martedì 10 febbraio 2009

Folaghe

Qualcuno sa in che ambiente lavoro ma traccerei una piccola pennellata con qualche parola sullo stesso: misogino, assassino, falso, ipocrita, stupido, pericoloso in quanto stupido con qualche sprazzo di onestà, sincerità e dabbenaggine innocua.
Per far sì che tutte queste qualità si amalgamassero e si frullassero in un’ ottima pozione velenifera il Pastore un giorno decide con fare democratico (‘Vi prego mandare la conferma della partecipazione che non è facoltativa…’) di fare una riunione ops scusate una convention (fa moolto più chic) in un romantico ed evocativo luogo (si, si va bene!!! Location fa molto più…) dai tratti medievali.
Partenza dagli stalli in pulman formato gita scolastica e via verso il luogo che sarà di cementificazione dei rapporti (da buona siciliana quando si parla di cemento l’unica immagina evocativa che ho sono le scarpe di cemento, sed sic transit il mio pensiero).
Ho la fortuna di prendere il pulman silenzioso, sull’altro pare si sia scatenato il Buon Pastore con canti di Giubilo e di lode alla gioia.
Arrivati a destinazione, sguardi estatici si fermano sulle mura merlate e le orecchie vengono deliziate da lì a breve da altre Lodi mattutine del Pastore, del Vice Pastore e di un incerto gruppo di belanti pecorelle.
A pro della giornata il sole splende su un blù cobalto. Ma la ricreazione dura poco e comincia il ballo, le danze vengono aperte dal Giovane Pastore che in un profluvio di IO IO IO IO e IO, Io SONO, IO HO, IO FACCIO, C’è chi può e chi non può IO PUO’, IO CANTO, IO SUONO, IO ORGANIZZO, IO COMANDO si lancia in un ode agro pastorale che costruisce rampe di lancio per lanci di stormi aviari a ripetizione.
‘Arrivato qui non me ne fregava un cazzo di Voi, eravate numeri di matricole’.
Si lo so, manca la rima baciata ma la ricerca del bacio era solo delle chiappe del Pastore da parte della sua pletora adorante. Che volete fare? Ad ognuno la sua letteratura.
‘Poi dopo qualche mese IO ho pensato che IO dovevo conoscere le persone prima di licenziarle e così adesso penso che non me frega un Cazzo di Voi ma non vi licenzio’
Giubilo muto da parte della platea, attonita dallo stormire sempre più rumoroso.
Io sospiro.
L’esaltazione bucolica, il profluvio di presenze avicole, l’orgia di colorite espressione prosegue e si sofferma sulla importanza di una donna che lavora.
‘Non capisco che cazzo gliene frega, le segretarie non contano un cazzo, le trovi a mazzi sui banchi dei supermercati’
Crassa risata del gruppo di sciocchi di turno asserviti al ruolo di munti dal Pastore anche in assenza di mammelle e con presenza di protuberanze riproduttive (per intenderci quelli che volano in sala conferenze dall’inizio).
Io mi vergogno per loro.
‘IO HO VOLUTO dare fiducia e porto ad esempio due casi’
Sulla natura di uno dei due preferirei soprassedere ma voci di corridoio, rumors e quant’altro vorrebbero che uno dei due casi sia una dispensatrice di saggezza orale con declamazione puntuale di parabole nei momenti difficili dell’esistenza del Pastore, ma mi astengo dal pensarlo anche se, portare il soggetto come case history aziendale, un solletico alla mia astinenza lo comporta.
L’altro caso viene presentato così: ‘Io devo fare i complimenti a Y perché del suo progetto xxxx non se ne è capito un cazzo di quello che è però lo ha fatto bene’
Io annichilisco.
La ballata dell’IO e la declamazione dell’ enciclopedia ‘Uccelli a tutte le ore’ termina di lì a poco, dopo qualche altra preziosità lessicale che si è un po’ persa nella mia memoria.
Il pomeriggio è a dir poco noioso e soffocante, siamo costretti a stare nelle stanze poiché il giro del paese comporta un tempo di periplo di 21 minuti fatto a piede lento.
I pasti sono dozzinali e tristi (ma immagino costosi), le danze e le scenette ti divertono un po’ ma la perplessità è sempre in agguato. La mattina del giorno dopo il Giovane Pastore è affiancato da un altro Pastore, maggiore di lui, che guida un altro gregge la cui scenografia è simile alla nostra. Il Pastore maggiore, però, non ha propensioni etologiche come il nostro ed il suo linguaggio è misurato e controllato ma le palle di cannone di deiezioni hanno la stessa portata di quello giovane, anzi no forse sono a amggiore gittata perchè il suo gregge è più grande.
L’apice delle s…cannonate si raggiunge quando LORO si chiedono, pagati, strapagati, raccomandati, protetti e blindati più di Dio sul suo trono, perché lo fanno.
Io digrigno i denti dalla rabbia.
‘perché amiamo raccogliere le sfide, perché abbiamo una missione da svolgere’
Si è vero la missione c’è ed è quella di occupare le poltrone finchè c’è lo scirocco, quando viene il maestrale spostarsi verso lidi diversi e continuare a pensare che le persone sono matricole, che le matricole sono numeri e che delle persone non gliene frega una beneamata folaga.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ma perchè l'italia va alla deriva?perchè i coglioni vengono messi ai posti di comando e i cervelli buttati nelle discariche.

Piccolo Folletto ha detto...

e che ne so. so solo che da me è una escalation incredibile. ma così è e a volte mi sembra di non avere il salavagente. ed è un mare di m...con onde alte e io non ci so nuotare granchè bene.