento dell'abito. Poco spazio è dato alla fantasia dell’atto ma il corpo avvolto nel vestito ricopre tutto di intimità e non di nefandezza.

Il trionfo del parossismo è svelato attraverso i piedi arricciati nel piacere o, in uno splendido rotolo, attraverso della polvere d’argento che dissimula l’orgasmo maschile. Tutto è ironico e leggero, è una lente di ingrandimento sul sesso e sui giochi dell’alcova.

Mai la prostituta è ritratta come tale, ad esclusione dell’ unica stampa in cui una donna minuta viene sovrastata da un uomo grasso, sudato e molle che approfitta di lei. Il senso del lavoro di lei si definisce nel piede piatto e teso ad indicare il senso del dovere del suo lavoro.

Forse è l'unica stampa di ukiyo-e che dà il senso della condizione della donna giapponesi di quei secoli, divisa fra essere madre, figlia, nuora, geisha o prostituta di bassa lega e comunque sempre schiava.

L'ultima parte è la trasformazione di un arte che verrà assorbita dall'occidente e dalle avanguardie del '900.

L'eredità è tutta nei fumetti manga e anche nel nostro Crepax, provate le onde del suo mare con quello di alcuni Shungha.


Shunga

Fino al 30 gennaio Palazzo Reale, Milano

venerdì 6 novembre 2009

quanto dura l'infinito?

Uno, due tre volte, quante e quante volte nella vita bisogna sopportare, comprimersi, dolersi, masticarsi e poi ributtarsi.
Un vetro si incrina e puoi cercare di sistemarlo ma sai che alla prossima botta non resisterà, non potrà resistere ma chissà perchè lo farà.
Spezzato, contratto e stracciato è lo stato d’animo.
Partire di nuovo, ricominciare, quante volte ha inizio l’infinito?