Sintra è un posto strano nel cui territorio montagnoso si snodano dei gioielli di bizzarre soluzioni architettoniche. E' situata ad Ovest di Lisbona circa 20 minuti ed è Patrimonio mondiale dell'Umanità come molte luoghi del Portogallo.
Ci infiliamo su per le strade strette di Sintra e dopo lungo peregrinare troviamo dove posteggiare. Prima tappa Palacio Nacional centro nevralgico della microscopica vila velha (città vecchia) di Sintra. E' domenica e ci rendiamo conto che non è proprio il giorno migliore per andare, troppi turisti da dribblare ma animati da serenità e gioia iniziamo la perlustrazione del palazzo, Sala dos Cisnes (tanti cigni dipinto sul soffitto a cassettoni) Sala das pegas (Sala delle Gazze) la sala Araba in cui sfavillanti azulejos ti avvolgono con i loro colori brillanti ma la più sorprendente è la sala dos Brasoes in cui con gli occhi al soffitto ti si presentano con autorità 74 stemmi della nobiltà portoghese che ti guardano dall'alto raccontando il loro fasto, la loro potenza, un mondo lontano e ricco, pieno e rotondo.
Con gli occhi colmi di stupore cerchiamo il nostro scerpa a tante ruote che ci condurrà su su in alto fino al palacio Nacional de Pena e al suo immenso Parque.
ci mettiamo ben ben in coda e dopo avere pagato un salatissimo biglietto di andata e ritorno l'autobus si destreggia fra curve strettissime, strade affollate di macchine, salite ripide e singulti improvvisi. il viaggio è interminabile, le macchine bloccano il passo, non c'è nessuno che regoli la maleducazione del parcheggio selvaggio degli automobilisti. Bloccati e fermi da un quarto d'ora si levano coretti di un gruppo di romani che decidono di scendere per spostare un auto e poi un altra. I francesi, i tedeschi e i lombardi accanto a noi sono stupefatti e ridono. Purtroppo lo sforzo dei novelli legionari non risolve il problema di un ingorgo che ha bloccato altri autobus da un'ora. Finalmente ci fanno scendere e anche se un pò spazientiti cominciamo una bella e ripida salita. ma camminare fa bene e in poco tempo troviamo il buon umore. Fa Freddo, si con la maiuscola ed ovviamente sono con i bermuda bianchi, una canotta leggera e le infradito nuove con tanto di suola liscia.
Ho comprato delle cose nuove per questo viaggio perchè volevo essere carina ma a cui il freddo alcune volte mi ha fatto rinunciare e quando, altre, le ho messe ho scelto sempre i giorni sbagliati (metereologicamente parlando) comunque, visto il freddo e le mie scaglie a pelle d'oca, decidiamo di affrontare l'immenso parco per paura che con il calar del sole io diventi un blocchetto di salmone surgelato. Tira vento ma l'obiettivo è raggiungere la Cruz Alta alias il punto più alto del Parco ben 526 mt sul livello del mare. Peregriniamo per il parco incontrando sempre delle sorprese, la Estatua do Guerreiro, la Capela menor, il trono da Rainha tanto per citarne qualcuna. Raggiungiamo l'obiettivo ed è meraviglioso essere lì. Un altro panorama mozzafiato, un altro momento di condivisione, un altro tassello del viaggio. Non sento più freddo, sarà l'affanno e il sangue che circola velocissimo per la ripida salita. Il vento sibila veloce ma lo spettacolo è mozzafiato.
Ritorniamo verso il palazzo e lunghe area d'ombra proiettata dagli alberi secolari mi fanno godere delle piccole chiazze di sole facendomi alzare braccia e palmi delle mani aperte verso il disco solare e facendomi esclamare "Fotovoltaica, fotovoltaica", assorbo un pò di calore e via verso una singolare dimora nobile in cui si susseguono arcate, minareti, torri, un ponte levatoio come ingresso che ti conduce al cortile del Castello dove vieni schiacciato dall'Arco di Tritone costruito con un tripudio di conchiglie, coralli e piante di vite.
Gli interni sono opulenti, mobili intarsiati indiani, lampadari di Murano, stanze decorate ad affreschi o con le immancabili mattonelle. Mentre lasciamo alle spalle la residenza del principe Fernand speriamo che la congestione dei carri metallici si sia risolta, in fondo sono passate tre ore ed invece sebbene sembri che le macchine circolino la nostra attesa in fila diventa sempre più lunga come la mia pelle accapponata. Nelle more dell'attesa scopriamo la teoria del battito di farfalla a Ovest che provoca maremoti ad Est. Alcuni 'incauti' quanto stupidissimi italiani hanno creato un paradosso anche nella coda invertendone il senso e creando ingorghi pedonali. Non bastavano quelli automobilistici. Cmq finalmente riusciamo a tornare a valle e purtroppo non riusciamo a vedere gli altri posti che Sintra nasconde. ma anche questa scelta del caso risulterà palindroma, il penultimo giorno tornerò a Sintra come una sorta di cerchio che si deve chiudere e ci tornerò di domenica. Imperscrutabilità del destino.
Come in uno schema accettato ma mai pianificato ci spostiamo la sera per raggiungere la nostra nuova tappa portoghese. Evora, altro destino, altra sorpresa.
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