martedì 20 maggio 2008

Terreni e Labirinti

Pavimento labirinto della Cattedrale di Chartres
Se sondi bene il terreno su cui cammini ti accorgi col tempo che non è fatto solo dello strato superficiale che pensi di conoscere. Soffice sopra e scavando diventa roccioso, argilloso, ferroso, paludoso.... non sono una geologa e dico sciocchezze ma il principio mi sembra riconducibile alle persone.

Ho detto del pittore qualche pensiero fa. Ebbene sono dell'avviso che il pittore sia anche scultore e fotografo. A seguito della conversazione di ieri propendo più per il fotografo ma continuando a scavare il terreno chissà che non trovi marmo, bronzo o creta fra le sue mani.

Egli (si, si, si e si lo so che è in assoluto disuso ma a ME MI piace la versione corretta) ha fotografato una sezione del passato e ci ha intrufolato dentro un dubbio, una parolina piccolissima ma potente come un tarlo che scava dentro un mobile antico.
SE. A dir la verità ha anche aggiunto una congiunzione: e se.
L'oggetto del ricordo e della conversazione è nostro ma è il principio che mi ha fatto riflettere.

Se fosse successo sarebbe stato meglio o peggio, chiedo con fare indagatore, e il fotografo mi risponde con la semplicità del gesto per lo scatto di una fotografia. CLIC. Sarebbe stato diverso. Non migliore, non peggiore. semplicemente diverso.

Diverso. Se.

A proposito di terreni, sui pavimenti delle chiese antiche speso si trovano dei labirinti disegnati. Erano per lo più percorsi per gli iniziati o i neofiti. E portavano con loro tutto il significato che veniva attribuito al simbolo. Qualcosa di non evidente, non visibile ma qualcosa da ricercare, una ricerca dell'invisibile. La prima prova iniziatica che doveva affrontare il pellegrino, il neofita, l'iniziato, appena varcata la soglia di una chiesa, era la prova del labirinto, rappresentato sul pavimento subito dopo l’ingresso nella chiesa.
La strada doveva essere percorsa per arrivare al centro. Si sbagliava, si ricominciava. Si rifletteva, si seguiva un percorso ma si arrivava sempre ad un punto.

Non sembrerà ma trovo delle analogia con il se ed il diverso. Forse perchè anche il mio pensiero è un labirinto e sicuramente perchè di labirinti ho parlato proprio con il fotografo neanche tanto tempo fa.

Il se è una delle strade che potevo percorrere ma che non ho percorso, è una delle infinite possibilità che il labirinto del caso, del destino, della vita mi regala. E' la strada accanto a quella che sto percorrendo e che guardo chiedendomi se non ho fatto male a scegliere quella.

Ma può essere solo uno sguardo obliquo lanciato come un pensiero fugace sul quale non mi soffermo tanto sono concentrata e certa della scelta.

Insomma il se è la strada illuminata dove camminano a braccetto Dubbio e Passato.

Il diverso è solo il modo di approccio al labirinto della vita. E' diversa anche la strada parallela che percorro perchè avrà un bivio e un altro bivio e una curva e un angolo e un lastricato differente. Ma non lo saprò mai. Quello che so è che sto camminando e che il centro si troverà, la strada sicura che mi porta nel ventre della vita. E come dice il mio amico fotografo non sarà nè meglio nè peggio, sarà quella che ho imboccato. E per qualche motivo, forse per consolazione, dirò a me stessa che qualunque strada avessi scelto sarei arrivata al punto in cui sono.

In una filosofia post moderna da Hollywood il labirinto, il se e il diverso si chiamerebbero semplicemente Sliding Doors.


Nessun commento: