domenica 18 maggio 2008

Intrecci


Bologna-Milano. Salgo sul treno. Trovo il mio posto. Anche gli altri trovano il loro.

Fra i mie dirimpettai c'è un ragazzo (potrei scrivere che fa, da dove viene e dove va e soprattutto con chi si incontrerà alla nove ma visto che le strade del Signore sono infinite e quelle del web pure è meglio non descrivere con dovizia di particolari), scambio di battute fra noi tre, poche parole, riconosco il mio stesso accento in questo ragazzo e glielo faccio notare poi mi riimmergo nella lettura del libro recuperato in metro con quel geniale sistema del book crossing (altra storia di cui vorrò scrivere).

Lui è proprio un tipo pulito, faccia da bravo ragazzo, occhialino sistemato sul naso perfettino, ha anche dei bei denti e delle belle mani. Fintamente vestito casual (è firmato dai piedi ai capelli...si anche dalla pulizia del cuoio capelluto si intuisce che lo shampoo è di marca, non so, ha anche i capelli fintamente casual), è a modo, ha modi carini con la signora che gli ha fatto qualche domanda e che è rimasta conquistato dal gesto "valigia, gliela metto io su".

Nello scambio delle battute ci tiene a precisare che la sua ragazza C... per fargli una sorpresa gli ha preparato il vitello tonnato. E lui come uno dei puffi dice: Io odio il vitello tonnato. Così al vibrare di uno dei due cellulari si ode una voce garrula. Iniziano a parlare. Lui coglie la palla al balzo e comincia a dire che, si, la pasta va bene, e questa storia del "non ti preoccupare la pasta va benissimo" dura per due capitoli del mio libro (sono veloce a leggere ma due capitoli sono DUE capitoli con la pasta di sottofondo alle mie pagine, le parole del mio libro stanno scivolando fra il groviglio di spaghetti, porcamiseria).

Si danno appuntamento in un posto della stazione dove lui la è andata a prendere l'altra volta. AMEN. Il dado è tratto, lo spaghetto ha vinto, il vitello tonnato è archiviato. Posso tornare a Tom, Paul e al mio thriller. Bzzzz, Bzzzz. Bzzzzz. Vibra l'altro cellulare. Mossa repentina da serpente predatore che mi distrae dalla lettura. Alzo lo sguardo. Sorriso stampato sulla faccia, posizione di intartarughimento schiacciata verso il finestrino. Voce bassa e mielosa con incipit "Ciao Stellina" poi bisbigli indistinti il cui grado di percezione auditiva aumenta coll'aumentare dello sferragliamento e diminuiscono col diminuire di questo.

Il fiato che esce comincia a diventare un intreccio di vischiose menzogne con le parole calme e udibili di prima. Sono risucchiata in un'altra dimensione. Sto arrivando alla stazione di Milano ma in realtà dalle parole di lui siamo appena partiti da Bologna, sapevo che gli spaghetti avevano trovato condimento con la trama del mio libro ed invece scopro che lui andrà a mangiare una pizza con un amico proprio lì. Si proprio lì, alla solita pizzeria. Ero convinta felicemente che stavolta le ferrovie dello Stato ce l'avevano fatta ed invece arriveremo alle dieci. Che domani se c'è bel tempo andremo tutti in gita ad un outlet per comprarti, si bambina, il vestito che cerchi.

Oh cielo. Sono davanti al fenomeno intrecci.

E la povera C... lo aspetta alla stazione, sotto la pioggia, col vitello tonnato in frigo e la pasta pronta per essere calata. Sospiro. Quante C...retine ci sono che fanno la spesa per il rientro del bene amato e quante S...irenone ci sono che andranno all'outlet domani? O quante S...tupide ingenue credono alla pizzeria e quante C...upide donnine impiattano stasera la pasta?

Gli intrecci.

Chi è chi? Chi ha fatto cosa? Cosa ha fatto a chi? Perchè chi ha fatto cosa? Quando il cosa è successo fra i chi? Il chi scoprirà chi? Quando chi scoprirà il perchè?

Gli intrecci sono così. Anche quelli di materie prime.
Per natura modulano la superficie, per nature fanno filtrare poca luce, per natura prendono polvere e la polvere rimane negli interstizi, per natura sono fatti da fibre che si incastrano e per natura non sai mai quando si cominciano ad intrecciare e non sai mai in cosa si trasformeranno, quel che è certo è che non c'è mai uno solo che intreccia e che nonostante il risultato sia sempre una trama fitta, si lavora sempre in silenzio. Dietro il silenzio delle bugie o delle omissioni di verità.

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