Anche io sono stata Socrate quest'anno passato, sono andata alla ricerca della verità. L'ho partorita nella mia mente, poi l'ho fatta partorire e tutto è stato di nuovo diverso.
La verità nasce dentro di noi ed è solo entrando dentro di noi che si ricerca la verità. Ma la verità non è mai assoluta o non lo è fino a che non diventa manifesta.
Quando però, finalmente viene fuori e si inizia un dialogo, pur anche sostenendo le proprie verità ecco che si arriva ad uno stato di consenso. Socrate la chiamava omologhia.
Il bello è che non ci sono verità assolute ma verità da mettere sempre in discussione, come un torrentello sempre in piena. Perché, si, la verità è un pò come l'acqua pulita, deforma il fondale ma finalmente ti dà la possibilità di vederlo.
Socrate si soffermava sui vari tipi di verità ma quella che secondo lui era la più importante era quella attorno alla vita dell'uomo e al senso che ha all'interno del mondo di quest'uomo. Questa verità, quella interna, quella più difficile, quella più nascosta è difficile da comunicare ed è difficile da far partorire.
Quando lo diventa, anche se dentro ne avevi consapevolezza, il mondo appare con colori diversi.
La verità ha saturato l'aria e, benchè avessi fatto di tutto per farla nascere, partorire e vivere allo scoperto, lei diventa ingombrante, più di quanto avessi immaginato.
Di questo Socrate, per penna di Platone, non ne parla o ne parla in altri modi etici che non descrivono la sensazione della verità che si materializza come compagna.
La verità, parziale o totale che sia, ti spinge la mattina fuori dal letto con un bel calcio sul sedere, si accoccola accanto a te sul divano la sera e ti fa stare in un angolino piccolo piccolo, ti sovrasta, ti schiaccia e anche quando ridi spensierata lei è lì che ti bracca, smorzando il sorriso.
La verità si nasconde fra i fazzolettini di carta, fra gli spiccioli del portafogli, in un frame di un film che stai vedendo.
Non si convive bene con la verità finché non la prendi dal carrello della spesa della vita, finché non la metti sul piano della cucina, finchè non la condisci, non la cuoci, finché non la mastichi, finché non ne fai bolo, finché non la inghiotti e finché non la trasformi in energia e poi ne espelli le scorie.
Non c'è una ricetta per cucinarla nè tanto meno per insaporirla, le rimane sempre un sapore agro, amarostico, di fiele.
Il punto è che non la puoi fare marcire, uno perché non ha una data di scadenza anche se tende a fare la muffa e due perché a tenerla lì non risolvi nulla se non intossicarti di più quanto più tardi la mangerai.
Dunque il punto è che, dopo essere passato alla cassa, avere ricevuto lo scontrino e averla portata a casa, bisogna prenderla in mano, guardarla bene e decidere in fretta, più in fretta possibile, cosa farne.
Personalmente sto sperimentando una ricetta, non so se si accoppieranno bene gli ingredienti ma se sperimento potrei avere le quattro stelle sul gambero rosso.
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