Sorge lì sopra il fiume Montego, Coimbra. Il fiume (sporco in verità) riflette i profili della città che si erge su una collina. Ma noi non affrontiamo subito la prima collina, decidiamo di risalire verso il convento di Sta Clara a Nova, dall'altra parte del fiume, e si dischiude davanti a noi uno scrigno il cui fulcro è la tomba di cristallo e foglie d'oro della regina Santa Isabella, poi verso il Convento di S. Francesco, molto sgarrupato e con una mostra sulla ceramica di Coimbra da €1 ma che forse ne valeva la metà. Poco male, andiamo a piedi facendo una bella passeggiata e costeggiamo il fiume, poi affrontiamo l'acchianata (la salita) suggerita da Fiona (la guida). Coimbra è tutta in salita ma proprio tanto in salita, ci vogliono gambe salde e buon fiato, gli scorci però sono belli, Sè velha è scura e con un bel chiostro e lì vendono delle mattonelle carine, una delle quali ha una sfera armillare (simbolo del potere portoghese e presente ovunque) che non prendo subito per regalarla, non lo farò più, è un rimpianto che ho.
Il centro di interesse di tutta Coimbra è la sede universitaria ma Coimbra è un soffio che vola via col vento che ci accompagna e così via verso Aveiro. Piccola cittadina vicino l'Oceano, ha poco da visitare se non le caratteristiche barche dipinte, le viuzze con le sue case azulejate e quel tesoro imperdibile che è il Convento di Gesù.
Vicino Aveiro, a Costa Nova, ci sono delle caratteristiche casette dipinte a strisce, molto molto graziose ma quello che rimane nel cuore e ti coinvolge, ti assorbe, ti prende, ti strazia, ti sconvolge è l'Oceano. Mi tolgo le scarpe ed affronto le dune, fa freddo ma per fortuna ho appena comprato una felpa. Il suono dell'Oceano arriva rombante attraverso le dune mentre i miei piedi affondano sulla sabbia e quando le dune finiscono e l'Oceano si apre allo sguardo ti coinvolge fino al midollo. E' davvero uno spettacolo mozzafiato.
Fa paura ed attrae esattamente come l'amore.
Le onde arrivano da lontano, si arricciano su un fondale più basso e poi si infrangono con una potenza inimmaginabile schiumando rabbiose verso la battigia.
Sono esterefatta e sorpresa. Mi avvicino all'acqua, non calcolo la potenza dell'arrivo dell'onda e vengo raggiunta fino alle cosce dall'acqua gelida e frizzante.
Rido come una bambina e mi giro verso il branco. Mi sento felice, molto molto felice, mi sento libera e leggera. Sento il sale addosso, il vento che mi scuote e mi rendo conto che sono davanti alla potenza pura.
C'è un termine che in italiano è poco usato ma non in spagnolo ed è PODEROSO. Ecco cosa è. L'Oceano è poderoso, così lo vedo, così lo sento e lo sento addosso. Mi sento piena e felice. Mi piace condividere questo angolo di Creazione con chi è con me. Mi piace l'idea che abbiamo gli stessi piedi freddi e bagnati, che il sole ci punta la luce addosso, che brilliamo negli sbarluccichii dell'acqua, che le ombra si proiettino nella stessa direzione. Mi piace vedere i sorrisi e lo stupore sul viso degli altri. E' bello vivere, è bello essere vivi lì, insieme.
Sorridiamo, ci fotografiamo. Sarà l'unica ed ultima volta. Ci saziamo il più possibile di quello spettacolo, mi farebbe piacere vedere il tramonto ma il viaggio deve continuare e risaliamo di nuovo le dune girandoci di tanto in tanto a sbirciare ancora e ancora e, forse, per non dare le spalle definitivamente ad un momento unico.
Perchè per andare avanti devi dare le spalle a qualcosa anche se non vuoi, anche se sei costretto.
Prima di entrare in macchina ci infiliamo le scarpe e, pur sembrando un operazione facile, nell'usarci come perni per pulirci i piedi riesco a fare cadere un salmone. Ridiamo di gusto e ci diamo dei capolavori. Che bello essere leggeri e felici, che bello sentire le risate argentine intrecciarsi con il suono del vento e sentirle mulinare nell'aria pulita.
Il nostro mezzo ci porta verso Braga. Arriviamo tardi e la città è semi deserta, nessuno ci vuole dare da mangiare finchè timidamente ci affacciamo su scale del manjar do Campo das Hortes che scendono ed il proprietario il signor Valdemar Ataìde , un uomo moro alto, con un viso fiero ma dolcissimo ci fa cenno di entrare. E' disponibile, ci spiega le pietanze, ce le fa assaggiare, ci serve con delicatezza e dolcezza. Prendiamo delle polpettine e la franchesinha un delizioso strato di carne, formaggio e prosciutto tenuto da due fette di pane immerse in una salsa incredibilmente buona. Il locale è piccolissimo ma ci sentiamo a casa, coccolati e voluti bene. E' la seconda sera che succede, a Coimbra in un ristorante altrettanto piccolo due signore ci avevano deliziato con un modo di fare tenero e l'avventore fadista ci aveva anche regalato delle canzoni, solo per noi. Solo per noi.
Anche a Braga stiamo poco, ci vuole poco per vederla e girarla e così subito andiamo nei dintorni della città e continuiamo senza saperlo un pellegrinaggio alternativo. Vediamo il Mosteiro de Bom Jesus do Monte. Svetta su una collina, la chiesa non comunica molto, ciò che coinvolge è la doppia scalinata che si intreccia e che ha delle cappelle laterali che riproducono i momenti della passione del Cristo con dei Tableu quasi Vivent che accompagnano il pellegrino in un percorso di penitenza e di pensiero. Su ogni rampa di scala ci sono riferimenti alla vista, agli occhi, alla saggezza, all'acqua che scorre come simbolo della sorgente vivente che è Dio. L'altro monastero è il Mosteiro de Sao Martinho de Tibaes. Ci sono pochi visitatori, il monastero è immenso, lo stanno restaurando, ci sono opere di arte contemporanea sparpagliate per le sale. Durante la visita la guida ci apre un portone e ci fa vedere il panorama e ci dice che da lì bussavano i pellegrini che andavano o tornavano da Santiago de Compostela.
Siamo al 14 di agosto e noi andiamo verso quel luogo. Dove tutto ci chiama, dove tutto finisce e dove tutto inizia. Dove ti fai e fai domande facendo crollare certezze e metti in confusione e in discussione i tuoi dubbi e i tuoi silenzi.
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