lunedì 12 maggio 2008

Stazione e momenti di notorietà

Pomeriggio caldo di domenica, ventoso, il polline dei faggi è una riproduzione dell'effetto cartone animato giapponese - petalo rosa che scende obliquo sulle strade e sui protagonisti.

C'è tensione. Siamo quattro in macchina. Un inaspettato quanto violento litigio ha squassato e sconquassato l'inizio di una normalissima domenica mattina.

La tensione te la trascini dietro come un velo impalbabile mosso dal vento di cui non vedi la consistenza ma di cui percepisci lo sfregamento, il solletico fastidioso sulla pelle. Uno del gruppo dei quattro sta per prendere un treno. Passando davanti la stazione vediamo una figura accartocciata su se stessa, vecchia stanca, canuta, avvolta in un piumino nero sporco che avvolge sporcizia.

Chiara si agita, vuole fare qualcosa. Troviamo posto sulla strada laterale. Si vede che è domenica a Milano.
Chiara va al supermarket compra una sporta di cibo. Va dal fagotto sporco incastonato in una lastra di cemento della Stazione centrale di Milano. Le porge il cibo, l'acqua, due occhi verdi lago si aprono su un volto incartapecorito, si agitano nella sorpresa, non è italiana, indica a gesti se stessa, incredula, spaurita, impressionata. Lei, in fondo, è un arredo di questa città, invisibilmente visibile o visibilmente invisibile.
Ha le piaghe ai piedi, le croste sul palmo delle mani, i denti marci, per riconoscenza si toglie la sciarpa che la avvolge e mostra il viso, l'afrore deve avere colpito le narici di Chiara come uno schiaffo ben assestato. Si fa avanti con difficoltà fra l' indurita pelle del viso un sorriso di riconoscenza.
E' il suo momento, la notorietà di un attimo, la carezza di un sorriso, il conforto di un sorso d'acqua.
La pietas di una tranquilla ragazza del Sud ha acceso i riflettori su quello scricciolo di arredo urbano.

Chissà se passando domenica prossima si sarà trasformato in una statua nella totale indifferenza del mondo.

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