A volte si ritorna, ai luoghi, ai piaceri, al dolore, alla musica, agli odori, alla pioggia estiva, al mondo, a noi stessi. Sono piccoli brevi frammenti di perfezione, secondi sciolti nel mare del tempo, gocce di rugiada su una foglia appena germogliata di una mattina di primavera.
Il ritorno è breve, magico, intenso, un carburante da usare quando il prezzo del barile del petrolio delle incertezze sarà schizzato a quotazioni astrali.
Se capita la notte di dormire con un profumo familiare bisogna inalarlo, stringerlo, iniettarlo nel cervello, farlo schizzare nel recondito anfratto dell'anima per perforarla con note di testa e di fondo, quelle che permangono, durano, si stratificano e che macchiano la pelle.
Sono quegli odori, quelle note raccolte in un giorno inaspettato che ti fanno andare oltre l' alito cattivo dell'insensibilità, l'odore marcescente di denti aguzzi e putridi di irriconoscenti meschini esseri che ti inquinano l'aria, l'anima e la purezza di un dono incondizionato.
C'è quell' odore che è dentro che sterilizza il putridume di sentimenti aridi di inutili compagnie e si alza come brezza mattutina per cancellare l'illusione di avere creduto in burattini e burattinai. Basta solo inalarlo, basta solo recuperarlo, basta solo catturarlo una mattina di primavera appena iniziata.
(to whom may concern)
1 commento:
Conservo ancora dopo tanti anni un fazzoletto di una persona a me molto cara e mi illudo che abbia conservato il suo profumo e sento la sua risata e la sua voce.Gelsomino e rose nel buio dela notte
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