‘Tutta la mia vita è solo una questione di tempo, lo hanno sentito le orecchie di mia madre e di mio padre al riparo dalle mie, lo hanno intuito i miei occhi leggendo il labiale dietro un vetro, lo dico ora io.
Il tempo è così o passa leggero sopra la pelle senza accorgersene o lo senti pesante sulle ossa e sulla pelle. Lui è un fondista ed un velocista. Corre, corre e corre.
Io sono stanca di inseguirlo, stanca di sentirmi dire è una corsa contro il tempo.
La nostra lotta è impari ma io posso giocarlo col paradosso della tartaruga.
Mi lasci libera, mi faccia essere tartaruga e finalmente andrò oltre il tempo.’
L’uomo aggrottò le sopracciglia e la squadrò da cima a fondo. Era una donna con la D maiuscola, chiusa nel corpo di una tredicenne. Le rughe divennero sempre più profonde, sempre più dure, alzò lo sguardo verso i genitori seduti dietro ai banchi, erano di fronte a lui ma sapeva, seppur non vedendole, che si stringevano le mani convulsamente.
Era abbastanza vecchio da non sapere più tenere a bada i sentimenti, aveva abbastanza esperienza da avere due centimetri di pelo sullo stomaco, aveva abbastanza naso da amare le aule polverose e ne aveva abbastanza di quel lavoro.
La ragazzina lo guardava fisso, le pupille dilatate e la voglia di spiegare perché. Gli occhi dell’uomo canuto sembrarono darle il permesso.
‘Perché, signore, il tempo ha vari odori, rumori ed azioni. Non voglio più sentire il tempo del disinfettante, il tempo degli zoccoli degli infermieri, il tempo dell’ago infilato in vena, il tempo del colore bianco sulle pareti dell’ospedale. Non voglio che mia madre Kirsty racchiuda più il mio tempo incastrata nelle linee del parcheggio autorizzato dell’ospedale mentre si asciuga le lacrime prima di raccogliere il coraggio per vedermi sempre sdraiata in una stanza che non ha potuto arredare per me. Non voglio più che il tempo si intrecci a quello delle gocce di chemio che si infilano su per il braccio. Perché è quello che succederà, di nuovo. Non ho avuto il tempo dei capelli, non ho avuto il tempo delle corse. Non ho avuto il tempo di farmi abbracciare da mio padre Andrew o di farmi spingere su una altalena perché il mio tempo scorreva nella clessidra dell’ospedale. Voglio essere tartaruga e non lo chiedo per favore.’
L’uomo si chinò un poco verso lei.
‘Hanna potresti vivere!’
Hanna alzò lo sguardo sfidando la vita.
‘Potrei! Ho un buco nel cuore perchè con le cure avrei potuto vivere! Potrei vivere se mi facessero un trapianto. Potrei morire, potrei ricominciare le cure appena mi sistemano i pezzi rotti ma non è certo. Invece vivrò quello che mi resta quando sarò tartaruga: lenta lenta verso ciò che mi aspetta, svegliandomi nel lettone fra mamma e papà, facendo colazione con Sir Paul che mi salta addosso, vivrò il sole la mattina, la pioggia dell’inverno, l’erba bagnata del prato e vivrò senza un tempo che non ho mai avuto ma col mio tempo, quello che dovevo avere, quello che non ho mai avuto. Il tempo con gli odori di casa, con la carta da parati scelta dalla mamma, il tempo di un cinema con gli amici.’
L’uomo si aggiusto la toga, mirò lo sguardo verso le due statue di sale sulla panchina e ci pensò. Ne aveva abbastanza di molte cose, di decisioni da prendere che segnavano vite ma non aveva mai capito abbastanza dell’animo umano sorprendendosi ogni volta, nel bene e nel male.
‘E tartaruga sarai!’
Il tempo è così o passa leggero sopra la pelle senza accorgersene o lo senti pesante sulle ossa e sulla pelle. Lui è un fondista ed un velocista. Corre, corre e corre.
Io sono stanca di inseguirlo, stanca di sentirmi dire è una corsa contro il tempo.
La nostra lotta è impari ma io posso giocarlo col paradosso della tartaruga.
Mi lasci libera, mi faccia essere tartaruga e finalmente andrò oltre il tempo.’
L’uomo aggrottò le sopracciglia e la squadrò da cima a fondo. Era una donna con la D maiuscola, chiusa nel corpo di una tredicenne. Le rughe divennero sempre più profonde, sempre più dure, alzò lo sguardo verso i genitori seduti dietro ai banchi, erano di fronte a lui ma sapeva, seppur non vedendole, che si stringevano le mani convulsamente.
Era abbastanza vecchio da non sapere più tenere a bada i sentimenti, aveva abbastanza esperienza da avere due centimetri di pelo sullo stomaco, aveva abbastanza naso da amare le aule polverose e ne aveva abbastanza di quel lavoro.
La ragazzina lo guardava fisso, le pupille dilatate e la voglia di spiegare perché. Gli occhi dell’uomo canuto sembrarono darle il permesso.
‘Perché, signore, il tempo ha vari odori, rumori ed azioni. Non voglio più sentire il tempo del disinfettante, il tempo degli zoccoli degli infermieri, il tempo dell’ago infilato in vena, il tempo del colore bianco sulle pareti dell’ospedale. Non voglio che mia madre Kirsty racchiuda più il mio tempo incastrata nelle linee del parcheggio autorizzato dell’ospedale mentre si asciuga le lacrime prima di raccogliere il coraggio per vedermi sempre sdraiata in una stanza che non ha potuto arredare per me. Non voglio più che il tempo si intrecci a quello delle gocce di chemio che si infilano su per il braccio. Perché è quello che succederà, di nuovo. Non ho avuto il tempo dei capelli, non ho avuto il tempo delle corse. Non ho avuto il tempo di farmi abbracciare da mio padre Andrew o di farmi spingere su una altalena perché il mio tempo scorreva nella clessidra dell’ospedale. Voglio essere tartaruga e non lo chiedo per favore.’
L’uomo si chinò un poco verso lei.
‘Hanna potresti vivere!’
Hanna alzò lo sguardo sfidando la vita.
‘Potrei! Ho un buco nel cuore perchè con le cure avrei potuto vivere! Potrei vivere se mi facessero un trapianto. Potrei morire, potrei ricominciare le cure appena mi sistemano i pezzi rotti ma non è certo. Invece vivrò quello che mi resta quando sarò tartaruga: lenta lenta verso ciò che mi aspetta, svegliandomi nel lettone fra mamma e papà, facendo colazione con Sir Paul che mi salta addosso, vivrò il sole la mattina, la pioggia dell’inverno, l’erba bagnata del prato e vivrò senza un tempo che non ho mai avuto ma col mio tempo, quello che dovevo avere, quello che non ho mai avuto. Il tempo con gli odori di casa, con la carta da parati scelta dalla mamma, il tempo di un cinema con gli amici.’
L’uomo si aggiusto la toga, mirò lo sguardo verso le due statue di sale sulla panchina e ci pensò. Ne aveva abbastanza di molte cose, di decisioni da prendere che segnavano vite ma non aveva mai capito abbastanza dell’animo umano sorprendendosi ogni volta, nel bene e nel male.
‘E tartaruga sarai!’
1 commento:
MIa piccola amica,la mia Odette e il mio piccolo Nicola non hanno avuto il tempo della tartaruga non hanno avuto la pienezza della vita.A me è rimasto soltanto il ricordo pieno totale assoluto indelebile del loro amore che è unico compagno al mio faticoso cammino
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