venerdì 6 marzo 2009

Boris godunov

Fuori diluvia, dentro sale la tensione. Siamo Elena ed io, sappiamo i contenuti dello spettacolo e abbiamo individuato anche uno dei sequestratori ma siamo tese e stanche da una ordinaria folle giornata di lavoro.
Si abbassano le luci, va in scena il Boris Godunov zar eletto sul sangue dell'ultimo zarevich di Russia, va in scena il sopruso che si ripete, le trovate scenografiche sono geniali, lo sfondo della Piazza Rossa è una lunga carrellata trasmessa su un telone di fondo che si muove mentre gli attori passeggiamo o aprono le finestre o fanno dialoghi al balcone. Improvvisamente senti il clangore di mitra, bombe ad orologeria vengono sistema sui sedili vuoti, una pistola ti viene piazzata in faccia e ti chiedono se c'è da ridere. Sei sequestrata, lo spettacolo si interrompe e i terroristi irrompono in scena passamontagna sul viso, tute mimetiche e cinture esplosive. 
Si mette in scena un' altra storia vissuta a Mosca nel 2002 in cui dei terroristi tennero sequestrati dentro un teatro attori, spettattori e operatori del teatro. 
La scena si sussegue frenetica, la meschina natura umana si prostra alla paura, l'ideale della guerra che si combatte con la guerra risalta in echi gelidi da panico, ognuno porta le sue ragioni, il suo vissuto, il suo passato, il suo futuro, i suoi rammarichi, i rimpianti, la vita  e la morte. Anche qui si mostra l'informazione drogata, il cedimento al sensazionalismo. In un'alternanza fra passato e futuro si segue il filo rosso della lotta armata che provoca morte, disperazione e distruzione e che da morte, disperazione e distruzione nasce.
Un vortice infinito di ragioni non ragionevoli che si perdono nel gorgo della non trattativa. Sequenze delle arti (cinema, teatro, video riprese, spezzoni audiovisivi) si alternano su supporti materici come teloni  bianchi, oggetti di scena, teli neri, videocamere. 
La lingua che rimbomba è lo spagnolo (mi beo di sentirla così a lungo e recitata) e quello che trasuda è una variegata umanità con portati differenti. 
Il ticchettio delle bombe si perde nella coscienza coi ritmi teatrali e ti rilassi capendo che è finzione. La trattativa giunge al termine così come lo spettacolo. Rimani un filo delusa perché ti aspettavi di più ma rimmergendoti nella doccia aperta sui tetti di Milano ti accorgi che quello che è stato è stato troppo per 700 ostaggi e per i popoli oltraggiati. 

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