venerdì 27 giugno 2008

El Alamein

'Sior capitano, non pensavo era così, non pensavo...'
Neanche io lo pensavo quando ho vestito questa divisa che ora è la mia seconda pelle, attaccata a questo corpo avvizzito dal sole e graffiato dalla sabbia, non ho più la pelle da quanto tempo non la vedo? Da quanto tempo non mi riconosco in quello specchio che mi serve ogni mattina per darmi un'occhiata, per dirmi se sono ancora vivo.
'Sior Capitano me piasaria veder di nuovo la mia tosa'
La rivedrai dall'alto di quelle nuvole che si addensano sui monti vicino casa tua,  vicino quei fiumi così brillanti pieni di colori vividi e non come questa luce accecante che ti taglia gli occhi insieme alle particole di sabbia che ti graffiano le cornee, ti abradono il viso. la rivedrai senza questo elmetto di ferro che ti ustiona i pensieri, che incarcera la pazzia, che si infuoca sotto questo sole crudele.
'Signor capitano me piacerebbe de rivedè a m madre'
Mamma, quando partìì avevi le lacrime chiuse nell'angolo dell'occhio, ti dissi che dovevi essere orgoglioso di me, che ero figlio tuo, si, ma figlio della Patria, ti baciai la fronte perchè sei piccina e tu inghiottisti il fiele della perdita, straziata come la madre di Gesù sotto la croce. Sentisti la carne strappata dal tuo ventre, impietrita dal dolore fosti soggiogata dall'odore della morte mentre io avevo il petto pieno di sicurezza ed orgoglio. Ora sento quell'odore anche io e mi dolgo di non averti stretta a me, non avere capito, non avere capito ciò che tu già sapevi.
'Signor Capitano perchè siete finito qui?'
Non lo so più, Vincenzo Formichella, non lo so più, ricordo quando arrivai in questo campo e non riuscivo a coprire con gli occhi questa immensa distesa affascinante. Mi chiesi allora perchè fossi finito qui. Perchè mi mandarono qui. Ma il mio destino non aveva una meta da raggiungere se non questa. Il mio destino fu partorito e cresciuto in questo luogo caldo, arido bagnato solo dalle lacrime della disperazione e dall'urina. 
 'Signor capitano, prendete questa sigaretta, nè? ho le n.10 le macedonia,  una finezza da re....Ancora è tramonto, fra poco inizierà'
Inizierà, si, inizierà un altro attacco, un'altra resistenza, un' altra infinita battaglia con la falce della morte. Ho ballato con voi sorella morte, sono stanco, forse prenderò una sigaretta dal Domenico Binello. Le donne stancano, voi stancate, prendete per sfinimento, come si fa con le belle donne vi ho chiamato allo stremo delle forze, come con le donne intelligenti perderò questa sfida, come con le donne testarde mi arrenderò alle vostre ragioni.
'Capitano mi manca u mari, a casa mia c'è un golfo, a mattina presto pigghiava a me canoa e ci furriava tunnu tunnu, partivo dal club canottieri e m'arricriava a taliari ddu beddu mari mio, mi piaceva assà sentiri i vrazza cca si movevano avanti e n'arrè. Cca reggono sulu sta mitraglietta e si movono ma a mmia un mi piaci comu si movonu, un ci piacissimi manco ad Ada e a a Elsa. No a idde proprio un ci piacissi'
Neanche a me piacciono più questi movimenti, questi rumori, questi silenzi, questi sibili di vento infernale, non mi piace più niente, non sento più gli odori, i sapori, com'è il mare? l'ho visto solo venendo qui, mi ha fatto paura ma ora non sento più neanche la paura, solo i denti che stridono sugli altri denti, le ossa che sfregano sulle altre, le notti fredde mi uccidono, i riverberi del fuoco nemico mi attanagliano il cuore. Com'è il mare? Ora non mi farebbe paura, ora sarebbe la pace.
'Prendete signor capitano, accendete pure..guardate...guardate, l'aranciata'
Si Lui Cesare, l'aranciata sul pacco di cerini, come sarebbe bello berla di nuovo al tavolo del bar del mio paese, sotto l'ombrellone con gli amici che ridono e sghignazzano quando passano le belle ragazze. Mi piacerebbe bere, ho la lingua spaccata con tre grossi tagli dalla sete, la poca saliva che ho brucia al passaggio delle ferite sanguinanti, le mie labbra così sottili sono solo una feritoia screpolata e arsa, i miei occhi sono carta vetrata che non riesco più a chiudere se non tenendo in gola un urlo di dolore. Quando arrivai in questo posto bevvi subito dalla mia borraccia, mi dissero di stare attento, che per l'acqua si impazziva. Poi Vito Bruno mi dette una gomitata 'Bevila che se no se la beve il caldo e il deserto'
Oh Dio, il sole sta calando, la notte si avvicina, eccoli i rumori dei colpi messi in canna, tutti dentro le postazioni, hanno ancora la forza di chiedermi, di parlare, io non ho più parole, non ho più risposte, i miei pensieri non hanno più suoni. Ci hanno dimenticato qui, seppellendoci in questa enorme clessidra, gli inglesi l'hanno rovesciata e ormai ci è quasi piovuta addosso tutta la sabbia. troveranno le nostre misere cose, le lettere, gli occhiali, i cucchiai sepolti con noi, forse questo oggetti racconteranno di noi ma fra quanti anni. Fra quanti anni? ma io sono vivo adesso, sono vivo adesso. Mio Dio, Mio Dio faccia che finisca presto. Sono lontano da casa, lontano da me stesso, lontano da Maria, lontano dal mondo. Vienimi a trovare, non mi lasciare solo in questa terra non mia, non lasciarmi.
'E' ora Capitano, andiamo. Per la Patria e per l'Onore'
'Si amico mio per la Patria e per l'Onore' 
Mi alzo da questo giaciglio zuppo del mio sudore, vado nella postazione che diventerà il mio sudario, stanotte stessa dopo un unico colpo sparato a distanza ravvicinata.

 A quota 33 nel sacrario di El Alamein si legge:
FRA SABBIE NON PIU' DESERTE SONO QUI DI PRESIDIO PER L'ETERNITA' I RAGAZZI DELLA FOLGORE FIOR FIORE DI UN POPOLO E DI UN ESERCITO IN ARMI. CADUTI PER UNA IDEA, SENZA RIMPIANTI, ONORATI DAL RICORDO DELLO STESSO NEMICO. ESSI ADDITANO AGLI ITALIANI NELLA BUONA E NELL'AVVERSA FORTUNA IL CAMMINO DELL'ONORE E DELLA GLORIA.
VIANDANTE ARRESTATI E RIVERISCI. DIO DEGLI ESERCITI ACCOGLI GLI SPIRITI DI QUESTI RAGAZZI IN QUELL'ANGOLO DEL CIELO CHE RISERBI AI MARTIRI E AGLI EROI.

(i nomi sono veri, gli oggetti realmente ritrovati così come, nella lettura di un articolo del Corsera del 25 Giugno, in un cassetto della mia memoria, il ricordo di un uomo meraviglioso: mio zio Ciccio che tornò da un campo di concentramento tedesco e non da El Alamein ma che fino ad 82 anni prese la sua canoa ogni mattina solcando le acque del golfo di Mondello)

mercoledì 25 giugno 2008

Balsamo

Quanto è crudele la Stanchezza, da sentire, da gestire, da provare.
Afferra gli occhi, tira dentro le orbite e le fa roteare dentro le palpebre chiuse e pesanti. Tiene bloccati i muscoli delle gambe fra ganasce di ferro. Tortura le ossa rosicchiandole. Scatena eserciti di invisibili formiche che percorrono le autostrade di Safena e Giugulare. Invade il cervello con mezzi cingolati pesanti, lenti ed inesorabili. Indolenzisce il cuoio capelluto con piccoli spilli conficcati sui pori. 
Stanchezza è un ossimoro lei è frenetica ma produce stasi. E' un talent scout ed un contabile: cerca le distrazioni inutili per agire nel corpo e nello spirito creando una sospensione di un tempo che va da un secondo ad anni con l'illusione di un rinfrancante effetto panacea per poi presentarti un conto salato e lasciarti fra le braccia di Spossatezza Fisica e del suo carnivoro vicino di casa Logoramento Mentale. 
Il suo migliore amico è Pessimismo, il suo peggior nemico è Riposo. Riposo è dolce, morbido, tenero, mette i piedi sul tasto pausa con te, spegne il cervello frullatore e ti porta per colazione un croccante raggio di sole, un bicchiere di concentrato di forza, un fragrante cornetto ripieno di gioia di vivere mentre passa un balsamo lenitivo sulle ferite inferte da Logoramento, chiamato Voglia di ricominciare.

Lepanto, Dorian Gray e la Torre di Babele

Nella vita scorrono fiumi di situazioni parallele, spesso sono accompagnati da salti temporali, laghi di liquido flusso di tempo. Due notizie pubblicate non molto tempo fa mi si sono fissate sulla retina e sul cervello mentre le altre sono scivolate via nel colatoio della dimenticanza. 
Europei di calcio Vienna: grande preoccupazione a Vienna per la partita Croazia Turchia. Prima squadra composta da ultranazionalisti cattolici, seconda squadra tutta ‘integralmente’ musulmana. Con i tempi che corrono e le piccole rivolte avvenute fra croati e turchi nelle ‘banlieu’ svizzere in epoche non molte remote, gli asburgici si preparano a difendere stadio e tifosi ed eventuali focolai fuori dallo stadio. Leggo la notizia e sussulto per la velocissima connessione ‘culturale’ che mi si prospetta fra un ansa del cervello ed un’altra: novella Battaglia di Lepanto. 
Qualche giorno fa Australia: Ian usher is selling his life: car, bike, jetski... as well as his house and everything inside. Buy it and he will walk away with only the clothes on his back. Prezzo della vita di Ian Usher, nomade per amore, deluso dalla sua donna decide di vendere in blocco la sua vita (lavoro compreso…vende tappeti nda) per la cifra ridicola di circa $ 500.000. Si riporta che una volta che si sarà liberato di tutto compresa la delusione, volterà le spalle al passato e ciò che sarà sarà. Sussulto di nuovo: moderna versione di Dorian Gray.
Oggi Ora canicolare Milano: ho pranzato in un bar nuovo, gestito da cinesi, impiegati cinesi ed italiani, avventori italiani, sud americani, russi, arabi. Tutto pulito, lindo, vocio di sottofondo fra il cibo sminuzzato, le r diventate l, articoli saltati, aggettivi masticati, frasi sbocconcellate come il pane in attesa del piatto unico, frittate di espressioni. Sussulto ancora: rinnovata Torre di Babele.
A ben guardare, la curva sinusoidale vichiana ha sempre il suo fascino e interessante motivo, anche se qui la storia nei suoi quotidiani finali è stata riscritta: la novella battaglia di Lepanto è stata vinta dai Turchi (povero Don Giovanni), nella nuova versione Dorian Gray non taglia la tela, infliggendosi la morte ma taglierà la corda con un ricco bottino (l’asta è iniziata qualche giorno fa) e la rinnovata Torre di Babele crollata per arroganza di toccare il cielo qui si espande su piano orizzontale come l’olio che cade sul pavimento con un moto lento di invasione invisibile. 
Nuove pagine di storia, riscritte sulla memoria di un presente già accaduto. 

(sulla affascinante naumachia si trova un pò di tutto in giro ma io ricordo con entusiasmo un libro affascinante  della BUR "L' ultimo crociato. Il ragazzo che vinse a Lepanto" di Louis De Whol, per il nuovo Dorian Gray www.alife4sale.com e per la Torre di Babele Bibbia, Genesi 11, 1-9)

lunedì 23 giugno 2008

il coraggio delle domande

La domanda non posta è come un filo di ferro attorcigliato alla gola. Prende lo zinco dagli occhi che vedono e dalle orecchie che percepiscono, dal corpo coi i suoi gesti, prende forma nel cervello e come un sondino gastroscopico scende verso la gola e si piazza sopre le corde vocali. Al loro emettere suono dovrebbe vibrare e venire fuori ma a volte si stratifica lì, non prende forma di suono e comincia ad attorcigliarsi. Il tempo passa e il filo di ferro si stringe sempre di più, arrivano altre domande, altri fili di ferro che si stratificano fino a impedirti di parlare, fino a renderti afono, per soffocarti e strozzarti, farti diventare viola e poi lasciarti morire lì con gli occhi strabuzzati, le mani intorno al collo e la ricerca di un soffio d’aria per continuare a respirare. La ricerca del soffio d’aria è una risposta all’istinto di sopravvivenza, all’immagine che si fissa sulla pupilla delle persone a cui vuoi bene, della bellezza di un tramonto o del profumo di un fiore. E’ in quella ricerca di fonte d’aria che allarghi i polmoni e spingi con tutta la tua forza facendo pressioni sulla gola, anche se il filo stringe e ti taglia la faringe, anche se il sangue stilla dalla trachea, anche se la laringe è un deserto infuocato, anche se lo sforzo fa tremare i polsi mentre il corpo e l’anima sono tesi all’eccesso, dilaniati fra paura e voglia di sopravvivere.
Ci vuole coraggio a fare le domande quando ci si accorge che si sta soffocando, quando si teme la risposta, quando i nodi si fanno stretti. Ci vuole coraggio. E dopo il primo nodo, gli altri, se i polmoni continueranno ad emettere aria, saranno tagliati dalla tronchesa delle risposte fino a liberarti la gola e permetterti di prendere sempre più aria e fare vibrare le corde libere dal suono metallico della paura.
Le ferite in gola si rimargineranno anche se le piccole cicatrici non si cancelleranno restando a
memento mentre la voce si trasformerà da suono metallico a suono armonico fino a sfiorare il canto.
Ci vuole coraggio anche di esposrre le corde vocali insieme al fil di ferro con l'incognita di una risposta/tronchesa dal taglio inesatto. Ci vuole davvero coraggio.

(ad una persona che sa essere coraggiosa e non lo sa. Grazie)

giovedì 19 giugno 2008

MiTì

In questi paesaggi d'anime che vedo ogni giorno, in questo scorrere di vite al finestrino dell'autobus, ci sono degli incontri che ti portano le labbra all'insù. Oggi pomeriggio ho accompagnato instabilo boss a farsi l'orlo dei pantaloni (sic!) e seduta sullo sgabellino viola c'era una signora con capelli (pochi) sale e pepe, a caschetto lisci. Mentre Instabilo provava, levava, metteva la signora parlava di sè. Si vedeva che aveva voglia di comunicare, il suo accento tradiva le sue origini, trapiantata a Milano da 42 anni, originaria di Modena. Donna meravigliosa, lieve come una carezza di una nonna sul viso del nipote, spiritosa, allegra, piena di vita e di voglia di fare. Domenica aveva preparato lo gnocco fritto 'che non andava più nè su nè giù ma che sono buoni', si doleva del fatto che non sapeva tirare le sfoglie per i tortelli alle erbe. 'E il bolognese come dialetto è più bello, sa?, noi abbiamo quel miao scivolato, invece quel bolognese come è allegro...', ' eh ragazza mia questa signora (la sarta nda) è davvero brava, io coi sarti maschi non mi ci sono mai trovata, certo poi se vado io scappano sicuramente ma se si presenta lei così carina e bella, vedrà come le provano i vestiti'. Instabilo da dietro il camerino di prova chiede quanti anni avesse e lei "Settantadue mia cara settantadue", "beh più o meno quanto me" "no niente più o meno, mi dirà quando avrà settandue anni quando ci vedremo per la strada come è diverso da settantuno". Era come i riccioli della panna sulla torta, come i decori sulla cassata, un gioiellino tale che prima di andare le ho chiesto: "Signora come si chiama, di nome voglio dire". Lei mi pianta quegli occhioni dolci e grandi e mi dici fiera "Mitì", all'inizio non capisco, "con due t", dico io "no no con una t", le dico che è un nome strano e lei mettendosi una mano davanti la bocca sorridente mi dice: "maria teresa ma maria teresa mi chiamava mia madre quando l'avevo combinata grossa, per me sono Mitì". Per me sono Mitì. Oltre alla bellezza del personaggio in sè mi ha colpito il senso di pienezza, di appartenenza a se stessa, anch'io vorrei dire "per me sono ....."

mercoledì 18 giugno 2008

Mancata serena illusione

Si cammina tranquilli per qualche tempo, si è convinti che un pericolo sia cessato e poi improvvisamente ci si accorge che è tutto un' illusione, che le risposte alle tue domande non arriveranno, che in fondo scrivere con l'inchiostro della penna stilografica è pericoloso perchè alle prime gocce d'acqua l'inchiostro si cancella e quello che scrivi non c'è più, che ciò che scrivi ha il valore di un battito di ciglia, di un momento fugace, forse di un sussulto di cuore. Mentre chi scrive con sangue tirato dentro la penna dalle ferite inferte a viso, corpo, gambe e cuore del nemico, amico, conoscente, amante, parente riceve sempre una risposta ed uno stimolo a continuare a picchiare. Perchè il sangue macchia, il sangue lascia traccia, il sangue colpisce, il sangue è dolce, il sangue è infetto, il sangue veicola. Devo essere un ectoplasma perchè non infliggo colpi, non calpesto, non irrito, non attraggo selvaggiamente, accondiscendo, abbozzo, comprendo, mi metto nei panni degli altri, mi illudo. Non si finisce mai di scoprire che quando ci si mette l'anima e il cuore si ottengono solo grandi ematomi e ossa rotta. Forse, caro amico AnonimoG, ha ragione tuo padre. Devo imparare ad essere egoista, a ferire, a uccidere con le parole, a picchiare duro sulle gengive, a fregarmene e forse ma dico forse, se riuscissi a dormire la notte, se riuscissi a vivere in pace con me stessa dopo avere commesso nefandezze anche solo verbali, avrei successo, sarei ricercata. E mentre scrivo ripenso a ciò che scrivo e mi ravvedo, non è il mio stile, non è il mio modo d'essere, meglio arrovellarsi e soffrire che sputare veleno e far soffrire. O no? Continuo a dibattermi fra ciò che sono e ciò che gli altri sono. E il confronto non sembra essere a mio favore. Pazienza. Comincio a comprendere, lentamente, con i segni sulla pelle e sull'anima che le luci della ribalta inquadrano sempre la nuova compagnia, il nuovo spettacolo, la nuova diva, il nuovo monologo. Sign of the new time. The changing time. Ennesima occasione mancata  di serena illusione. 

sabato 14 giugno 2008

Anonimo

Diciamoci la verità, leggere un commento sul tuo post fa piacere, all'inizio ero mogia mogia perchè nessuno scriveva, il primo commento è stato emozionante. Adesso, qualche volta, accade che qualcuno posti come anonimo. L'ultimo mi ha fatto pensare. Anonimo vuol dire qualcuno di indefinito, che non ha volto, non è descrivibile, non ha sostanza se non quella che trova nella forma di scrittura, è un filamento di lettere concatenate. E ieri leggendo il post ho immaginato questo corpo di lettere col naso fatto a forma di J, col capo rovesciato a cercare la piantina magica di quadrifoglio.  Ho sorriso perché qualcuno nel mondo reale, lì fuori, nella Milano da bere o meglio che si è fatta bere, scolare e cerca qualcuno che la riempia di nuovo foss'anche di vecchio sidro stantio perché tanto non ha più identità, mentre lavora ha pensato a chi scrive da una tastiera dietro ad uno schermo bianco. E nel gioco delle parti, anche se metto una parte di anima dentro il mio blog, anche io, in fondo, sono anonima, senza volto, senza forma, senza corpo. Eppure, magicamente, c'è un incontro di pensieri, di vibrazioni che mi fa pensare che molti cercano un incontro fra anime, un incontro fra pensieri, un incontro fra vite diverse che vadano al di là dell' ammasso di carne di cui siamo fatti. Non esiste l'anonimato vero e puro, anche se pensiamo di essere anonimi siamo qualcuno per qualcuno, siamo lettere, parole, carezze, gesti, storie, piantine, immagini, secondi di lettura, di scrittura, sorriso, pensiero, una cremagliera su cui scorre un ingranaggio di anime. 

venerdì 13 giugno 2008

Donna perfetta

Sbirciando dentro il grande vaso di Pandora che è internet, oggi mi sono imbattuta in una notizia curiosa. Esiste la Donna perfetta, fa la spesa, cucina, è ironica, fa compagnia e coccola l'uomo. Certo che forse ad abbracciarla la si troverebbe un pò rigida e con un ticchettio di sottofondo, certo che guardandola negli occhi, forse, si scorgerebbe una vena di silicio e certo è che cercando di baciarla l'umidità della saliva potrebbe recare danno ai microchip interni. Già. magari danneggiandola e facendola diventare un pò meno perfetta e forse petulante. Si sa gli umori (quelli liquidi soprattutto) scompensano l'equilibrio ormonale e non. 
La Donna Perfetta è un robot. Ovviamente in vendita su internet. Sono sicura che avrà successo. Nella sterminata prateria di solitudini reali drogate da compagnie virtuali, avere un ammasso di ferraglia tecnologicamente gentile e sorridente è pur sempre una compagnia. Immagino già il medio dipendente milanese, giacca, cravatta, camicia bianca, robottino anche lui, tarato sugli orari di questa folle città che dopo le x numero ore di lavoro, sottoposto ad un capo fuori di testa come un balcone rientra a casa e la trova, vestita bene, linda, pulita, poggiata leggermente su un fianco, la testa morbidamente reclinata a destra e con un sorriso perfetto su una perfetta pelle di plastica liscia. Lui sorride e posa la borsa, si slaccia la cravatta, "sono stanco cara, che giornata", lei leggera come un solo un crocchio di microchip può essere, gli si avvicina, lo saluta e poi gli sussurra con la sua voce da soprano metallico "la cena è quasi pronta, sugo al pomodoro fresco e basilico". Il resto sarà cenetta a due, candele sul tavolo ma lontano dalle polimeriche mani della compagna che, si, sarà perfetta ma costa una fucilata ripararla, poi divano a vedere la tv, mani intrecciate, i piedi di lei (dotati di un termoregolatore che li tiene ad una temperatura costante che va dal tiepido al caldo nei mesi autunnali ed invernali così da non infastidire e torturare l'uomo che normalmente si vede piantati piedi gelidi ovunque per farseli riscaldare) accostati delicatamente alla coscia di lui. E la luce bluastra  delle immagini che scorrono si frammenta sulle pareti di casa. li lascio così i fidanzatini di Metropolis inquadrati da dietro il divano da cui si intravedono solo le teste tricotiche appoggiate l'una all'altra. 
Sono sicura che sarà un successo perchè la donna in quanto tale, fatta di carne, ossa e cellulite (viva Dio) è essere capriccioso, indagatore, trivellatore, soffre di costanti flussi di mestruazioni mentali, si arrovella, non è comprensibile, ha le paturnie, sta in bagno a truccarsi, arriva sempre in ritardo quando lui è già giù con la macchina accesa da un pezzo, è sempre preoccupata per la linea e adora fare shopping, depilarsi e a pensare di usare il botulino che, porca miseria, questa rughetta di un micron di millimetro ieri non c'era e poi se  ho le rughe non mi guardi più, è sempre pronta ad ustionare con lo sguardo, a triturare con la mano carpo e metacarpo del compagno quando questi con sguardo salivante si è fermato sulle curve di un'altra ed un uomo, diciamocelo pure, nella sua innata semplicità di pensiero, nel suo sapere fare una sola cosa alla volta (è scientificamente provato), nel suo essere (QUASI) lineare, ad un certo punto, della sua compagna dice ma certo che sei una trita...., una rompi...., con l'inevitabile risultato che anche se non fuma uscirà per comprare le sigarette, anche se non segue il calcio troverà degli amici da osteria per andarsi a rifugiare al primo bar Sport di turno, anche se non gli piace la palestra si iscriverà ad un abbonamento quinquennale. 
sono sempre più sicura che la Donna Perfetta sarà un successo con un solo piccolo dubbio ma un concentrato eccellente di marchingegni digitali riuscirà anche a dare il brivido che ti corre lungo la schiena quando capisci che sei stato colpito in pieno dall'illogico sentimento che è l'amore? ............................................................. Ah già, in questo mondo scientifico la donna perfetta attraverso dei diffusori emanerà dei ferormoni che attiveranno qualche neurone che farà credere di essere anche innamorati. Un amore di plastica. Non male. E' anche riciclabile, in tempi di ecosostenibilità. 

giovedì 12 giugno 2008

Profumi

A volte si ritorna, ai luoghi, ai piaceri, al dolore, alla musica, agli odori, alla pioggia estiva, al mondo, a noi stessi. Sono piccoli brevi frammenti di perfezione, secondi sciolti nel mare del tempo, gocce di rugiada su una foglia appena germogliata di una mattina di primavera. 
Il ritorno è breve, magico, intenso, un carburante da usare quando il prezzo del barile del petrolio delle incertezze sarà schizzato a quotazioni astrali.
Se capita la notte di dormire con un profumo familiare bisogna inalarlo, stringerlo, iniettarlo nel cervello, farlo schizzare nel recondito anfratto dell'anima per perforarla con note di testa e di fondo, quelle che permangono, durano, si stratificano e che macchiano la pelle. 
Sono quegli odori, quelle note raccolte in un giorno inaspettato che ti fanno andare oltre l' alito cattivo dell'insensibilità, l'odore marcescente di denti aguzzi e putridi di irriconoscenti meschini esseri che ti inquinano l'aria, l'anima e la purezza di un dono incondizionato.
C'è quell' odore che è dentro che sterilizza il putridume di sentimenti aridi di inutili compagnie e si alza come brezza mattutina per cancellare l'illusione di avere creduto in burattini e burattinai. Basta solo inalarlo, basta solo recuperarlo, basta solo catturarlo una mattina di primavera appena iniziata.

(to whom may concern)

lunedì 9 giugno 2008

TRE GRAZIE


Nelle sue intenzioni era deciso che il gruppo rimanesse di sua esclusiva proprietà. Res MEA, così aveva detto a sé stesso. Lui il nume tutelare, mente generatrice, potentissima creatura aveva stabilito che stava creando qualcosa di unico e lo voleva per sè ma, si sa, ciò che si crea non rimane mai proprio, una volta generato ed esposto all’aria della terra diventa in potenza di tutti ed in atto di coloro che ne vengono in contatto.
Quando il Potente Generatore aveva progettato la triade M.E.A, la Sibilla Intuitiva, rapidissima nel cogliere qualsiasi vibrazione cerebrale, aveva profetizzato che nessuna delle tre creature sarebbe stata avulsa dagli strali di Donna Sofferenza.
Il Potente Generatore, dunque, con caparbio cipiglio e accompagnato da due formose figure femminili, aveva bussato alla porta tarlata della fredda dimora di Donna Sofferenza e, dopo strenua discussione, aveva strappato una promessa a quella donna grigia ed emaciata: quanto più le sue creature avessero sofferto tanto più si sarebbero fortificate e avrebbero acquistato doni da Madama Saggezza e Signora Conoscenza.
Il patto fu stretto. Il parto ebbe luogo.
M. E. ed A. crebbero ognuna in un giardino diverso con flora e fauna differente ma con paesaggi simili. Conobbero, parlarono ed ebbero ‘ai’ diversi che insegnarono loro discipline differenti. Sopra i loro giardini Correttezza, Rigore, Moralità, Educazione soffiavano la stessa quantità di vento increspando leggermente le loro vesti candide e accarezzando le ghirlande di rose poste sulle loro teste.
Il Potente Generatore non le privò della compagnia vicendevole poiché sapeva che i loro destini si sarebbero intrecciati, tutto era pianificato nel miglior modo possibile affinché l’Ingegner Imprevisto potesse scavare meno cuniculi possibili. Ma Imprevisto era unito fin dalla fanciullezza al folle Destino, uno status quo che aveva fatto storcere il naso al gotha degli dei. La colpa era della capricciosa e vezzosa Natura che, a causa dei pollini primaverili, aveva starnutito collante sopra una piccola radura dove si trovavano i due fanciulli e così i piccoli dei in erba avevano deciso che i loro giochi sarebbero stati di coppia, così per sempre. L’unione li aveva rafforzati e loro diventavano sempre più ebbri delle loro bravate e si vendicavano delle maldicenze nei loro confronti minando i progetti ed i piani di vita programmati. Era difficile fermare il loro ingegno e la loro diabolicità. Solo il figlio di Monna Giustizia, abile sarcitore e segugio prodigioso, riusciva a riparare gli strappi. Equilibrio era quadrupede ed era veloce nell’agire quando fiutava l’odore marcescente di troppi torti subiti.
Nei loro giardini M. E. A. sviluppavano le loro doti naturali: M. cresceva caparbia, precisa, con duri esercizi sviluppava le capacità di essere canna di palude: piegarsi alla forza del vento o delle piene e poi ritornare dritta. E. sviluppava metodicità e costanza, la sua mente indagatrice, curiosa e precisa non aveva tregua e la sua femminilità riposava su un cuscino di dolcezza e sopportazione, A. era estrosa, vezzosa, intelligente, acuta.
Crebbero nella mente e nelle forme sì che furono presto notate, molti furono i pretendenti ma solo tre di essi ebbero in dono il fazzoletto della Promessa e del Dono. Tutto seguì il corso naturale della vita, M.E. ed A. si unirono con i promessi, generano prole e nel punto prestabilito della linea della vita incontrarono l’elemento della triade che non avevano mai conosciuto. Fu così naturale che nessuna si accorse della mancanza del passato.
Il Potente Generatore vegliava su loro ma vedeva avvicinarsi Donna Sofferenza col suo passo magro ed inesorabile per il colpo della vita. Prima di giungere alla linea di demarcazione fra un passato tranquillo e un futuro diverso delle donne della triade, la rugosa vecchia aveva già inferto le sue pressioni podali qui e là ma ora era giunto il momento altissimo per infondere il suo veleno.
Seguiva lo stesso rito sempre per ciascuna delle creature che soffriva i suoi colpi, poggiava i piedi nudi e ossuti sulla linea del presente, pressava fino in fondo come si fa con il liquido bruciante di una iniezione. Il presente diventava un attimo di dolore intenso, il futuro si sarebbe adattato ai filamenti di quel dolore.
Così E. fu privata del suo fianco e dovette accogliere fra le sue braccia ormai solitarie le due creature generate, M. perse metà utero esterno e poco tempo dopo fu privata del fianco, A. non fu privata fisicamente di perdite ma il freddo della solitudine le flagellava il cervello con costanza ritmica.
La vita non si fermò, non era previsto che nessuna delle tre potesse decidere per se stessa poiché il Potente Generatore aveva chiuso in una rete fitta il genio della pazzia e sebbene lo facesse agitare nei cervelli delle tre, non sarebbe potuto scappare ed invadere la loro materia grigia.
Così Tempo e Vecchiaia le traghettarono lungo i procellosi mari dell’esistenza, la coppia di Imprevisto e Destino fece loro scherzi, Giustizia ed Equilibrio fecero capolino quando poterono, indaffarati com’erano a coprire le grandi distanze degli intrecci di vita.
Donna Sofferenza non fermò il suo lavorio e colpì in vari modi la prole della triade perché si sa che la sua longa manus non risparmiava nessuno ma la triade aveva stretto un patto, un’ alleanza. Le tre ‘convenerunt in unum’ e senza parole accolsero sotto il manto della Protezione la prole delle altre, in gesto silenzioso. Avevano accumulato i doni di Madama Saggezza e Signora Conoscenza e così in una finestra del tempo astrale passato E. agì per conto di A. quando questa per motivi a lei non congeniali ma necessari si dovette allontanare dalle sue creature e M. in un inizio di primavera di trentacinquesima luna, raccogliendo le forze di un coraggio collezionato a prezzo di morte, circoscrisse con gettiti di parole e fontane di amore il punto di impatto dell’iniezione letale di Donna Sofferenza.
M.E.A. con i doni ricevuti avevano tessuto una rete di salvataggio su cui la prole ma in particolare la generata femmina cadde più volte nell’arco di tanti anni senza neanche rendersi conto che era stata salvata da impatti violenti e devastanti. Quando però la generata femmina ne ebbe consapevolezza tenera, impugnò l’unica arma che aveva, un piuma di aquila intinta nelle ali di un corvo e scrisse una storia, difficile nella realizzazione con la quale scrisse in fondo solo TRE GRAZIE pieni di immensa riconoscenza.

(A Matile, Elina ed Anna)