Nelle sue intenzioni era deciso che il gruppo rimanesse di sua esclusiva proprietà. Res MEA, così aveva detto a sé stesso. Lui il nume tutelare, mente generatrice, potentissima creatura aveva stabilito che stava creando qualcosa di unico e lo voleva per sè ma, si sa, ciò che si crea non rimane mai proprio, una volta generato ed esposto all’aria della terra diventa in potenza di tutti ed in atto di coloro che ne vengono in contatto.
Quando il Potente Generatore aveva progettato la triade M.E.A, la Sibilla Intuitiva, rapidissima nel cogliere qualsiasi vibrazione cerebrale, aveva profetizzato che nessuna delle tre creature sarebbe stata avulsa dagli strali di Donna Sofferenza.
Il Potente Generatore, dunque, con caparbio cipiglio e accompagnato da due formose figure femminili, aveva bussato alla porta tarlata della fredda dimora di Donna Sofferenza e, dopo strenua discussione, aveva strappato una promessa a quella donna grigia ed emaciata: quanto più le sue creature avessero sofferto tanto più si sarebbero fortificate e avrebbero acquistato doni da Madama Saggezza e Signora Conoscenza.
Il patto fu stretto. Il parto ebbe luogo.
M. E. ed A. crebbero ognuna in un giardino diverso con flora e fauna differente ma con paesaggi simili. Conobbero, parlarono ed ebbero ‘ai’ diversi che insegnarono loro discipline differenti. Sopra i loro giardini Correttezza, Rigore, Moralità, Educazione soffiavano la stessa quantità di vento increspando leggermente le loro vesti candide e accarezzando le ghirlande di rose poste sulle loro teste.
Il Potente Generatore non le privò della compagnia vicendevole poiché sapeva che i loro destini si sarebbero intrecciati, tutto era pianificato nel miglior modo possibile affinché l’Ingegner Imprevisto potesse scavare meno cuniculi possibili. Ma Imprevisto era unito fin dalla fanciullezza al folle Destino, uno status quo che aveva fatto storcere il naso al gotha degli dei. La colpa era della capricciosa e vezzosa Natura che, a causa dei pollini primaverili, aveva starnutito collante sopra una piccola radura dove si trovavano i due fanciulli e così i piccoli dei in erba avevano deciso che i loro giochi sarebbero stati di coppia, così per sempre. L’unione li aveva rafforzati e loro diventavano sempre più ebbri delle loro bravate e si vendicavano delle maldicenze nei loro confronti minando i progetti ed i piani di vita programmati. Era difficile fermare il loro ingegno e la loro diabolicità. Solo il figlio di Monna Giustizia, abile sarcitore e segugio prodigioso, riusciva a riparare gli strappi. Equilibrio era quadrupede ed era veloce nell’agire quando fiutava l’odore marcescente di troppi torti subiti.
Nei loro giardini M. E. A. sviluppavano le loro doti naturali: M. cresceva caparbia, precisa, con duri esercizi sviluppava le capacità di essere canna di palude: piegarsi alla forza del vento o delle piene e poi ritornare dritta. E. sviluppava metodicità e costanza, la sua mente indagatrice, curiosa e precisa non aveva tregua e la sua femminilità riposava su un cuscino di dolcezza e sopportazione, A. era estrosa, vezzosa, intelligente, acuta.
Crebbero nella mente e nelle forme sì che furono presto notate, molti furono i pretendenti ma solo tre di essi ebbero in dono il fazzoletto della Promessa e del Dono. Tutto seguì il corso naturale della vita, M.E. ed A. si unirono con i promessi, generano prole e nel punto prestabilito della linea della vita incontrarono l’elemento della triade che non avevano mai conosciuto. Fu così naturale che nessuna si accorse della mancanza del passato.
Il Potente Generatore vegliava su loro ma vedeva avvicinarsi Donna Sofferenza col suo passo magro ed inesorabile per il colpo della vita. Prima di giungere alla linea di demarcazione fra un passato tranquillo e un futuro diverso delle donne della triade, la rugosa vecchia aveva già inferto le sue pressioni podali qui e là ma ora era giunto il momento altissimo per infondere il suo veleno.
Seguiva lo stesso rito sempre per ciascuna delle creature che soffriva i suoi colpi, poggiava i piedi nudi e ossuti sulla linea del presente, pressava fino in fondo come si fa con il liquido bruciante di una iniezione. Il presente diventava un attimo di dolore intenso, il futuro si sarebbe adattato ai filamenti di quel dolore.
Così E. fu privata del suo fianco e dovette accogliere fra le sue braccia ormai solitarie le due creature generate, M. perse metà utero esterno e poco tempo dopo fu privata del fianco, A. non fu privata fisicamente di perdite ma il freddo della solitudine le flagellava il cervello con costanza ritmica.
La vita non si fermò, non era previsto che nessuna delle tre potesse decidere per se stessa poiché il Potente Generatore aveva chiuso in una rete fitta il genio della pazzia e sebbene lo facesse agitare nei cervelli delle tre, non sarebbe potuto scappare ed invadere la loro materia grigia.
Così Tempo e Vecchiaia le traghettarono lungo i procellosi mari dell’esistenza, la coppia di Imprevisto e Destino fece loro scherzi, Giustizia ed Equilibrio fecero capolino quando poterono, indaffarati com’erano a coprire le grandi distanze degli intrecci di vita.
Donna Sofferenza non fermò il suo lavorio e colpì in vari modi la prole della triade perché si sa che la sua longa manus non risparmiava nessuno ma la triade aveva stretto un patto, un’ alleanza. Le tre ‘convenerunt in unum’ e senza parole accolsero sotto il manto della Protezione la prole delle altre, in gesto silenzioso. Avevano accumulato i doni di Madama Saggezza e Signora Conoscenza e così in una finestra del tempo astrale passato E. agì per conto di A. quando questa per motivi a lei non congeniali ma necessari si dovette allontanare dalle sue creature e M. in un inizio di primavera di trentacinquesima luna, raccogliendo le forze di un coraggio collezionato a prezzo di morte, circoscrisse con gettiti di parole e fontane di amore il punto di impatto dell’iniezione letale di Donna Sofferenza.
M.E.A. con i doni ricevuti avevano tessuto una rete di salvataggio su cui la prole ma in particolare la generata femmina cadde più volte nell’arco di tanti anni senza neanche rendersi conto che era stata salvata da impatti violenti e devastanti. Quando però la generata femmina ne ebbe consapevolezza tenera, impugnò l’unica arma che aveva, un piuma di aquila intinta nelle ali di un corvo e scrisse una storia, difficile nella realizzazione con la quale scrisse in fondo solo TRE GRAZIE pieni di immensa riconoscenza.
(A Matile, Elina ed Anna)
Quando il Potente Generatore aveva progettato la triade M.E.A, la Sibilla Intuitiva, rapidissima nel cogliere qualsiasi vibrazione cerebrale, aveva profetizzato che nessuna delle tre creature sarebbe stata avulsa dagli strali di Donna Sofferenza.
Il Potente Generatore, dunque, con caparbio cipiglio e accompagnato da due formose figure femminili, aveva bussato alla porta tarlata della fredda dimora di Donna Sofferenza e, dopo strenua discussione, aveva strappato una promessa a quella donna grigia ed emaciata: quanto più le sue creature avessero sofferto tanto più si sarebbero fortificate e avrebbero acquistato doni da Madama Saggezza e Signora Conoscenza.
Il patto fu stretto. Il parto ebbe luogo.
M. E. ed A. crebbero ognuna in un giardino diverso con flora e fauna differente ma con paesaggi simili. Conobbero, parlarono ed ebbero ‘ai’ diversi che insegnarono loro discipline differenti. Sopra i loro giardini Correttezza, Rigore, Moralità, Educazione soffiavano la stessa quantità di vento increspando leggermente le loro vesti candide e accarezzando le ghirlande di rose poste sulle loro teste.
Il Potente Generatore non le privò della compagnia vicendevole poiché sapeva che i loro destini si sarebbero intrecciati, tutto era pianificato nel miglior modo possibile affinché l’Ingegner Imprevisto potesse scavare meno cuniculi possibili. Ma Imprevisto era unito fin dalla fanciullezza al folle Destino, uno status quo che aveva fatto storcere il naso al gotha degli dei. La colpa era della capricciosa e vezzosa Natura che, a causa dei pollini primaverili, aveva starnutito collante sopra una piccola radura dove si trovavano i due fanciulli e così i piccoli dei in erba avevano deciso che i loro giochi sarebbero stati di coppia, così per sempre. L’unione li aveva rafforzati e loro diventavano sempre più ebbri delle loro bravate e si vendicavano delle maldicenze nei loro confronti minando i progetti ed i piani di vita programmati. Era difficile fermare il loro ingegno e la loro diabolicità. Solo il figlio di Monna Giustizia, abile sarcitore e segugio prodigioso, riusciva a riparare gli strappi. Equilibrio era quadrupede ed era veloce nell’agire quando fiutava l’odore marcescente di troppi torti subiti.
Nei loro giardini M. E. A. sviluppavano le loro doti naturali: M. cresceva caparbia, precisa, con duri esercizi sviluppava le capacità di essere canna di palude: piegarsi alla forza del vento o delle piene e poi ritornare dritta. E. sviluppava metodicità e costanza, la sua mente indagatrice, curiosa e precisa non aveva tregua e la sua femminilità riposava su un cuscino di dolcezza e sopportazione, A. era estrosa, vezzosa, intelligente, acuta.
Crebbero nella mente e nelle forme sì che furono presto notate, molti furono i pretendenti ma solo tre di essi ebbero in dono il fazzoletto della Promessa e del Dono. Tutto seguì il corso naturale della vita, M.E. ed A. si unirono con i promessi, generano prole e nel punto prestabilito della linea della vita incontrarono l’elemento della triade che non avevano mai conosciuto. Fu così naturale che nessuna si accorse della mancanza del passato.
Il Potente Generatore vegliava su loro ma vedeva avvicinarsi Donna Sofferenza col suo passo magro ed inesorabile per il colpo della vita. Prima di giungere alla linea di demarcazione fra un passato tranquillo e un futuro diverso delle donne della triade, la rugosa vecchia aveva già inferto le sue pressioni podali qui e là ma ora era giunto il momento altissimo per infondere il suo veleno.
Seguiva lo stesso rito sempre per ciascuna delle creature che soffriva i suoi colpi, poggiava i piedi nudi e ossuti sulla linea del presente, pressava fino in fondo come si fa con il liquido bruciante di una iniezione. Il presente diventava un attimo di dolore intenso, il futuro si sarebbe adattato ai filamenti di quel dolore.
Così E. fu privata del suo fianco e dovette accogliere fra le sue braccia ormai solitarie le due creature generate, M. perse metà utero esterno e poco tempo dopo fu privata del fianco, A. non fu privata fisicamente di perdite ma il freddo della solitudine le flagellava il cervello con costanza ritmica.
La vita non si fermò, non era previsto che nessuna delle tre potesse decidere per se stessa poiché il Potente Generatore aveva chiuso in una rete fitta il genio della pazzia e sebbene lo facesse agitare nei cervelli delle tre, non sarebbe potuto scappare ed invadere la loro materia grigia.
Così Tempo e Vecchiaia le traghettarono lungo i procellosi mari dell’esistenza, la coppia di Imprevisto e Destino fece loro scherzi, Giustizia ed Equilibrio fecero capolino quando poterono, indaffarati com’erano a coprire le grandi distanze degli intrecci di vita.
Donna Sofferenza non fermò il suo lavorio e colpì in vari modi la prole della triade perché si sa che la sua longa manus non risparmiava nessuno ma la triade aveva stretto un patto, un’ alleanza. Le tre ‘convenerunt in unum’ e senza parole accolsero sotto il manto della Protezione la prole delle altre, in gesto silenzioso. Avevano accumulato i doni di Madama Saggezza e Signora Conoscenza e così in una finestra del tempo astrale passato E. agì per conto di A. quando questa per motivi a lei non congeniali ma necessari si dovette allontanare dalle sue creature e M. in un inizio di primavera di trentacinquesima luna, raccogliendo le forze di un coraggio collezionato a prezzo di morte, circoscrisse con gettiti di parole e fontane di amore il punto di impatto dell’iniezione letale di Donna Sofferenza.
M.E.A. con i doni ricevuti avevano tessuto una rete di salvataggio su cui la prole ma in particolare la generata femmina cadde più volte nell’arco di tanti anni senza neanche rendersi conto che era stata salvata da impatti violenti e devastanti. Quando però la generata femmina ne ebbe consapevolezza tenera, impugnò l’unica arma che aveva, un piuma di aquila intinta nelle ali di un corvo e scrisse una storia, difficile nella realizzazione con la quale scrisse in fondo solo TRE GRAZIE pieni di immensa riconoscenza.
(A Matile, Elina ed Anna)
6 commenti:
Grazie ,amore mio, tre volte GRAZIE
sei un essere fortunato,perchè hai non una ma tre reti di protezioni nell' instabile e precario equilibrio della vita.
credo che tutti abbiamo dei morbidi cuscini, basta fare cadere il velo dagli occhi- anche tu li hai ariel
Ieri sono stato a Milano per lavoro e ho camminato per le strade note per noiose frequentazioni.Mi sono ritrovato a srutare le finestre dei palazzi alla ricerca di un barattolino colmo di verdi quadrifogli. Ma non l'ho trovato.
Ieri sono stato a Milano per lavoro e ho camminato per le strade note per noiose frequentazioni.Mi sono ritrovato a srutare le finestre dei palazzi alla ricerca di un barattolino colmo di verdi quadrifogli. Ma non l'ho trovato.
Ieri sono stato a Milano per lavoro e ho camminato per le strade note per noiose frequentazioni.Mi sono ritrovato a srutare le finestre dei palazzi alla ricerca di un barattolino colmo di verdi quadrifogli. Ma non l'ho trovato.
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