mercoledì 11 marzo 2009

L' Augusto

Non è che quando sali sull'autobus e ti siedi in uno dei posti usuali puoi pensare che ti commuoverai fino alle lacrime. Eppure è successo così.
Al solito sono con la borsetta di iuta rossa, pesante, a tracolla, l' immancabile zainetto sulle spalle accompagnata dalla mia goffaggine post camminata rapida per salire sul bus ed attraversamento pedonale al limite del suicidio per rincorrere il mio mezzo di trasporto verso l'Inferno. 
Mi siedo, mi sistemo, poso, scartoccio il giornale, provo ad aprirlo quando gli occhi mi si bloccano su mani d'uomo macchiate sul dorso, con le unghia quasi piatte, scanalate come le mie, e le dita 'a paletta'. Mi sale dentro un'onda di efferata tristezza, devo girare gli occhi direzione finestrino, li sento pesanti, disastrosamente vicini alla tracimazione, un quadruplo nodo ha chiuso glottide ed epiglottide impedendomi di deglutire. Chiudo gli occhi e le lacrime bruciano il respiro. Poi una voce mi distrae strappandomi via dalla realtà del ricordo e riportandomi alla vividezza del presente. L'uomo di fronte a me, 84 arzilli e lucidi anni, commenta la scadenza dei termini e la scarcerazione di un pericoloso latitante, si indigna, si schifa per l'operato di un giudice che 'non ha avuto tempo'  e ha rimesso in libertà un assassino seriale.
Borbotta il suo sdegno, abbandona il suo giornale, avvolge con le sue dita poco mobili, il bastone e gesticola con l'altra. Il suo linguaggio é d'altri tempi, comincio a sorridere, penso fissamente a qualcuno e confondo i suoi tratti somatici con quelli del ricordo del mio gentiluomo. Gli chiedo di dov'è e lui mi dice che è a Milano dal 1943, che ancora si sente l'accento della terra di provenienza ma che a sua sorella rinnega il suo luogo di nascita: la Calabria, la Calafganistan, come la definisce lui. E' stato un venditore d'auto e si è goduto la vita, ha avuto un'amante dalla quale ha avuta una 'bambinetta' rimasta orfana della madre presto e di cui si è preso cura economicamente, presentandosi alle ricorrenze come un amico della nonna, l'ha fatta studiare, l'ha mantenuta all'Università e si commuove quando me la presenta come un ottimo avvocato, coscienzioso e pulito. Mi racconta di come non si sia voluto fare chiamare papà quando la 'bimbetta', divenuta ormai adolescente, chiede lumi su quest' uomo che si prende cura di lei. 
Sfiora i nomi dei figli avuti in costanza di matrimonio (successivo all'amante, ci tiene a precisare) e della delusione avuta dalla figlia che smette gli studi di medicina a sua insaputa per lavorare subito come ferrista. 'Mi ha tradito' sentenzia e negli occhi si legge la delusione di una scoperta fatta alla prima busta paga della figlia. Cerco di mitigare ma è uomo d'altri tempi e alcune cose non si conservano piegate nel cassetto dei fogli gialli della memoria. 
L'autobus procede verso il mio  'fermata prenotata', vorrei potere ascoltare ancora i suoi racconti ma non posso, prima di scendere chiedo il suo nome e lui si alza sulle gambe malferme, facendo leva sul suo bastone, accenna ad un inchino, leva il capello afferrandolo con le mani dalle dita rigide e pronuncia 'Cesare'. 
Sale magmaticamente l'onda calda del ricordo che si era zittita durante quel racconto e rivedo un altro gesto, antico, splendido e ripetuto. Il gesto di un gentiluomo colto, bello, virile, impettito e dolcissimo: mio nonno. Giacomo. Sento le sue mani 'a paletta', incapaci di fare qualsiasi lavoro manuale per la loro mancanza di prensilità, adatte solo a fare il caffè e vergare fogli di sinfoniche parole, passarmi sul viso in una goffa carezza mentre mi dice 'ciao nipote mia'.
Ciao nonno, a pesar de la historia, so che eri tu il signor Cesare, piombato nella mia frenetica vita a dirmi che ci sei, so che mi prendi la mano di bambina mentre in realtà io afferro il tuo palmo di nonno che non chiude le dita sulle mie e mi continui a portare in su e in giù per Palermo a svelarmi i segreti delle pietre, delle chiese, della storia.
Ciao nonno, attore del mondo, bellezza infinita di tratti del viso e gentiluomo senza pari. 

2 commenti:

Anna Maria ha detto...

Anch'io ho pianto leggendo il tuo post ,perchè mi mancano i suoi baci , le sue carezze , i suoi consigli , le lunghe chiaccherate e non c'è giorno in cui il mio pensiero non voli a lui e non mi ricordi che mi chiamava il suo angelo ,baciandomi le mani.Sarebbe orgoglioso di te , della tua "capacità di dare il meglio di te stessa nel rispetto degli altri"
Grazie.

Jamì ha detto...

Sobbalzo. Che strani incroci tesse la vita! Il mio nome è Giacomo ma la mamma,francese, mi chiamava Giamì ma con una g gentile che aveva il suono più dolce della J.Splendida la citazione della tua mamma.