martedì 31 marzo 2009

Indignazione

Stamattina ho letto una notizia che mi ha lasciato di stucco: una legge in Afganistan obbligherebbe le mogli ad avere rapporti sessuali anche non consensuali con il marito (=VIOLENZA LEGALIZZATA) e vieta loro di cercare lavoro, istruirsi o farsi visitare da un medico, senza aver prima il permesso del consorte. Come se non bastasse affida al padre o al nonno, se il padre non può, la custodia dei figli in caso di separazione della coppia.
Leggo anche una dichiarazione del leader del partito politico hazara, Ustad Mohammad Akbar, che dice:
«Gli uomini e le donne hanno gli stessi diritti in base all'Islam, ma ci sono differenze nel modo in cui sono stati creati la donna può rifiutare di avere rapporti sessuali con il marito se è indisposta o ha un'altra ragionevole "scusa"»
SCUSA. SCUSA! SCU-SA?
Scusa ma non ho capito bene 'Gli uomini e le donne hanno gli stessi diritti'? scusa ma l'apice di un rapporto non è fare l' amore insieme? Scusa ma violenza fa rima con coscienza? Scusa ma una ragionevole scusa è non avere i lividi delle botte addosso, è non provare terrore se ti si avvicina l'uomo con cui dovresti dividere la tua vita? Scusa ma vi siete bevuti il cervello? Scusa ma io non credo che Allah, nè Maometto intendessero per parità 'ti prendo quando ne ho voglia e stai zitta perchè tanto sei un pezzo di pollo da sfilacciare per la mia insalata? scusa ma credi che qualsiasi altro profeta o Dio possa confondere la violenza con l'amore, scusa ma il giogo non annulla il rispetto? la violenza non annienta la dignità?
Scusa ma ti pare giusto che il tuo presidente per garantirsi un pò di consensi della tua minoranza sciita condanni generazioni di donne e di riflesso di uomini alla legalità della violenza? Cosa? Ah! non è detto che le violentino. Certo ma se anche non le violentassero (è violenza SEMPRE QUANDO NON C'E' IL CONSENSO) negare loro le cure, l'istruzione, lavorare o negare loro i figli non è anche questa una forma di violenza terribile, disperante, asfissiante?
Scusa non dico che in Italia siamo dei tocchi di santi visto che ogni giorno c'è una media di due stupri compiuti da estranei e uno da parenti/mariti/amici di famiglia e se parliamo della Spagna le statistiche aumentano soprattutto all'interno delle mura domestiche e così anche in tutti gli altri paesi, scusami questo lo so ma almeno i 'mostri' li stigmatizziamo, li puniamo (dovremmo!!!) non li legalizziamo.

Adesso scusa ma spero che la legge non venga approvata per una promessa elettorale, e spero che il mondo 'civile' che ha alzato giustamente scudi e bandiere per la guerra di Gaza, seppur dimentica dei bambini morti in Darfur, dei bimbi morti in Somalia, delle giovani generazioni morte di fame, malaria e stenti, anche se, stavolta non c'è una ideologia dietro cui rifugiarsi e vantarsi e gonfiarsi il petto, dico, SCUSA spero si indigni. Scusa ma questo me lo aspetto, se no noi facciamo leggi ideologiche che ci violentano e decidono un perenne 'ius primae noctis' sulla coscienza.

E scusa se ti ribadisco due o tre concetti IO DONNA, da donna fortunata quale sono perchè cresciuta nel rispetto e rispettata: la donna è uomo, una donna ha generato Maometto, una donna ha generato Gesù Cristo, una donna è tua madre, quella che ti accarezza mentre piangi, mentre ti asciuga le ferite mentre le sue sanguinano, quella che piangerai in segreto quando non ci sarà più, una donna è la tua vita.
Ricorda  la donna è il cucchiaio di Dio, raccoglie il brodo primordiale della vita e dà sostentamento. 
E, ti prego, non addurre più 'scuse' alla tua malevole misoginia.

http://www.corriere.it/esteri/09_marzo_31/afghanistan_legge_stupro_matrimonio_66612000-1de3-11de-84d3-00144f02aabc.shtml
http://www.guardian.co.uk/world/2009/mar/31/hamid-karzai-afghanistan-law

domenica 29 marzo 2009

Centenario Futurista

Visto che pioveva tanto, visto che la schiena non mi faceva poi così tanto male, visto che c'ero mi sono infilata dentro un' altra mostra. Altro giro, altra corsa e che corsa. Di corsa attraverso la velocità, il movimento, la genialità, la lettura scomposta della realtà passando dalla visionarietà del dissolvimento di linguaggi convenzionali.
Il primo trentennio del '900 percorso da correnti e scariche elettriche sconvolgenti per le arti e anche per i mestieri attraverso 400 opere mozzafiato e sconvolgenti per la loro rivoluzionaria inventiva.
Metti nello shaker le nuove scoperte scientifiche sull'uso del colore, l'impressionismo francese con la derivazione del puntinismo, traslocale in Italia e dalle il nome del divisionismo in cui i puntini diventano filamenti frastagliati che invece di accostarsi spesso si sovrappongono. Posa lo shaker giù e versa su una tela, stendi la matassa di fili lucenti, aggiungi una spruzzata di Simbolismo, dagli il cognome di Previati e il nome di 'Maternità'

siediti un attimo sull'unico sgabello circolare imbottito davanti a questo grandioso quadro e sorseggia la spinta ascensionale dei fili d'erba che in piccole zone terminano e si arrotondano nella fioritura dei fiori violetti e che in altre proseguono la corsa fino alle ali dei possenti angeli mentre le linee si curvano a proteggere la figura ovale della donna madre che culla il suo figlio, tuorlo di un movimento dal colore albumina che interrompe la corsa verso l'alto nella linea dell'orizzonte spezzata dall' albero di melograno (che ti fa intuire che donna madre è la Madre) e dalla luce abbagliante dello sfondo, in cui le linee seguono altri movimenti.

Parti da questo, sbircia alla dilatazione degli spazi, lascia alla tua volontà la ricostruzione unica del soggetto, bussa alla porta dei giovani Balla, Boccioni e Severini fatti accompagnare nei primi anni del '900 e arrivati al 1909 compra il Le figaro del 20 febbraio e leggi il Primo Manifesto futurista di Marinetti: "... fondiamo oggi il Futurismo, perché vogliamo liberare questo paese dalla fetida cancrena di professori, d' archeologi, di ciceroni e d' antiquari"  e visto che ci sei allunga l'udito verso i fremiti storici, economici e scientifici di quegli anni: opposizione alla mercificazione e alla serialità delle opere d'arte in tutte le loro forme, rivendicazione dell'artista come intellettuale, (punto 3 del manifesto: La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno), la nascente arte della fotografia, il cinema, i fermenti di guerra, la velocità, l'industria, i nuovi materiali come acciaio e vetro, il positivismo di Bergson, la teoria della relatività di Einstein, Pirandello con la verità relativa ad ogni singolo soggetto,   il passaggio da ragione-sentimento a conscio-inconscio. Prendi fiato e perdilo davanti all'impressionante, massiccia, potente scultura di Umberto Boccioni, 'Forme uniche della continuità nello spazio' (si, è quella lì, proprio quella delle monetine da 20 centesimi) in cui il corpo a contatto con l'aria viene precisato in forme mosse da un vento invisibile, che plasma, liquefa e condensa. Assapora la genialità di Balla nei Ritmi dell'archetto che riproducono la velocità e la scomposizione del movimento (4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità [...] 5-Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. 6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.)


Se cominci a sentire la stanchezza, hai i piedi un pò gonfi e la schiena che ti punge aspetta paziente che si liberi uno dei due puff davanti alla ricostruzione della scenografia meccanica di Balla, Feu d’artifice, a suon di musica di Stravinskij per i balletti russi di Djiagilev, in cui i ballerini non servono ma le luci, il ritmo illumina i volumi scenografici. Quando hai tirato il fiato, sorprenditi dai costumi da teatro di Balla, dal suo paroliberismo, dagli influssi cubisti di Prampolini, Depero e Fillia, fatti spruzzare da un pò di costruttivismo e immergiti nell'areopittura. Ehi metti la cintura di sicurezza perchè se ricordi il punto 11 -Noi canteremo [...] le locomotive dall'ampio petto, [...] il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo[...]

Il quadro di Crali 'Incuneandosi nell'abitato' ti toglierà il fiato, ti darà la sensazione di quegli Icaro senza ali che è la maggior parte di noi. 
So che adesso sei stanco, ma ti dò uno spunto per sorridere e per riflettere: alla tua sinistra, in un colore celeste improbabile, la riproduzione di una scultura di Renato di Bosso dal titolo Pilota stratosferico. E' del 1938. hai il muscolo corrugatore attivo, ti ricorda qualcuno. Anche a me, vedo che strizzi gli occhi per spremere il cervello. Ecco! Adesso ricordi, il muscolo zigomatico ti allarga il sorriso. E' uguale a Buzz Lightyear di Toy Story.
Ok, le luci della ribalta futurista si stanno spegnendo ma c'è un piccolo omaggio in fondo in fondo, prima del corridoio che ti porta all'uscita, ci sono tre Fontana e due Burri. Se ti piacciono goditeli a dispetto dei tuoi piedi agonizzanti, della tua schiena cedente e della stanchezza dilagante.

FUTURISMO - 1909 - 2009 Velocità + Arte + Azione
MILANO, PALAZZO REALE
6 FEBBRAIO al 7 GIUGNO 2009

E fuori piove

Ci sono appuntamenti a cui non puoi mancare, neanche se Milano decide che deve avere di nuovo i tetti, le strade e i suoi cittadini bagnati fino all'osso. E' un anno piovoso, mettiamo radici e produciamo muschi e licheni ma i fiori sugli alberi ci fanno timidamente sperare che prima o poi i cieli blù cobalto di giovedì scorso si ripresenteranno copiosi ed in fila per due.
Piove più o meno distrattamente, attraverso l'acqua delle pozzanghere per vedere l'acqua dell'arte. 
Vado a vedere Anima dell'Acqua, da Talete a Caravaggio, da Segantini a Bill Viola. Grondante acqua sfilo accanto ad una fila chilometrica che acqua sfida per vedere la mostra sui Samurai. Piove acqua dentro l'ombrello nero, sgangherato e prestato visto che, grazie alla mia sbadataggine, il mio mini ombrellino azzurro, che dall'acqua ripara solo la chioma, non lo trovo più. 
Salgo gocciolante le scale di Palazzo Reale, pago il biglietto e mi incuneo per i percorsi della mostra: gli spazi sono piccoli, stretti e angusti, c'è folla. Accedere alle spiegazioni è difficoltoso così come vedere le opere ma quelle che ci sono, sono talmente belle che ti scordi di tutto il resto. Allo spettatore viene chiesto se l'acqua ha un'anima e a partire dai miti di teogonia acquatica delle antiche civiltà, passando dalle ipotesi sull'origine del mondo formulate dalla filosofia di Omero, Socrate, Platone, Aristotele, e attraverso Bellezza, Viaggio, Morte, Paura Trasformazione e Purificazione la risposta affermativa alla domanda arriva fluida. 
L'acqua si trasforma, si rigenera, piove dal cielo, 'passa attraverso' così come lo spettatore passa attraverso le sale, strette, labirintiche o ampie come attraverso le anse di un percorso fluviale. (lettura di un concept di mostra a cui invece più prosaicamente la tortuosità è attribuibile alla ristrettezza dello spazio assegnato)
''Water, is taught by thirst'' dirà Emily Dickinson nella sezione Trasformazione, l'acqua è insegnata dalla sete.

Simbolica sete di conoscenza, inizialmente, che si intuisce dai busti di vari filosofi e di Talete che ci introduce con il suo pensiero:
Dalla terra nasce l’acqua, dall’acqua nasce l’anima.
E’ fiume, è mare, è lago, stagno, ghiaccio e quant’altro.
E’ dolce, salata, salmastra.
E’ luogo presso cui ci si ferma e su cui si viaggia
E’ piacere e paura, nemica ed amica
E’ confine ed infinito
E’ cambiamento e immutabilità, ricordo ed oblio,
Principio e fine.

Acqua archetipo di vita, placenta fertile della Dea madre, elemento femminino per eccellenza, bellezza incontrastata delle grandi Madri di tutta la tradizione mediterranea, sostanza preponderante del corpo umano, alveo di tutte le cose, urna carnale di vita portata da Tuaret, la dea protettrice delle donne incinte con corpo da ippopotamo gravido e coda di coccodrillo, o da Iside che con un liquido magico e terapeutico rigenera il mondo, acqua simbolo di vita ma anche di paura, di morte (L’armadio dell’acqua nera” di Fabrizio Plessi).
Acqua madre di vita, liquido amniotico, fluido nutritivo raccolta in una sala dalle pareti rosse, evocative del ventre, che diventa latte versato dai teneri seni delle Madonne che allattano, nuove dee madri, iconograficamente sdoganate dal Concilio di Efeso e trasformate in Madri di Dio, colte nel gesto supremo di dare la vita dopo il parto, di dare nutrimento e sostanza al Figlio, metafora di tutti figli dell'umanita. Seno rigonfio di latte che si trasformerà da quello della “Madonna dell’Umiltà” di Masolino da Panicale ad Arca dell'alleanza nella Madonna del Parto di Piero della Francesca (non presente in mostra). 
Acqua che, come il latte materno, disseta e rigenera, divenendo fonte a cui abbeverarsi, acqua sorgente di amore a cui si appressa la giovane coppia di Segantini ne “L’amore alla fonte della vita'', acqua sorgente di Bellezza eterna, pioggia che dà vita, pioggia dorata di fertilità che inonda la fonte in cui Venere si bagna, fonte fra le pareti degli affreschi pompeiani in cui sembrano vivere i versi allegri degli uccelli mediterranei…l’usignolo, la rondine, la quaglia…nascosti tra le rigogliose fronde delle piante. Ancora fonte di salvezza dalla morte per Ismaele sulla tela di Cantorini "L'arcangelo Michele con Agar e Ismaele nel deserto" o nella statua raggelante per il suo verismo di ''Ismaele abbandonato nel deserto'' di G. Strazza

L'importanza dell'acqua per lo sviluppo delle civiltà mediterranee attraverso pezzi archeologici strabilianti come crateri a figure nere e rosse, o letta attraverso le peregrinazioni di Enea, degli Argonauti,  e di Ulisse simbolo del viaggio per eccellenza provato, stremato, assetato di conoscenza e curiosità, ritratto, fermato incorporato nell'attimo in cui le sirene ghermiscono l'anima con il canto in uno struggente, evocativo ed affascinante "Ulisse e le Sirene" di Herbert Draper. Il mare è distesa enigmatica, inquietante.



La fonte come specchio in cui ci si riflette, ci si trova, ci si perde come Narciso alla Fonte di Caravaggio, immagine di chi va verso le oscure acque della Morte per troppo amore di sè (Chi guarda allo specchio dell'acqua vede per prima cosa, è vero, la propria immagine. Chi va verso se stesso rischia l'incontro con se stesso. C.G. Jung); l’acqua sempre in movimento, permeante si trasforma nuovamente in urna di morte, bara trasparente, grembo materno a cui si abbandoni Ofelia, mai consapevole di sè, destinata a pagare per le colpe altrui con l'oblio della morte. 
E l'acqua è ancora il mare con il mito del ratto di Europa e il terribile mito della Gorgone 
Mare che nasconde  ansia e paure inconscie: ''Ricordati che i mostri non muoiono, quello che muore e' la paura che incutono'' (prometeo di Cesare Pavese)
Acqua fluviale dei riti abramatici, dell'immersione, del battesimo, della rigenerazione, della purezza che lava i  peccati, che monda le colpe chiude la mostra con quadri, fra gli altri di Mattia Preti e Tintoretto. 

Per chi come me dall'acqua del mare viene, per chi dal mare ha tratto origini, per chi l'acqua del mare la sente dentro, per chi dell' acqua specchio infinito, mutevole e saccheggiato, inquinato, impoverito, martoriato, presente nell'anima anche quando lo sguardo è soffocato dai palazzi, non fa a meno nel pensiero, nel sospiro e nella melanconica nostalgia, per chi ama l'acqua del fiume scorrere, per chi ama gli schizzi dei piedi di un neonato nella vaschetta da bagno, per chi sciupa l'acqua e per chi l'acqua la risparmia, consiglio di vedere la mostra aperta fino al 13 Aprile. 

"E' dall'acqua che tutto scaturisce!
E' nell'acqua che tutto si conserva!
Oceano,dacci la tua azione eterna.
Se tu non mandassi le nuvole,
Se tu non gonfiassi i torrenti,
se non portassi acqua ai grandi fiumi,
che sarebbero i monti,
le pianure e il mondo?
Sei tu che conservi
la vita più florida"

Goethe


Anima dell'Acqua, da Talete a Caravaggio, da Segantini a Bill Viola a cura di Elena Fontanella e Cosimo Damiano Fonseca,la mostra è inserita all’interno del progetto EnergiAcqua ideato e realizzato da Fondazione DNArt condiviso e sostenuto da Regione Lombardia Assessorato alle Reti e Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo Sostenibile, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. 
Palazzo Reale Milano fino al 13 Aprile 

mercoledì 25 marzo 2009

Ricettario della Memoria

E' accaduto per caso, potrei scrivere, ma sono certa che il caso non esiste e quindi è accaduto perchè doveva accadere. 
E' ancora febbraio, cammino in quella strada a me così familiare, la strada di e per casa e lo vedo scritto: Ricettario della Memoria, corso di scrittura creativa. Fremo perché iscriversi, seguendo gli orari della segreteria mi è impossibile, poi prendo il numero e mi dico che devo chiamare. In ufficio vengo risucchiata dal gorgo infernale dei telefoni, delle urgenze, delle emergenze e arrivo a casa stramazzando a  terra dalla stanchezza e fuori tempo per chiamare. Il giorno dopo, fra una fiammata di Lucifero e una punzecchiata di Belzebù, si apre una finestra di razionalità. Compongo il numero, chiedo ed una voce allegra e simpatica (che scoprirò appartenere al corpo di Luciana, la bibliotecaria) mi dice 'Lei è l'ultima, la Ventesima'. 
Sono felice come la Pasqua che verrà. L'ultima!!! mai come in questa occasione un ultimo può essere felice di esserlo. 
Arriva il primo dei quattro mercoledì del corso, pioggia, vento, stanchezza, dimentico di prendere l'indirizzo ma bene o male so dov'è e arrivo zuppa, infreddolita, in leggero anticipo e con un sorriso stampato fra le guance umide.
Dopo di me una signora alta, magra di una certa età, dopo di lei segue una bassina, grassoccia e di una certa età, a ruota un signore, bassino, col viso simpatico e di una certa età, sulla sua scia una donna esile, minuta, con i capelli a crocchia bianchi e di una certa età. Saluto e rimango a pensare cosa sarà. Poi i corsisti diventano sempre più un magma eterogeneo e si inizia un corso che non è come quello che ho immaginato ma è particolare, divertente e interessante soprattutto dal punto di vista umano. Ricco di storie, di giochi 'creativi', di spunti.
Chi tiene il corso è Paola Buonacasa, seguita da un suo numero di fan accanite, è una donna dolce, riflessiva, attenta e gioiosa. Legge brani di libri che associano la creatività alla cucina, al cibo, è un corso che ti fa venire fame, in tutti i sensi.
Il gruppo si disvela solo l'ultimo giorno, giorno in cui tutti avremmo dovuto portare un lavoro (io sono stata trattenuta da Cerbero & Co. e mi sono vergognata come non mai), attraverso il racconto, il Ricettario della Memoria, il gusto dei dolci o delle ricette fatte in casa, i ricordi lontani di due donne-nonne meravigliose ed incredibili ed attraverso quello di tutti quelli che hanno fatto, scritto, impastato, imbottito, siamo arrivati alla fine. 
Ho imboccato la strada di casa con la torta alla ricotta della Signora dei taralli neri foggiani e con la promessa del mio racconto di fine corso.


martedì 24 marzo 2009

Dice Einstein

Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore.
Vero verissimo, il ricordo della felicità è sospiro, nostalgia per ciò che è stato, rimpianto che sia finito. Il ricordo del dolore è dolore mutato, necessario, utile per apprezzare di nuovo la felicità dimenticata, scrostata dall' affresco dei giorni. 

Io sto restaurando l'affresco, sono stata e sono di nuovo serena, tranquilla, felice. Ho in mano i colori e una sinopia. Procedo con l'ordine  disordinato di una vita in balia del futuro.

Adesso la mia felicità non è ricordo, è presente pressante. La vivo nel miglior modo possibile, quando svanirà avrò fatto di tutto per viverla dentro. 

mercoledì 11 marzo 2009

L' Augusto

Non è che quando sali sull'autobus e ti siedi in uno dei posti usuali puoi pensare che ti commuoverai fino alle lacrime. Eppure è successo così.
Al solito sono con la borsetta di iuta rossa, pesante, a tracolla, l' immancabile zainetto sulle spalle accompagnata dalla mia goffaggine post camminata rapida per salire sul bus ed attraversamento pedonale al limite del suicidio per rincorrere il mio mezzo di trasporto verso l'Inferno. 
Mi siedo, mi sistemo, poso, scartoccio il giornale, provo ad aprirlo quando gli occhi mi si bloccano su mani d'uomo macchiate sul dorso, con le unghia quasi piatte, scanalate come le mie, e le dita 'a paletta'. Mi sale dentro un'onda di efferata tristezza, devo girare gli occhi direzione finestrino, li sento pesanti, disastrosamente vicini alla tracimazione, un quadruplo nodo ha chiuso glottide ed epiglottide impedendomi di deglutire. Chiudo gli occhi e le lacrime bruciano il respiro. Poi una voce mi distrae strappandomi via dalla realtà del ricordo e riportandomi alla vividezza del presente. L'uomo di fronte a me, 84 arzilli e lucidi anni, commenta la scadenza dei termini e la scarcerazione di un pericoloso latitante, si indigna, si schifa per l'operato di un giudice che 'non ha avuto tempo'  e ha rimesso in libertà un assassino seriale.
Borbotta il suo sdegno, abbandona il suo giornale, avvolge con le sue dita poco mobili, il bastone e gesticola con l'altra. Il suo linguaggio é d'altri tempi, comincio a sorridere, penso fissamente a qualcuno e confondo i suoi tratti somatici con quelli del ricordo del mio gentiluomo. Gli chiedo di dov'è e lui mi dice che è a Milano dal 1943, che ancora si sente l'accento della terra di provenienza ma che a sua sorella rinnega il suo luogo di nascita: la Calabria, la Calafganistan, come la definisce lui. E' stato un venditore d'auto e si è goduto la vita, ha avuto un'amante dalla quale ha avuta una 'bambinetta' rimasta orfana della madre presto e di cui si è preso cura economicamente, presentandosi alle ricorrenze come un amico della nonna, l'ha fatta studiare, l'ha mantenuta all'Università e si commuove quando me la presenta come un ottimo avvocato, coscienzioso e pulito. Mi racconta di come non si sia voluto fare chiamare papà quando la 'bimbetta', divenuta ormai adolescente, chiede lumi su quest' uomo che si prende cura di lei. 
Sfiora i nomi dei figli avuti in costanza di matrimonio (successivo all'amante, ci tiene a precisare) e della delusione avuta dalla figlia che smette gli studi di medicina a sua insaputa per lavorare subito come ferrista. 'Mi ha tradito' sentenzia e negli occhi si legge la delusione di una scoperta fatta alla prima busta paga della figlia. Cerco di mitigare ma è uomo d'altri tempi e alcune cose non si conservano piegate nel cassetto dei fogli gialli della memoria. 
L'autobus procede verso il mio  'fermata prenotata', vorrei potere ascoltare ancora i suoi racconti ma non posso, prima di scendere chiedo il suo nome e lui si alza sulle gambe malferme, facendo leva sul suo bastone, accenna ad un inchino, leva il capello afferrandolo con le mani dalle dita rigide e pronuncia 'Cesare'. 
Sale magmaticamente l'onda calda del ricordo che si era zittita durante quel racconto e rivedo un altro gesto, antico, splendido e ripetuto. Il gesto di un gentiluomo colto, bello, virile, impettito e dolcissimo: mio nonno. Giacomo. Sento le sue mani 'a paletta', incapaci di fare qualsiasi lavoro manuale per la loro mancanza di prensilità, adatte solo a fare il caffè e vergare fogli di sinfoniche parole, passarmi sul viso in una goffa carezza mentre mi dice 'ciao nipote mia'.
Ciao nonno, a pesar de la historia, so che eri tu il signor Cesare, piombato nella mia frenetica vita a dirmi che ci sei, so che mi prendi la mano di bambina mentre in realtà io afferro il tuo palmo di nonno che non chiude le dita sulle mie e mi continui a portare in su e in giù per Palermo a svelarmi i segreti delle pietre, delle chiese, della storia.
Ciao nonno, attore del mondo, bellezza infinita di tratti del viso e gentiluomo senza pari. 

martedì 10 marzo 2009

continua il post

pre post, del post che non fu  che avrebbe dovuto essere a suo tempo.

lunedì 9 marzo 2009

Sconnessa e riconnesa

Sono stata sconnessa per così tanto…poi ieri un mio amico al telefono mentre si informavasulla mia salute, mi ha detto:
‘Ehi dove sei finita? Lo sai che leggerti mi fa compagnia’.
Poche semplici parole messe in fila che mi hanno dato una scossa.
Un brivido lo avevo avuto sabato a colazione quando mi era stata fatta la stessa rimostranza.
Ho provato a scusare la mia assenza con il fagocitante lavoro ma mentre parlavo mi sono pentita perché in realtà scrivo.
Scrivo sui fazzolettini di carta, scrivo sugli scontrini, scrivo sui dorsi delle copertine, scrivo ovunque ci sia un angolo. La mia grafia è minuta, microscopica, sembrano zampette di formiche laboriose passate per sbaglio su una pozzanghera di inchiostro.
A febbraio ho scritto molto perché molto c’era da scrivere.

Vorrei non potermi dare la colpa ma tutte le nostre azioni e l’inanità dipendono da noi. Da me dipende la mancanza di capacità di ritagliare il mio tempo per ciò che amo fare e fra questo c’è lo scrivere e quindi il trascrivere sui fogli digitali.
Io sono qui anche se a volte non ci sono ecco perché oggi ho recuperato un po’ di me, di Voi e del mio passato proiettato nel futuro.

E’ una promessa fatta a me per tramite del mio prezioso e premuroso amico. Anzi di due.

(Questo è davvero un post-post perchè seguendo la logica andrebbe pre recupero ma voglio che sia post così si sa che ho recuperato il pre, tutto chiaro no?)

venerdì 6 marzo 2009

Boris godunov

Fuori diluvia, dentro sale la tensione. Siamo Elena ed io, sappiamo i contenuti dello spettacolo e abbiamo individuato anche uno dei sequestratori ma siamo tese e stanche da una ordinaria folle giornata di lavoro.
Si abbassano le luci, va in scena il Boris Godunov zar eletto sul sangue dell'ultimo zarevich di Russia, va in scena il sopruso che si ripete, le trovate scenografiche sono geniali, lo sfondo della Piazza Rossa è una lunga carrellata trasmessa su un telone di fondo che si muove mentre gli attori passeggiamo o aprono le finestre o fanno dialoghi al balcone. Improvvisamente senti il clangore di mitra, bombe ad orologeria vengono sistema sui sedili vuoti, una pistola ti viene piazzata in faccia e ti chiedono se c'è da ridere. Sei sequestrata, lo spettacolo si interrompe e i terroristi irrompono in scena passamontagna sul viso, tute mimetiche e cinture esplosive. 
Si mette in scena un' altra storia vissuta a Mosca nel 2002 in cui dei terroristi tennero sequestrati dentro un teatro attori, spettattori e operatori del teatro. 
La scena si sussegue frenetica, la meschina natura umana si prostra alla paura, l'ideale della guerra che si combatte con la guerra risalta in echi gelidi da panico, ognuno porta le sue ragioni, il suo vissuto, il suo passato, il suo futuro, i suoi rammarichi, i rimpianti, la vita  e la morte. Anche qui si mostra l'informazione drogata, il cedimento al sensazionalismo. In un'alternanza fra passato e futuro si segue il filo rosso della lotta armata che provoca morte, disperazione e distruzione e che da morte, disperazione e distruzione nasce.
Un vortice infinito di ragioni non ragionevoli che si perdono nel gorgo della non trattativa. Sequenze delle arti (cinema, teatro, video riprese, spezzoni audiovisivi) si alternano su supporti materici come teloni  bianchi, oggetti di scena, teli neri, videocamere. 
La lingua che rimbomba è lo spagnolo (mi beo di sentirla così a lungo e recitata) e quello che trasuda è una variegata umanità con portati differenti. 
Il ticchettio delle bombe si perde nella coscienza coi ritmi teatrali e ti rilassi capendo che è finzione. La trattativa giunge al termine così come lo spettacolo. Rimani un filo delusa perché ti aspettavi di più ma rimmergendoti nella doccia aperta sui tetti di Milano ti accorgi che quello che è stato è stato troppo per 700 ostaggi e per i popoli oltraggiati. 

lunedì 2 marzo 2009

Sbattere il muso

Quante volte hai sbattuto il muso su una paura che avevi cercato di domare? Quante volte hai dovuto fare i conti con la tua baldanzosa insicurezza? quante volte hai costruito una capanna di paglia con la porta blindata convinta che il lupo soffiando non l'avrebbe abbattuta? 
Io ho i denti spezzati per lo stridore della paura passata, il livido sul naso lungo che sbatte sempre ma nonostante i lividi e i tagli sulla pelle, nonostante i mattoni mi abbiano sommerso ho trovato uno spazio per tirare fuori una mano e ho capito che sbattere e fracassarmi mi è servito, farmi travolgere dallo tsunami è stato terapeutico, utile e necessario.
So, per certo, che adesso quel muro non mi fa paura perché è già crollato, posso solo temere altri muri ma adesso sbircio le crepe ci incollo un pezzo di vetro e guardo che non si incrini e intanto lavoro su di me perché non accada di nuovo. Perché i muri crollano quando le fondamenta cedono.