Estremoz, Vila Vicoca, Borba sono stati passaggi veloci come i paesaggi fatti di alberi di sughero e cave di marmo rosa che scivolano via dal finestrino della macchina. La sera è di Tomar e dell' estalagem Sta Irìa, il nostro ricovero notturno, strano e strampalato immero in un parco cittadino circondato da un fiumicciatolo. A Tomar respiri l'aria templare e il Convento de Christo è straordinariamente ricco di significato e di simboli templari, richiamati ripresi, vissuti fra fontane, capitelli e nella straordinaria Charola un piccolo tempio circolare la cui disposizione richiama la Charola del Santo Sepolcro di Gerusalemme, centro attorno al quale ruota l'intero Convento. Spettacolari intrecci in pietra con richiami al potere temporale, ai simboli araldici della famiglia di appartenenza, al potere religioso ti accompagnano senza tregua non lasciando mai riposare gli occhi avidi ed impazienti di scoprire e fare proprio il ricordo.
Da questo Tempio di religioso potere passiamo ad un tempio di devozione che è Fatima. Lo spiazzo dove si raccoglie la folla è infinito. Ciò che fa tremare l'anima è la silenziosa devozione che si raccoglie attorno alla cappella delle Apparizioni dove strati di fiori si addensano in profumo intenso e dove devoti in ginocchio girano intorno pregando, chiedendo, cercando perdono e riposo dell'anima. Mi sento quasi un'intrusa ma dal cuore silenziosa mi sgorga una Ave Maria ed un'altra ed un'altra ancora. E l'intenzione che le accompagna non è di richiesta per me ma di amore che inondi il cuore delle persone che amo, di protezione dei miei cari, di pace nei cuori tumultuosi e questo perchè non puoi chiedere per te in un posto dove l'amore vibra e ti passa sulla pelle lasciandola profumata di rose.
Fatima è la prima tappa di un pellegrinaggio inconscio ed insolito che stiamo seguendo senza accorgercene ed il cui acme raggiungeremo a ferragosto.
E così da Fatima passiamo a Batalha, un monastero tardo gotico il cui centro di attrazione per me sono le Cappelle Imperfette, una struttura ottagonale che doveva essere un Pantheon ma senza cupole, in cui il cielo precipita dentro l'architettura, che accoglie le tombe di due sovrani che si tengono stretti per mano, uniti per passare oltre la morte, dalla pietra ricamata al cielo dell'infinito amore.
Si ripresenta in un ricamo infinito, in un altalena di incastri il concetto di morte, vita e amore anche ad Alcobaca, la città che accoglie la maestosa abbazia cistercense. Il fulcro è il Mosteiro de Santa maria de Alcobaca i cui vetri istoriati riflettono i colori sul pavimento bianco. Anche qui una storia d'amore intensa ma sofferta che trova l'unione e la visibilità agli occhi del mondo solo a morte avvenuta. E' la storia di Inès de Castro, dama di corte, di cui si innamora Dom Pedro, principe della corona portoghese, già sposato all' Infanta di Spagna Costanza. Il padre di Inès fa uccidere la figlia Inès senza sapere che Dom Pedro la aveva sposata in segreto alla morte della moglie. Non potendola più avere, il re Pedro, decide di seppellirla nella chiesa del Monastero di Alcobaca, dove si farà seppellire lui stesso, ponendo il suo monumento funerario di fronte a quello dell'amata per averla sempre con sè.
A volte si deve morire dentro per unirsi nell'infinito.
Il Monastero è un susseguirsi di sorprese come sempre è successo in Portogallo, un paese piccolo che è uno scrigno di gioielli sfavillanti. La cucina del monastero è enorme, i camini svettano all'interno di locali dai soffitti altissimi. Completamente piastrellata, la cucina accoglie due camini che, a detta di Fiona, arrostivano fino a 72 buoi contemporaneamente. Davvero impressionanti.
La giornata è stata densa ma non è finita, bisogna afferrare tutto il possibile e tutto il possibile sarà farsi inghiottire dalle viscere della terra alle Grutas de Mira de Aire un percorso scavato dalla potenza erosiva dell'acqua fino a 110 mt di profondità in cui si alzano stalattiti e stalagmiti e in cui purtroppo la mano dell'uomo ha nascosto luci colorate e fontane finte. Scendere è davvero coinvolgente e se ti giri un attimo a guardare dietro vedi l'imponenza di questa discesa, ti accorgi della potenza della mano di Dio nelle scelte della Natura. Ti accorgi di essere piccolo ma di essere lì, di calpestare l'intestino di Gea e quando le luci si spengono al tuo passaggio senti crescere l'horror vacui e le gambe ti portano veloci verso la luce.
Ultima tappa di questa lunga giornata è Coimbra , la città universitaria, arriviamo di sera e recitiamo il solito copione della ricerca di un ristorante e poi il meritato riposo.
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