martedì 19 agosto 2008

Insolita descrizione del mio viaggio in portogallo fra salmoni e baccalà. Piccolo affresco di Lisbona

Sono partita il 7 agosto da Roma con la TAP alla volta di Lisbona (partire da Milano è un disastro) dopo un improvviso e triste ritorno a casa. 
Sono partita con una valigia rossa piena delle mie cose, uno zaino capiente pieno di speranza e degli stivali di piombo per rimanere ancorata a quel polo magnetico targato Inferno e razionalità datato 1° marzo 2008. Sono partita con i capelli tagliati, i riccioli elastici, un lago nel cuore, il freddo nelle vene, un tarlo nel cervello, un chiodo ficcato nel cuore ed un cinguettio nelle orecchie. 
Sono partita accompagnata da regina Solitudine, da madamigella Speranza, da comare Gioia e dalla vedova Paura. In volo ho incontrato una coppia di avvocati romani che trascorrono l'estate in Portogallo da più di 15 anni, lei è di Roma, lui è di Enna. Carpisco un pò di informazioni, le annoto sulla mia guida (oggetto che merita un capitolo a parte), chiedo dove potere mangiare la sera, al ritiro bagagli mi faccio spiegare bene dove devo andare, parliamo della Sicilia, di Roma e poi loro svaniscono dentro la loro vita e io ritorno nella mia aspettando al nastro bagagli chi mi accompagnerà in questo viaggio. Riconosco l'incedere e vado a salutare. 
Facciamo la Lisboa card (conveniente e praticissima), bus per l'albergo e deposito bagagli in stanza. doccia, chiacchiere, ritrovarsi, ridere, gustare l'inizio di un micro viaggio dentro uno lungo una vita. 
Lisbona è ventosa e fredda, fredda rispetto ad una Roma soffocante ed afosa che ho rivisto frettolosamente la mattina per ingannare il tempo dell'attesa, attraversando fiumi di turisti come un salmone in controcorrente. Perchè è così che mi sento dall'inizio del 2008, un salmone in controcorrente che si dimena e si batte per combattere la forza impetuosa e contraria della portata d'acqua della mia vita che si abbatte contro di me giorno per giorno.
Ho la branchie sempre più dilatate e la forza dei colpi di coda va sempre più diminuendo ma sono ancora qui che mi dimeno e combatto perchè se mi arrendo, affogo e se affogo il liquido nero della disperazione allagherà polmoni e mente e non posso più permetterlo. Una parte di liquido già ristagna negli alvei polmonari e nelle anse cerebrali e dunque allargo spasmodicamente le branchie e dò colpi di coda più vigorosi che posso. 
A Lisbona c'è un vento freddo che ti fa arricciare le scaglie ma sembra che ci sia meno corrente da combattere, sembra che si possa nuotare con meno sforzo, più lentamente, con più tranquillità, con più ritmo vitale. Scalinate a parte.
Già perchè il Portogallo è pieno di scale ed ha molti percorsi in salita ma l'aria è profumata, la capitale è pulita, abbastanza silenziosa, il traffico è ordinato. Con il micro branco di salmoni cerchiamo la Cerveceria de Trinidade in Rua De Trinidade. Se non sei abituato al Portogallo, alle immense distese di azulejos che inondano l'intera Regione, rimani sopraffatto dalla bellezza del luogo che accoglie avventori chiassosi e felici, rimani entusiasta dalla maestria dei maestri ceramicai e rimani avvolto e avviluppato dalle distese di colori alle pareti. 
Per tutte le trinche di Nettuno - esclamo - fratello baccalà o bacalhao lo servono in tutte le salse e modi: fritto, in umido, con la sopa alla piastra, grigliato, a polpette, stufato, impanato, al rosso, in bianco, in brodo, con aglio, con prezzemolo e sempre sempre con tutte le spine che inevitabilmente, anche se cerchi di dribblare, ti ritrovi a masticare infastidito. Il baccalà è il loro maiale di mare. 
Alla faccia del cannibalismo cedo al baccalà, anticipato dagli antipasti (entradas) che con nonchalanche ti vengono lasciati sul tavolo (poi scopri a pagamento) e dalla sopa. Ritrovo il gusto del cibo che mi manca da un pò, il piacere di un boccale di birra, chi ho di fronte mi piace così come l'oceano di azulejos che mi circondano. Si, adesso, qui, a Lisbona, da questo momento le acque sono calme, respiro odore conosciuto, vedo colori di Lago familiari e posso rifocillarmi.
Lisbona di notte, Lisbona di giorno, Rossio, la Baixa, la Torre di Belèm, (per le pronunce altro capitolo) il museo degli azulejos (da togliere il fiato), la Ribeira, le chiese barocche, lo splendore dell'oro, la tragicità del sentimento cristiano, la potenza del messaggio religioso, gli angoli votivi ad ogni ansa stradale, la semplicità della gente, l'accoglienza dei sorrisi, i panni stesi al vento, le piccole taverne da due soldi dove si mangia bene, abbondantemente e a poco prezzo, fanno di Lisbona una città moderna ma a misura d'uomo, da vedere e da non perdere. 
Basta girare armati di macchina fotografica, di guida, di mappa, di voglia di conoscere e di sapere che ad ogni passo che fai stai viaggiando. E un viaggio non è solo la partenza ma il percorso che fai, gli occhi che si riempiono di scorci, i supermercati del luogo (pingo doce e Continente) dove scopri i buoni succhi di frutta rinfrescanti e da condividere, i profumi portati dal vento dell'oceano, i colori del Tago (Tejo) e le mille emozioni che i viaggiatori, i tuoi compagni ti trasmettono. Viaggiare è scoprire, viaggiare è soffrire, viaggiare è stancarsi e non stancarsi mai di conoscere, viaggiare è così, semplicemente viaggiare in balia di luoghi sconosciuti che diventano tuoi al momento della scoperta e tuoi per sempre, incisi nella memoria, viaggiare è creare i luoghi della tua memoria dove arredi le stanze con gli oggetti a cui imprimi il tuo significato, in cui appendi le foto, le cartoline, in cui imprigioni gli odori della pelle e dove ti rifugi quando il viaggio sembra essere finito.
Viaggiare è una wunderkammer privata e personale con oggetti vivi e persone che respirano ritmicamente nel tuo orecchio per una ragione presente e che nel futuro ne assumerà un'altra con sfaccettature di mille colori.
Come lisbona domani nel mio racconto perchè l'attimo di presente vissuto si trasforma nei colori di un racconto che è una fetta di passatto.
Notte, il salmone prova ad adagiarsi sul fondo per un paio d'ore.


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