
Sono mesi che guardo dentro me stessa. Arriva un momento della vita in cui devi farlo e lo fai perché il fato, le circostanze o qualcuno ti porta a guardarti dentro. A me è accaduto per tutti e tre i fattori e anche a causa dei miei vecchi tendini sfilacciati. Ma mi ha fatto bene. Guardarmi dentro intendo, sfogliare le pagine ingiallite del libro della mia vita, vedere le frasi sottolineate, ritrovare la combinazione per aprire la cassaforte dei sogni, sorridere di quelli adolescenziali e aggrottare la fronte per quelli incastrati nell’angolo del fondo del ripiano. Il mio amico fotografo direbbe: fare redde rationem. Rende l’idea appieno. Prendi tutti i fogli ingialliti, li impili e li metti di fronte a te stessa. Prendi dalla catasta nuova qualche foglio immacolato e ci scrivi su il risultato delle operazioni compiute e quelle che potresti compiere, vengono fuori calcoli complicati, radici quadre e tutte le diavolerie matematiche ma alla fine quasi sempre i conti non tornano. Se sei fuori dalla logica della matematica come scienza esatta ti rendi conto che è giusto così, che quello che non hai fatto, realizzato, avuto, ottenuto è una variante di calcolo che puoi sempre ricalcolare sulla nuova equazione della vita presente. Perché nelle operazioni di calcolo non metti mai la costante tempo. Il tempo si dilata, si modifica, si straccia, ti stropiccia. Il tempo è un movimento costante, deformabile e deformante come gli specchi dei luna park o più artisticamente quelli usati nella pittura dei coniugi Arnolfini. Il tempo non ti restituisce l’immagine e la forma di un sogno, la deforma per luce, colore e sfumature. Il tempo è tiranno, il tempo gioca la sua partita a carte. Il tempo è circolare. Prende vita dalla fine di un secondo per ripartire da uno nuovo, passato, presente e futuro che si inseguono. Dentro quel cerchio disegnato c’è una forma, uno spazio vuoto da riempire, noi, gli altri, le vite che ci scivolano accanto e che ti deformano perché la nostra forma è modificabile nella struttura cellulare e periferica ma anche dell’anima. Crescendo cambi, è una banalità ma è la verità. La tua forma cambia appoggiandosi alla struttura circolare del tempo che ti dà il tuo spazio e in quello spazio finito sei dentro il movimento eterno del tempo.
In iconologia l’ouruboros o il serpente che si mangia la coda esprime l’unità fondamentale del cosmo e spesso negli scritti alchemici greci questo simbolo veniva accompagnato dall’aforisma HEN TO PAN (Uno è Tutto). Così è il tempo, è uno ed è il tutto all’interno del quale viviamo.
E’ l’uno che ti spinge a correre e a fermarti per vederlo scorrere e quando lo hai osservato per bene, quando sei arrivato ad un momento in cui lo guardi davvero dentro e non solo scivolare sulle lancette di un orologio, capisci che puoi modificare la tua forma cercando di farla assomigliare ad una che avevi già tracciato distrattamente un giorno su uno di quei fogli che è ingiallito o una nuova che ti piacerebbe essere o semplicemente prendere la forma di quella nota a piè di pagina che ti chiarisce la fonte, l’origine. In quella piccola scintilla di consapevolezza sai che il tempo è passato ma vivi col brivido che il tempo c’è e scorre e puoi sempre diventarne padrone e continuare a scrivere sogni. Lui scorre con te dentro.
In iconologia l’ouruboros o il serpente che si mangia la coda esprime l’unità fondamentale del cosmo e spesso negli scritti alchemici greci questo simbolo veniva accompagnato dall’aforisma HEN TO PAN (Uno è Tutto). Così è il tempo, è uno ed è il tutto all’interno del quale viviamo.
E’ l’uno che ti spinge a correre e a fermarti per vederlo scorrere e quando lo hai osservato per bene, quando sei arrivato ad un momento in cui lo guardi davvero dentro e non solo scivolare sulle lancette di un orologio, capisci che puoi modificare la tua forma cercando di farla assomigliare ad una che avevi già tracciato distrattamente un giorno su uno di quei fogli che è ingiallito o una nuova che ti piacerebbe essere o semplicemente prendere la forma di quella nota a piè di pagina che ti chiarisce la fonte, l’origine. In quella piccola scintilla di consapevolezza sai che il tempo è passato ma vivi col brivido che il tempo c’è e scorre e puoi sempre diventarne padrone e continuare a scrivere sogni. Lui scorre con te dentro.
3 commenti:
Ma solo guardando dentro noi stessi possiamo scoprire il tempo: il fluire costante degli eventi non avrebbe nessuna dimensione senza la nostra memoria, è il nostro ricordo che determina lo scorrere del tempo, sempre inesorabilmente lungo una sola direzione.
Ma se non includiamo la nostra memoria (ovvero il nostro essere reale, l'immagine che abbiamo di noi) il concetto stesso di tempo diventa diverso, diventa una variabile che può essere manipolata a piacere. Avanti o indietro, non ha più importanza: il tempo diventa solo una dimensione come le altre.
Caro red fox,
ritornerò sul concetto di tempo ma nel principio di forma contenuta nel cerchio parlavo di vita della nostra vita e la vita è fatta di memoria e anche la memoria scivola sui bordi del tempo ma spesso ne sfuma le immagini e le distorce ad uso e consumo tanto che se uno stesso episodio è vissuto da due soggetti diversi le forme della memoria saranno differenti nel raccontarlo. io credo che il tempo scorra indipendentemente da noi ma che noi vivendo questa vita scandita dal tempo lo facciamo nostro o tentiamo di farlo.
A volte capita che anche la nostra memoria sia fallace,perchè, secondo le nostre necessità psicologiche ,possiamo cancellare un ricordo e allora quello spazio di tempo per noi non vissuto, non esiste più.
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